Il mio lavoro. Portare la tua idea al successo comunicando in modo efficace.
Archive for marzo, 2010
Pierluigi Bersani alla resa dei conti. Per i veltroniani l’esito delle elezioni e’ stato disastroso
Le elezioni regionali si sono concluse e lo scenario attuale ritrae un’Italia in cui al centrodestra vanno 11 regioni (Piemonte, Lombardia, Veneto, Friuli-Venezia-Giulia, Lazio, Molise, Abruzzo, Campania, Calabria, Sicilia e Sardegna) e al centrosinistra 7 regioni (Emilia-Romagna, Toscana, Liguria, Marche, Umbria, Puglia, Basilicata).
Con la sconfitta imprevista in Lazio e Piemonte, i leader del Partito Democratico fedeli a Veltroni e a Franceschini si sono presentati al vertice dei big per la resa dei conti con Bersani e D’Alema e per chiedere a gran voce un cambio di rotta.
Malgrado il centrodestra di Berlusconi si presentasse a queste elezioni indebolito nei sondaggi ed appesantito dalla figuracca fatta di fronte al Paese per via delle liste, per il centrosinistra l’esito di quste elezioni – a detta di Veltroni – è stato “disastroso”. Il suo braccio destro Walter Verini ha fornito un’analisi spietata. Oggi il Pd è “ininfluente al Nord e residuale nel Sud”.
L’area vicina a Franceschini ha presentato al leader Bersani due conticini della serva. Il Pd è sotto il risultato delle europee di circa mezzo punto, fermo al 26%. “Ma di quale avanzata parliamo?” hanno chiesto al segretario in Transatlantico.
Carlo Bertini su “La Stampa” riporta anche le dichiarazioni dell’ex segretario. “Ora serve una correzione di rotta”, ha dichiarato Franceschini, “perché puoi abbandonare un progetto ambizioso e scegliere la politica del quieto vivere con tutti, ma se non ti porta risultati allora bisogna tornare al progetto originario per cui è nato il Pd: un partito che parli al Paese, che non appalti il consenso ad altri facendosi condizionare da coalizioni disomogenee”.
Dal canto suo Veltroni rifiuta di fare processi, ma non sottovaluta quello che lui stesso definisce “un risultato elettorale così grave”. “Sarebbe sbagliato identificare l’astensionismo solo con la rabbia,” ha spiegato, “c’è anche gente sfiduciata perché non vede un’alternativa credibile a Berlusconi”.
Pierluigi Bersani si è difeso strenuamente, spalleggiato da Massimo D’Alema. “Non canto vittoria, ma non siamo neanche sconfitti. A gennaio nessuno avrebbe scommesso su un sette a sei,” ha dichiarato. “È falso poi che siamo scomparsi al Nord. Il voto alla Lega è un voto contro Berlusconi”.
Sarà … ma guardando la cartina dell’Italia il Pd sembra confinato nelle sole regioni storicamente rosse. E anche qui ci sono risultati che meritano un’attenta lettura. In Emilia-Romagna, per esempio, Vasco Errani ha vinto con il 52,06% dei voti, quando cinque anni fa fu eletto presidente con il 62,7% dei voti.
GF10. Mauro Marin, moderno Taschino, piace perchè è uno di noi
Il “matto”, o “giullare”, era l’unico a potersi prendere gioco del Re. Pensate a “Re Lear”, la tragedia scritta intorno al 1606 da William Shakespeare, e ancor più a “Fool”, il bestseller di Christopher Moore che racconta la medesima vicenda dal punto di vista del buffone.
Nella rilettura di Moore, il giullare, Taschino, sembra il personaggio meno influente a corte. Tuttavia è in grado di manovrare tutta l’azione di nascosto, manipolando le figlie di Re Lear e i loro mariti, e ottenendo alla fine una sorta di giustizia.
Mauro Marin è stato il vero “matto” del Grande Fratello. In questa decima edizione il reality si è confermato il più seguito in Italia, con una media del 27,52% di share. Ci ha accompagnato per più di 4 mesi, con ben 20 puntate di prime time, per un totale di 134 giorni e oltre 3.200 ore di diretta tv. E il salumiere è stato sempre l’indiscusso protagonista.
Il nostro “matto” non si è mai finto un santo. Non ha mai sprecato lacrime. Il ventinovenne trevigiano ha superato senza difficoltà gli altri tre finalisti (Giorgio, Cristina e Alberto) perché fuori dalla Casa poteva contare su un vero e proprio esercito di fans, pronti a battersi per lui.
In un articolo pubblicato recentemente su “Panorama”, il movimento dei “mauriani” viene paragonato a quello che ha sostenuto e portato alla vittoria il Presidente degli Stati Uniti, Barack Obama. Stesse tecniche, stesso utilizzo consapevole di internet. Stessa popolarità , nata dal basso, dal popolo… e impossibile da controllare.
Mauro Marin ha conquistato il pubblico perché è uno di noi. Con uno spirito goliardico e scanzonato da italiano medio (che non si prende troppo sul serio, specialmente mentre partecipa ad un gioco), contando su un’intelligenza non comune, il salumiere ha portato a casa il bottino finale di 250.000 euro ed ha dichiarato: “con questi soldi ci pago il mutuo. Sogno di comprare un piccolo salumificio dalle mie parti”.













