Stai sfogliando gli articoli di questo archvio - Nicola Bellotti 5.0 - per il periodo dicembre, 2009.

Archive for dicembre, 2009

Mancano pochi giorni a Natale, e in ufficio ricevo molti biglietti d’auguri da parte dei miei clienti e dei miei fornitori. Mi deprime constatare come anche in Italia si sia ormai diffusa la pratica di non menzionare la parola “Natale” negli auguri… di Natale.

Già da anni dagli Stati Uniti ricevo fastidiosi messaggi tipo “Happy Holidays” o “Season Greetings”. E’ la prima volta, invece, che anche le aziende italiane (fortunatamente solo una minima parte) omettono la parola Natale dai loro messaggi.

Negli USA e in molti paesi europei non si legge più “Merry Christmas” nei grandi magazzini e nei centri commerciali. Anche il gioviale “Merry Xmas!” è stato bandito. E’ politicamente scorretto. Chissà mai che qualcuno possa sentirsi offeso dal fatto che i cristiani osino festeggiare il Natale, che è appunto una festa cristiana.

Sto scrivendo questo editoriale seduto al tavolo di un bar del centro di Milano. Per fortuna entrando alla Rinascente, sono stato accolto da un bellissimo “Buon Natale!”. Speriamo che questo baluardo non si lasci intimidire dalla banda del politicamente corretto. Trovo insulso, superficiale e ipocrita che il mondo stia cancellando una splendida celebrazione cristiana, che inneggia alla gioia e invita alla fraternità, tramutandola nella festa di Babbo Natale, dei regali, del consumismo sfrenato, del panettone, delle corse dell’ultimo minuto a reperire un regalo, dei rincari fatti ad hoc, delle fregature dietro l’angolo, dei pacchi ordinati su internet che non arriveranno in tempo, delle libagioni sfrenate, ecc.

Credetemi, non voglio fare il bigotto. La festa piace anche a me, così come mi piace sedermi a tavola circondato dagli affetti, abbuffandomi di anolini e zampone. Adoro le città illuminate a festa e l’albero di Natale mi emoziona più del Presepe.

Tuttavia, vi prego, se mi volete bene e desiderate farmi gli auguri… scrivetemi un semplice “Buon Natale”. E al diavolo questi sterili, ipocriti e superficiali auguri di “buone vacanze invernali”.

Oggi, a Milano, hanno colpito al volto il Presidente del Consiglio del mio Paese, con un pugno o con un oggetto. Silvio Berlusconi è caduto a terra, sanguinando copiosamente dalla bocca e dal naso, ed è stato trasportato con urgenza all’ospedale San Raffaele per accertamenti.

Come ha dichiarato Pier Luigi Bersani, leader dell’opposizione, si tratta di “un gesto inqualificabile che va fermamente condannato”, o meglio – come suggerisce Umberto Bossi – “un atto di terrorismo” diretta conseguenza di un “clima pesante che si avvertiva da tempo”.

Il ministro della difesa Ignazio La Russa ha detto parole gravi e importanti, che condivido pienamente. “Quando si fanno le manifestazioni non per un partito ma contro una persona e si incita all’odio questo è il risultato. Questo è il frutto della politica dell’odio”. Secondo il ministro, “siamo sull’orlo del baratro”.

Rivedendo in tv le immagini del premier del mio Paese, un uomo di 73 anni, accasciarsi a terra sanguinante con il volto stranito, non so perché ma provo un senso di vergogna, e… non riesco a cancellare dalla mia mente le parole di Antonio Di Pietro.

Penso al leader dell’Italia dei Valori (quali valori?) e alla sua faccia mentre dichiara, a commento dell’episodio di violenza contro Berlusconi, quanto riportato dal quotidiano Il Messaggero: “Berlusconi con i suoi comportamenti e il suo menefraghismo istiga alla violenza. Condivido le rimostranze dei cittadini che ogni giorno vedono un premier che tiene bloccato il Parlamento per fare leggi che servono a lui e soltanto a lui, mentre milioni di cittadini perdono il lavoro e faticano ad arrivare a fine mese”.

In pratica, se Di Pietro non avesse premesso di essere “contro la violenza” (e chi non lo è, almeno pubblicamente), qualcuno avrebbe potuto leggere soddisfazione nelle sue parole. In fondo, parafrasando il leader dell’Idv, il criminale che ha aggredito il Presidente del Consiglio italiano ha combattuto per liberare l’Italia da colui il quale “tiene bloccato il Parlamento per fare leggi che servono a lui e soltanto a lui, mentre milioni di cittadini perdono il lavoro e faticano ad arrivare a fine mese”.

Come fa una persona che, come me, ama l’Italia a non provare vergogna? Nemmeno di fronte all’aggressione del nostro Presidente riusciamo ad evitare comportamenti e dichiarazioni incivili. Ma che razza di persone ci rappresentano? Ma che razza di bestie siamo diventati?