Stai sfogliando gli articoli di questo archvio - Nicola Bellotti 5.0 - per il periodo aprile, 2010.

Archive for aprile, 2010

Gianfranco Fini è uno degli ultimi esemplari di ”uomo politico”. Al pari di Massimo D’Alema, ha una grande preparazione e una invidiabile capacità dialettica, ma diversamente dal suo avversario ha saputo tenere insieme un partito per decenni, stringendo saldamente in mano le redini (e il frustino). Con la confluenza di An nel Pdl, però, ha dovuto accettare di non essere più il capo. Un gradino più in alto di lui, sul trono, ha accettato di far sedere il suo storico alleato Silvio Berlusconi. Temporaneamente…

Dopo la vittoria alle elezioni politiche, scegliendo il ruolo istituzionale di Presidente della Camera dei deputati, Fini si è dovuto inventare ogni tanto qualche polemica per conquistare le pagine dei giornali. Lui, da vero uomo politico, sa che – per continuare a contare – un leader non può rinunciare ad ”esistere”.

Tutti sanno che Gianfranco Fini e i suoi fedelissimi si aspettavano una disfatta per il Pdl alle recenti elezioni regionali. Con un risultato negativo avrebbero potuto rimescolare le carte, puntando alla leadership, ma soprattutto a conquistare qualche poltrona in più. E’ evidente, infatti, che la battaglia interna al Pdl non riguarda ideali, valori e programmi, ma semplicemente poltrone e potere.

Ai tempi della fusione, Berlusconi e Fini si erano accordati di dividersi i posti chiave in modo proporzionato: 70 a 30. Ma il 30% di finiani, negli anni, si è avvicinato un po’ troppo al Cavaliere.

In ogni caso, il Pdl e la Lega Nord hanno stravinto le regionali, e il piano dei secessionisti è andato in malora. A questo punto, immagino, a Fini devono essere saltati i nervi. Come ogni cavallo di razza non ci sta a rimanere troppo a lungo nei box. Così, di scaramuccia in scaramuccia, siamo arrivati allo scontro in diretta con il premier Berlusconi e alla fatidica conta.

Ecco l’errore madornale che non mi sarei mai aspettato da un politico come Fini. Una delle regole cardine della politica italiana è ”non andare mai alla conta se non si ha la certezza di vincere”. Si è visto come è andata a finire. Gli ex generali di An, dal momento che la loro sopravvivenza politica non è più stata legata alle redini e al frustino di Re Gianfranco, gli hanno preferito Berlusconi.

Quando lui ha chiesto un sostegno per andare contro il Premier, si è ritrovato solo… con il classico cerino in mano.

Nessuno mette in discussione il lavoro di medici e volontari che fanno capo ad Emergency. Questa premessa è doverosa andando a trattare un argomento così delicato, e soprattutto apprestandomi a criticare Gino Strada e il suo atteggiamento a mio avviso sempre meno opportuno.

In Afghanistan sono stati arrestati tre medici italiani, accusati di avere legami con Quetta Shura (la dirigenza talebana in esilio). Il portavoce del governatorato di Helmand, Daoud Ahmadi, ha confermato che nell’incursione presso il centro ospedaliero incriminato sono stati trovai esplosivi, fra cui bombe a mano, cinture esplosive e alcune armi, nascoste in casse di medicinali, e che si stava indagando su queste persone da oltre un mese.

Il deus ex machina di Emergency ha sempre avuto il brutto vizio di voler fare il politico a tutti i costi, dimenticandosi di quanto il suo ruolo sia delicato. In questi giorni, dopo l’arresto da parte delle autorità afghane di alcuni esponenti di Emergency, accusati di avere favorito l’attività di alcuni terroristi, Gino Strada ha dichiarato: “Ce l’ho con quel governo (si riferisce a quello afgano, n.d.r.) sostenuto pure dall’Italia. Ma pure con le forze militari occidentali dell’Isaf che hanno partecipato a questa manovra contro di noi. Mi sembra chiaro che stanno tutti cooperando per mandarci via. Vogliono che ce ne andiamo. Vogliono che Emergency si levi di mezzo”. E poi ha aggiunto: “il governo italiano in Afghanistan conta come il due di picche quando la briscola è fiori”.

Anche io stento a credere che medici italiani, che rischiano la vita per anni in zone di guerra, accettino di partecipare ad un complotto per attentare alla vita del governatore della provincia di Helmand, Gulab Mangal. Tuttavia la reazione di Gino Strada è inopportuna e pericolosa per la vita stessa dei tre operatori. Il suo peccato originale è quello di non essere in grado di separare, nemmeno in situazioni critiche come questa, il suo ruolo di medico, leader di Emergency, dal suo desiderio di partecipare al dibattito politico contro Berlusconi.

Insomma, da un lato Emergency che ha sempre rivendicato con orgoglio la propria indipendenza dalle autorità italiane vorrebbe essere neutrale (”è una struttura neutrale,” ha sempre detto Gino Strada, “non abbiamo armi, curiamo chiunque ne abbia bisogno senza guardare in faccia nessuno”); dall’altro si preoccupa di richiedere l’intervento della Farnesina senza rinunciare ad attaccarla in conferenza stampa, complicandone il lavoro diplomatico.

Il Ministro degli Esteri Frattini ha spiegato che la Farnesina è attiva in prima linea per cercare di liberare i volontari italiani che secondo le autorià locali avrebbero confessato di avere tenuto nascosti in ospedale armi ed esplosivi appartenenti ai ribelli. “Prego con tutto il cuore che quelle accuse non siano vere,” ha dichiarato il Ministro, “prego con tutto il cuore da italiano perché l’idea che possano essere degli italiani per i quali anche una parte di quelle accuse siano vere mi fa rabbrividire: quando vi sono accuse gravi bisogna accertare la verità“.

Frattini ha giustamente precisato con le autorità locali che Emergency e “i medici italiani in stato di fermo lavoravano in una struttura umanitaria non riconducibile alle attività finanziate dalla cooperazione italiana”. E’ la sacrosanta verità, predicata quotidianamente dal medico Gino Strada.

Ma il politico Gino Strada non ci sta. “La Farnesina non può tirarsi fuori. Il ministero deve intervenire per far immediatamente rilasciare i nostri operatori,” ha dichiarato attaccando il governo italiano che “in Afghanistan conta come il due di picche quando la briscola è fiori”.

Per il bene dei nostri operatori arrestati, il medico Gino Strada dovrebbe convincere il suo alter ego politico a contare fino a dieci prima di aprire bocca.