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Archive for settembre, 2009
Una volta tanto parliamo d’amore. Benedetto XVI preoccupato per la famiglia sotto assedio
Benedetto XVI ha parlato in questi giorni ai vescovi della Conferenza episcopale del Brasile e nel suo discorso si è soffermato sul concetto di famiglia ai giorni nostri. Parlando di divorzio e di coppie di fatto il Santo Padre ha focalizzato l’attenzione sul disagio dei figli che vivono “uno stato di fragilità in cui si consuma il dramma di chi è privato dell’appoggio del padre”.
La famiglia allargata, ha aggiunto, “fa sì che la maggior parte dei bambini di queste famiglie si sentano orfani non perchè sono figli senza padri ma perchè sono figli con troppi padriâ€. E tutto questo, ha affermato, genera “conflitti e confusioni interne†e porta i bambini a maturare un’idea alterata di famiglia che per la sua precarietà può in qualche modo essere assimilata alla convivenza.
La cosa che più mi ha colpito dell’intervento di Benedetto XVI è emersa quando il tema si è spostato sul concetto di convivenza. Secondo il Papa questa nasce da un sentimento di “individuale soggettività †che porta con sè “premesse di fragilità e di incostanzaâ€. Le persone che convivono, secondo il Santo Padre, vengono “illuse e sedotte da stili di vita frutto del relativismoâ€.
Sono parole dure e coraggiose che, certamente, riceveranno più critiche che cenni di approvazione.
Eppure anche gli atei e chi professa credi differenti non può negare che, oggi, la famiglia non sia più quella istituzione forte e marmorea in grado di reggere la società . La mia generazione e quella precedente sono cresciute convinte che la “libertà ” (di fare ciò che ci pare) fosse il bene più grande per l’uomo. Siamo cresciuti convinti che l’amore (o meglio la versione hollywoodiana dell’amore) sia l’obiettivo a cui ognuno di noi deve puntare.
Ci aspettiamo che le nostre storie d’amore debbano essere tutte come la scena finale di una commedia romantica, congelate sul bacio da lieto fine per l’eternità . Questo, tuttavia, non è l’amore su cui può essere costruita una famiglia.
Mi torna in mente un celebre aforisma di Pierre-Marc-Gaston de Lévis: “il segno che non si ama più lo si ha quando i sacrifici cominciano a costare; il segno che si ama poco lo si ha quando ci si accorge di farne”.
Le parole di Benedetto XVI, che tanto faranno arrabbiare i suoi delatori, sono un richiamo a riconsiderare il proprio concetto di amore. L’uomo ideale non scende vestito di azzurro da un destriero bianco, ma è disposto a compiere sacrifici per il futuro della propria famiglia. La donna ideale non è quella che riesce a sembrare una scolaretta 18enne a dispetto dello scorrere del tempo, bensì quella che riesce a tenere salde le redini del rapporto di coppia.
Costruire una famiglia costa sacrificio. Molto. Se non si è disposti a compiere sacrifici, se si rinuncia ad affrontare i problemi (ed il dolore che ne consegue), vivendo nella convinzione che da qualche parte possa esistere un partner migliore con il quale vivere un eterno lieto fine hollywoodiano, credo davvero che non si possa arrivare a comprendere quello che ha provato a spiegare il Papa.
Marito e moglie – secondo qualunque rito sponsale, compresi quelli laici – sono chiamati ad essere complementari. Sono due persone che portano a pienezza il coniuge (e nello stesso tempo anche se stessi) proprio per il fatto di trovarsi inseriti uno nell’altro.
E’ per questo che l’amore o è per sempre o non è amore.
Anche l’Europa assolve Mario Placanica. Il Carabiniere agì per legittima difesa contro Carlo Giuliani
Riguardo l’incidente al G8 di Genova del 2001 in cui ha perso la vita Carlo Giuliani, la Corte Europea dei Diritti dell’Uomo ha finalmente messo un punto fermo in una vicenda che ha diviso l’Italia. Il Carabiniere Mario Placanica ha agito per legittima difesa, e la sua è stata solo una risposta a quello che ha percepito come un reale e imminente pericolo per la sua vita e per quella dei colleghi, bloccati insieme a lui nel defender a Piazza Alimonda.
Questa sentenza riporta tutti alla realtà dei fatti.
Primo, Carlo Giuliani non era un martire della libertà , come alcuni hanno sostenuto per anni (c’era chi voleva intestargli una strada o una piazza), ma solo un ragazzo che con un estintore in mano cercava di aggredire un Carabiniere mentre una moltitudine di manifestanti violenti accerchiava l’auto di servizio.
Secondo, il Carabiniere Mario Placanica, la cui vita è stata rovinata da questo episodio, e che una parte della sinistra italiana si è divertita a dipingere come un assassino senza scrupoli, è assolto da ogni responsabilità .
La sentenza di Strasburgo ha tuttavia attribuito all’Italia la colpa di una cattiva pianificazione e di una gestione inopportuna delle operazioni di ordine pubblico, costringendo il nostro Paese a risarcire con 40.000 euro i familiari del defunto. Su questo aspetto della sentenza mi interrogo da giorni.
Il Governo non è riuscito ad evitare che esplodesse la violenza, e per questo è legittimo pensare che l’Italia possa essere punita. Ma il risarcimento in sede civile dei familiari di Giuliani è a mio avviso in contrasto con la realtà dei fatti. Parliamoci chiaro: Giuliani aveva un estintore in mano e lo stava scagliando in faccia ad un Carabiniere. Non è scivolato su una buccia di banana mentre manifestava pacificamente, ma è stato l’artefice principale del proprio tragico destino.














