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La fine del Governo Prodi. Commedia o tragedia?

posted by Nicola Bellotti
venerdì, gennaio 25, 2008

Nessuno crede più nella politica, e francamente la cosa non mi stupisce. Mario Cervi sul Giornale scrive che alcuni politici “somigliano a quel principe di Casa Savoia che non finiva mai una guerra dalla stessa parte in cui l’aveva cominciata, e se finiva dalla stessa parte voleva dire che aveva cambiato casacca due volte”.

Una frase a commento dello spettacolo comico andato in scena ieri pomeriggio a Palazzo Madama, tra senatori dell’Udeur che tradivano il loro Governo, e altri dell’Udeur che tradivano quelli che stavano tradendo il Governo. Una commedia buffa, ma per gli italiani una vera tragedia.

Se pensiamo che il Senato è nato con Romolo (così vuole la tradizione), e che nel 509 a.C. durante la Repubblica Romana ha iniziato ad avere le funzioni che conserva ancora oggi, credo che ci si dovrebbe vergognare di come è stato ridotto il nostro Paese.

Siamo un Paese in cui tre cittadini su quattro non si fidano del Governo, e quattro cittadini su cinque non hanno fiducia nel Parlamento (fonte: Rapporto Italia 2008 dell’Eurispes). Chi può stupirsi del fatto che tra i giovani sotto i 30 anni questi dati siano ancora peggiori?

Mentre il peggior Governo della Repubblica (e lo dico non perché fosse di sinistra, ma perché era evidente dal primo giorno che non avrebbe potuto governare con le sue troppe anime contrastanti, e con un leader che non aveva la forza per tenere le redini del suo esecutivo) implodeva crollando rumorosamente in Senato, quello che più mi ha stupito è la quasi totale indifferenza della gente comune.
Si andrà al voto? Ci sarà un governo tencico? Berlusconi e Veltroni faranno un governissimo mettendo da parte i partitini? Arriverà super-Dini a salvare l’Italia?
La gente parla degli eventi politici al bar, commentando le notizie come stesse parlando dell’Inter, del Milan, della Velina che è andata a letto con il tal calciatore, o della nuova sparata di Beppe Grillo. E questa a mio avviso è la vera tragedia.

Ognuno di noi sa che la politica non ci migliorerà la vita. Anzi, siamo tutti qui a sperare che il governo che succederà a quello appena caduto (sia esso di destra o di sinistra) non peggiori troppo le cose.

Comunque finisca questa commedia, per ancora un po’ di tempo temo che ci sarà poco da ridere.

Il 3 gennaio partiranno le primarie per scegliere i candidati alla Casa Bianca, e il prossimo Presidente degli Stati Uniti. Dovremo attendere la fine dell’estate per sapere chi, nel novembre prossimo, sarà il candidato ufficiale dei Democratici e dei Repubblicani, ma intanto nulla ci vieta di fare congetture.

Personalmente sogno un confronto tra Barack Obama (Democratico) e Rudolph Giuliani (Repubblicano).

Obama è il populista di sinistra, è un uomo nuovo, piace all’anima progressista (che mal sopporta i Clinton) ed è un nero. Entusiasma le folle, e questo non è esattamente un bene visto che tra i Democratici esiste una sorta di maledizione che impedisce ai più “osannati” dalla gente di arrivare ad essere candidati.

Rudy Giuliani è il sindaco della New York dell’11 Settembre. E’ un uomo di polso ma anche di valori, legato alle tradizioni, ma rispettoso del pensiero altrui. Continua ad essere in testa nei sondaggi nazionali, anche se i suoi contendenti lo tallonano da vicino.

Tra gli altri spiccano:

Hillary Clinton (Democratica), in testa secondo i sondaggi nazionali con 18 punti su Obama, moglie del due volte Presidente Bill (figura ingombrante), moderata e pronta al compromesso.

Mike Huckabee (Repubblicano), il populista di destra, ex governatore dell’Arkansas. Essendo un pastore piace ai religiosi, in particolare nell’Iowa e nella Carolina del Sud.

John Edwards (Democratico), altro populista di sinistra, indietro di 30 punti su Hillary.

John McCain (Repubblicano), 71enne, pur con alti e bassi sembra in grado di infastidire Rudy.

Mitt Romney (Repubblicano), secondo nei sondaggi dietro all’ex sindaco di New York, piace all’elettorato repubblicano, pur senza essere mai risultato troppo convincente.

Tra sette litiganti, un ottavo sembra pronto a creare scompiglio. Michael Bloomberg, potrebbe presentarsi come indipendente alle prossime elezioni presidenziali. Ebreo, ricchissimo (il suo patrimonio personale è stimato in 4 miliardi di dollari), entrerà in competizione se dovessero emergere due candidati agli antipodi, come Mike Huckabee tra i repubblicani e Barack Obama o John Edwards tra i democratici. Secondo indiscrezioni potrebbe investire fino a un miliardo di dollari della sua fortuna per la campagna elettorale.