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Archive for luglio, 2009
L’incidente di Felipe Massa e la missione del giornalista
Sfogliando “Il Secolo XIX” e i quotidiani di oggi non ho potuto evitare di imbattermi nella fotografia del pilota di F1 Felipe Massa con il cranio sfondato e lo sguardo allucinato. Sbandierata in prima pagina, questa foto mi ha colpito come un cazzotto alla bocca dello stomaco. Ho provato lo stesso fortissimo disagio di quando, in Messico, criticavo i quotidiali locali per avere pubblicato in prima pagina le foto del corpo di due turisti, massacrati da spietati assassini, a colpi di machete.
In quelle foto si indugiava con la macabra soddisfazione di chi ha le foto dello scoop, sugli organi esposti, sulle carni violentate, sulle ossa martoriate.
Allora come oggi mi chiedo dove debba fermarsi il giornalista. Dove il diritto/dovere di informare i lettori si scontri con il senso di umana pietà per i familiari delle vittime, che oltre al dolore per la perdita dei propri cari debbano leggere i racconti strazianti, rivivere ogni istante di dolore, osservare nei minimi dettagli i fotogrammi che ritraggono il triste evento.
Molte volte ho affrontato questo tema con una delle mie più care amiche, Susanna Pasquali, direttore di questa testata giornalistica e vera professionista della carta stampata. Io, che giornalsta non sono, le ho posto spesso i miei dubbi di lettore appassionato. Quando i suoi colleghi indugiavano sui dettagli più intimi di come siano stati trovati i corpi delle vittime di terribili incidenti stradali. Ogni volta che i giornali condannavano un imputato prima che lo facesse la giustizia, sbattendo il mostro in prima pagina. Tutte le volte in cui un titolo, una frase o una fotografia urtavano la mia sensibilità , immaginando quando questo “cazzotto alla bocca dello stomaco” potesse fare esponenzialmente male ai parenti dei protagonisti delle loro storie.
Il lavoro del giornalista, mi ha spiegato Susanna, è come una missione. I lettori devono essere informati, senza alcun tipo di censura, nel rispetto delle norme che regolano la “libertà di stampa”. Il giornalista non è uno psicologo, e non può scrivere un articolo pesando ogni parola e calibrandola sulla diversa sensibilità del vasto panorama di lettori. In più, aggiungo io, il giornalista è un ingranaggio in un meccanismo più grande: il suo lavoro, il suo stipendio, quello dei colleghi di redazione, sono strettamente legati alle vendite del giornale, alle regole di marketing e alla necessità di vincere ogni giorno qualche piccola guerra, portando a casa lo scoop.
Susanna probabilmente ha ragione. Ed è per questo che, nonostante io abbia scritto quasi 3.000 articoli negli ultimi tre anni, non ho mai chiesto all’Ordine dei Giornalisti di poter diventare pubblicista. Non che io non lo desideri. Trovo il lavoro del giornalista uno dei più interessanti ed importanti dell’era in cui viviamo. Tuttavia non credo di poter accettare le regole del gioco.
Ho scelto di investire su progetti editoriali legati all’intrattenimento proprio per poter dormire sereno la notte. Parlare di arte, cultura, spettacoli, gossip, musica, non può nuocere ad alcuno. Quando, tuttavia, da editore del magazine Piacenza Night, ho preteso che non venisse pubblicata la notizia dell’arresto di un amico ho fatto arrabbiare moltissimo i ragazzi della redazione. Ho fatto un torto alla “missione” del giornalista. Ho permesso alla concorrenza di “darci un buco” e di attaccarci duramente, sapendo di essere nel torto. Non lo avrei mai preteso, se si fosse trattato di una sentenza passata in giudicato, ma di fronte alla notizia di un arresto e di una indagine ho preferito non sferrare l’ennesima coltellata al cuore di una famiglia. Ho assunto su di me qualsiasi responsabilità in merito, specificando che la mia redazione avrebbe fatto una scelta diversa dalla mia.
In quel caso ho scelto che il mio magazine non sferrasse il famoso “cazzotto alla bocca dello stomaco”. Oggi, sfogliando i quotidiani, avrei preferito che sul caso del giovane pilota della Ferrari fosse stata presa la setssa decisione.
Beppe Grillo candidato alle primarie del Pd. Roba da morire dal ridere
Beppe Grillo questa volta vuole far ridere sul serio. L’annuncio è arrivato dalle pagine del suo famoso blog. Quel blog – secondo lui – libero, rivoluzionario, aperto e democratico. Lo stesso blog – secondo me – dove Grillo non si è mai degnato di dare una risposta diretta ai suoi interlocutori, specialmente a chi non la pensava come lui.
“Beppe Grillo si candida alle primarie del Pd”. Questo si legge su quello stesso blog dal quale aveva spesso tuonato che non si sarebbe “mai e poi mai candidato al Parlamento”.
Come farà , povero Grillo, qualora riuscisse a prendere in mano il timone del Partito Democratico e – come di norma accade ai leader di partito – venisse eletto a Montecitorio, a sopportare il puzzo di quelle deputate definite “zoccole” e di quei deputati con la fedina penale sporca che lui vorrebbe tutti a casa indipendentemente dalle ragioni della macchia. Ma… un momento! Come ricorda Mannucci in un articolo sul quotidiano “Il Tempo”, anche Beppe Grillo a questo punto sarebbe costretto ad auto decapitarsi, dal momento che la sua pedina è macchiata da un “omicidio colposo plurimo” (per via di un tragico incidente stradale). Sono certo, però, che con la sua loquela da Azzecca-garbugli e grazie al suo moderno “latinorum” fatto di boria e astuzia, riuscirebbe a convincermi che non avevo capito bene le sue parole…
Beppe Grillo si propone di colmare il vuoto di idee della sinistra italiana, e lo fa proclamandosi “il successore di gente del calibro di Franceschini, Fassino e Veltroni”. “Dalla morte di Enrico Berlinguer nella sinistra c’è il Vuoto,” scrive Grillo. “Un Vuoto di idee, di proposte, di coraggio, di uomini. Una sinistra senza programmi, inciucista, radicata solo nello sfruttamento delle amministrazioni locali”. “Il mio programma sarà quello dei Comuni a Cinque Stelle a livello nazionale, la restituzione della dignità alla Repubblica con l’applicazione delle leggi popolari di Parlamento Pulito e un’informazione libera con il ritiro delle concessioni televisive di Stato ad ogni soggetto politico, a partire da Silvio Berlusconi. Temi troppo duri per le delicate orecchie di un Rutelli e di un Chiamparino”.
Ricordiamoci, però, che il Beppe Grillo attento all’ecologia è lo stesso Beppe Grillo che su una tv locale, in veste di imbonitore, promuoveva il “biowashball”, una sorta di palla da infilare in lavatrice senza detersivo (che tutti i test di laboratorio hanno definito “nient’altro che acqua calda”). Lo stesso Beppe Grillo che, con i suoi 4 milioni di euro di reddito all’anno (dai del 2005), girava in Ferrari (ma ora l’ha venduta) e se la spassava sulla sua barca.
La notizia di Beppe Grillo candidato alle primarie del Pd, però, temo sia solo una boutade pubblicitaria per il suo liberissimo blog. Grillo, infatti, non è un aderente al Pd, e di fatto non può correre per le primarie. Peccato… ci sarebbe stato davvero da ridere.














