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Archive for ottobre, 2009
Una parte della sinistra italiana (quella forcaiol-editorial-giustizialista) sogna un mondo più giusto, dove vigili l’occhio attento del Nuovo Ministero della Cultura Popolare
Il Minculpop (Ministero della Cultura Popolare) in seno al Governo Italiano del Regno d’Italia aveva il compito di controllare e organizzare la propaganda del fascismo. “Il ministero,” recita Wikipedia, “aveva l’incarico di controllare ogni pubblicazione, sequestrando tutti quei documenti ritenuti pericolosi o contrari al regime e diffondendo i cosiddetti ordini di stampa (o veline) con i quali s’impartivano precise disposizioni circa il contenuto degli articoli, l’importanza dei titoli e la loro grandezza. Più in generale, questo ufficio, si occupava della propaganda, quindi non solo controllo della stampa”.
Una parte della sinistra italiana, quella che non sopporta che altri possano avere idee differenti dalle proprie, quella che osanna Beppe Grillo o Marco Travaglio, quella che sogna un Antonio Di Pietro che – ovviamente in piazzale Loreto – riesca ad appendere per i piedi il Premier Silvio Berlusconi, quella che grida alla “libertà di stampa perduta”, in realtà sogna la riaffermazione in grande stile del Minculpop.
Vi immaginate se questi signori fossero al potere? Il nuovo Minculpop prenderebbe subito possesso della tv di stato, pagata con i soldi di tutti, per fare propaganda secondo i propri interessi?
Nell’anno zero di questo mondo nuovo, in prima serata, magari il giovedì sera, il Minculpop metterebbe forse un giornalista di regime, contornato da una platea di ospiti tutti schierati dalla stessa parte, per demonizzare gli avversari, naturalmente senza contraddittorio, possibilmente con insulti e calunnie a go-go.
Per non dare troppo nell’occhio, il Minculpop darebbe un ruolo chiave ad un intrattenitore apparentemente defilato e distaccato, ma in grado di fare informazione di regime come si deve. Uno capace di mettere le frasi scomode in bocca agli ospiti (opportunamente preparati) per poi fingere di dissociarsi. Ogni sabato, indipendentemente dal… tempo che fa, le famiglie rimarrebbero incollate alla tv.
Nella squadra del Minculpop non potrebbe mancare una giornalista un po’ snob che, dall’alto del suo pulpito, educhi le masse alla morale di stato. Una che ai tempi dell’inquisizione si sarebbe trovata a proprio agio, grazie alla granitica fede nel giustizialismo più forcaiolo. Una donna fredda e lucida, che avrebbe resistito all’era glaciale, e fronteggiato senza paura le invasioni barbariche.
Per fortuna questi signori non sono al potere. E, ringraziando il cielo, queste trasmissioni faziose, schierate a senso unico e pagate con i soldi di tutti non esistono… vero?
Abortista seriale interrompe 15 gravidanze in 17 anni. Felice e contenta scrive pure un bel libro
Si definisce un’abortista seriale la donna americana di 40 anni che ha interrotto 15 gravidanze in 17 anni. Irene Vilar, così si chiama la protagonista di questa vicenda, non lo ha fatto per necessità , per povertà o per ignoranza, ma solo per fare un dispetto al primo marito che le diceva spesso “avere bambini uccide il desiderio sessuale”.
La Vilar ha scritto un libro dal titolo: “Impossibile Motherhood: Testimony of an Abortion Addict”, letteralmente “Maternità impossibile: la testimonianza di una donna dipendente dall’aborto”.
Il testo ha portato alla donna una montagna di soldi e popolarità , e ha diviso l’opinione pubblica americana.
E’ difficile parlare di aborto. Io sono convinto, anche in quanto cattolico, che si tratti di un omicidio legalizzato; tuttavia sono perfettamente consapevole che esistano situazioni in cui per una donna è molto difficile, doloroso e drammatico portare a termine una gravidanza.
Vorrei che su questo tema, così difficile da trattare, parlassero i grandi uomini che ci hanno preceduto. Ho trovato alcune citazioni interessanti su un sito web (sandrodiremigio.com) che mi hanno fatto pensare. Ve le riporto, come spunto di riflessione da condividere.
Mahatma Gandhi ha pronunciato una frase storica sul tema: “Mi sembra chiaro come la luce del giorno che l’aborto è un crimine”. Papa Giovanni Paolo II, nella sua “Evangelium Vitae”, ha detto: “L’aborto procurato è l’uccisione deliberata e diretta, comunque venga attuata, di un essere umano nella fase iniziale della sua esistenza, compresa tra il concepimento e la nascita”. Pier Paolo Pasolini, nel 1975, ha scritto: “Sono traumatizzato della legalizzazione dell’aborto perchè la considero, come molti, una legalizzazione dell’omicidio”.
