Stai sfogliando gli articoli di questo archvio - Nicola Bellotti 5.0 - per il periodo febbraio, 2008.

Archive for febbraio, 2008

“Comunico ai miei compatrioti, che in questi giorni mi hanno fatto un grande onore eleggendomi a membro del parlamento, che io non aspirerò nè accetterò – ripeto – non aspirerò nè accetterò la carica di Presidente del Consiglio di Stato e di comandante in capo”.
Dopo 49 anni al potere, con queste parole scritte sulla edizione elettronica di Granma, il dittatore cubano Fidel Castro ha annunciato ufficialmente oggi la sua rinuncia alla carica presidente di Cuba.

Fidel Alejandro Castro Ruz è stato nel bene e nel male uno dei più grandi personaggi del ventesimo secolo. E’ stato un brutale dittatore comunista che ha privato il suo popolo della libertà, ma al tempo stesso ha difeso Cuba dalle aggressioni interne ed esterne.

Si, perchè l’isola di Cuba non è mai stata veramente libera. I popoli nativi (Taino, Ciboney e Guanajatabey) sono stati spazzati via dopo l’arrivo di Cristoforo Colombo, nel 1492, e da li è iniziata la dominazione spagnola. Dopo due guerre d’indipendenza Cuba si è liberata dal giogo spagnolo, per finire subito occupata dagli Stati Uniti. La dominazione americana è durata formalmente poco (1902), tuttavia il popolo cubano non è mai libero nemmeno durante l’era repubblicana. Nel 1933 Fulgencio Batista ha preso il potere, trasformando la repubblica in una dittatura militare. Sono gli anni in cui Cuba diviene la capitale mondiale del gioco d’azzardo e della prostituzione (importando anche esponenti della mafia statunitense che in poco tempo si impadroniscono di alberghi, case da gioco e di prostituzione, sfruttando il turismo americano). I governi che si succedono sono corrotti e violenti, e il popolo è allo stremo.

Qui inizia la vera storia dell’avvocato Fidel Castro. Dopo un primo tentativo di insurrezione fallito (1953), e un periodo di reclusione, Castro viene esiliato in Messico. Qui organizza la lotta contro la dittatura di Batista, conosce il medico argentino Ernesto che Guevara De La Serna, e prepara la famosa spedizione del “Granma”. Tornato a Cuba impiega tre anni a costituire il piccolo esercito ribelle che, con il favore della popolazione, il 30 dicembre del 1958, nella battaglia di Santa Clara, riesce ad avere la meglio sull’esercito nazionale. Il 1 gennaio 1959 le colonne ribelli si dirigono verso la capitale senza incontrare alcuna resistenza e Fidel Castro entra a L’Avana l’8 gennaio insieme agli altri comandanti.

49 anni dopo i giornali di tutto il mondo versano litri di inchiostro per raccontare la fine politica di questo personaggio storico. Cuba non è ancora libera, e forse non lo sarà mai, ma nei miei tre viaggi non posso dire che sia rimasta immobile. Tutto sta cambiando, rapidamente ma in silenzio, in attesa di vedere – dopo mezzo secolo di ipotesi ed illazioni – come sarà il dopo-Castro.

Richmond, Virginia. Città che è stata la capitale della Confederazione Sudista. Città che è stata protagonista di episodi di razzismo fin dal tempo dei padri fondatori, da sempre roccaforte repubblicana (eccetto la vittoria di Lyndon Johnson nel 1964, la conservatrice Virginia dal 1952 ha sempre votato repubblicano), potrebbe dare il via libera ad un candidato nero come portabandiera dei democratici nella corsa alla Casa Bianca.

Barack Obama è super favorito, e si presenta con il favore dei sondaggi ad una delle batteglie più importanti della storia americana. L’istituto di sondaggi Mason-Dixon ha diffuso dati che indicano Obama in vantaggio su Hillary Clinton 53-37 in Virginia e 53-35 in Maryland.

Sul fronte repubblicano John McCain viene dato ampiamente favorito, ma l’ex governatore dell’Arkansas, Mike Huckabee, non si arrende.

Le prossime ore saranno decisive. E Hillary lo sa bene (tanto da finanziare la sua campagna con altri 5 milioni di dollari di tasca sua). Intanto il sindaco di New York, Michael Bloomberg (che da buon miliardario si paga tutte le campagne da sé), resta alla finestra a guardare… pronto a stupire tutti con un colpo di scena.