Si può decidere laicamente di girare la testa dall’altra parte, ma chiunque abbia visto un’ecografia sa che il feto è una vita a tutti gli effetti. Nel momento stesso del concepimento la “vita in potenza” diventa “vita in atto”. Pochi giorni dopo un minuscolo cuore comincia a pulsare. A dieci settimane tutti gli organi del bambino sono formati.
Mentre la Vilar si gode i proventi del suo libro, Papa Benedetto XVI sull’Osservatore Romano scrive: “E’ necessario aiutare tutte le persone a prendere coscienza del male intrinseco del crimine dell’aborto che, attentando contro la vita umana al suo inizio, è anche un’aggressione contro la società stessa”.
Rivolgendosi alle donne che hanno praticato un aborto Giovanni Paolo II, con la sua dolce fermezza, ha scritto: “Un pensiero speciale vorrei riservare a voi, donne che avete fatto ricorso all’aborto. La Chiesa sa quanti condizionamenti possono aver influito sulla vostra decisione, e non dubita che in molti casi s’è trattato d’una decisione sofferta, forse drammatica. Probabilmente la ferita nel vostro animo non s’è ancor rimarginata. In realtà , quanto è avvenuto è stato e rimane profondamente ingiusto. Non lasciatevi prendere, però, dallo scoraggiamento e non abbandonate la speranza. Sappiate comprendere, piuttosto, ciò che si è verificato e interpretatelo nella sua verità . Se ancora non l’avete fatto, apritevi con umiltà e fiducia al pentimento: il Padre di ogni misericordia vi aspetta per offrirvi il suo perdono e la sua pace nel sacramento della Riconciliazione. Vi accorgerete che nulla è perduto e potrete chiedere perdono anche al vostro bambino, che ora vive nel Signore. Aiutate dal consiglio e dalla vicinanza di persone amiche e competenti, potrete essere con la vostra sofferta testimonianza tra i più eloquenti difensori del diritto di tutti alla vita. Attraverso il vostro impegno per la vita, coronato eventualmente dalla nascita di nuove creature ed esercitato con l’accoglienza e l’attenzione verso chi è più bisognoso di vicinanza, sarete artefici di un nuovo modo di guardare alla vita dell’uomo”.
In Italia si pratica un aborto ogni circa 4 minuti. Stiamo parlando di circa 370 al giorno. Nel 1983 nel nostro Paese si praticavano 234.000 interruzioni di gravidanza ogni anno, mentre nel 2004 sono scese a 136.700. In tutto il mondo si pratica un aborto ogni secondo, pari a circa 46 milioni all’anno.
Il fatto che una donna possa vantarsi di avere usato l’aborto come metodo contraccettivo, o che abbia ucciso 15 feti per far dispetto al marito, o che qualcuno compri questo libro… mi lascia davvero scioccato.
FONTE: Dal sito web http://www.sandrodiremigio.com/
Le mutilazioni genitali alle bambine africane vengono praticate anche a casa nostra
La vice presidente del Senato, Emma Bonino, in una campagna dell’Associazione radicale “Non c’é pace senza giustizià “, ha richiesto che entro l’anno l’Assemblea generale dell’Onu metta al bando le mutilazioni genitali femminili.
L’orrenda pratica che prevdere la mutilazione dei genitali delle bambine in età pre-adolescenziale è praticata anche in Italia, in particolar modo in quattro regioni: Emilia-Romagna, Lombardia, Lazio e Veneto. Sono circa 110.000 le donne residenti in Italia ad avere subito queste pratiche aberranti, il 4,2% delle quali è rappresentato da bambine e adolescenti con meno di 17 anni che subiscono la mutilazione nel nostro Paese.
Secondo i dati dell’Oms (Organizzazione mondiale della sanità ) tra i 100 e i 140 milioni di bambine, ragazze e donne nel mondo hanno subito mutilazioni genitali.
Il problema va affrontato senza nascondere la testa sotto la sabbia, o peggio riparandosi dietro al rispetto per le “differenze di cultura”. A Piacenza, in Italia e nel mondo questa mostruosità va combattuta ed abolita, a vari livelli e con il coinvolgimento di tutti: Parlamento, Enti Locali e soprattutto informando e coinvolgendo la società civile.
Nell’immediato, però, non va dimenticato il dramma vissuto da chi ha già subito questo tipo di violenza. “C’é un problema sanitario immediato,” ha spiegato Elisabetta Belloni, direttrice dell’Unità di Crisi del Ministero degli Affari Esteri, “ma anche le conseguenze sono drammatiche. E’ un dovere morale far sì che quelle donne che hanno subito le violazioni possano riconquistare uno standard di vita più accettabile”.














