Stai sfogliando gli articoli di questo archvio - Nicola Bellotti 5.0 - per il periodo agosto, 2010.

Archive for agosto, 2010

Premetto che ho un iPad, per cui quando sento Steve Jobs e i suoi seguaci dire che “Adobe Flash è sempre più vicino alla tomba” mi sento un po’ preso per i fondelli. Navigando con Safari, il browser presente su iPad, più della metà dei siti che incontro sono penalizzati dall’assenza di Flash, alcuni in modo gravissimo.

Ma lasciamo perdere la mia opinione. Passiamo a snocciolare un po’ di dati, per capire se davvero per Adobe Flash è iniziato il countdown finale.

Dai dati più recenti pubblicati in questi giorni da Millward Brown, una delle organizzazioni mondiali più affidabili in materia di ricerche di mercato, risulta che oltre 3.000.000 di professionisti nel mondo (agenzie di comunicazione, web designer, software house, ecc.) stanno sviluppando applicativi in Flash, con una crescita di oltre un terzo rispetto al 2007. Se tutte queste aziende investono nella tecnologia di Adobe, senza lasciarsi scoraggiare dalle politiche della Mela, ci sarà un motivo.

Inoltre Flash Player è installato ed utilizzato sul 99% dei dispositivi (desktop, notebook, palmari, tablet pc, smartphone, ecc.) presenti sul mercato nei paesi sviluppati. Il nostro amico iPad è relegato in quel triste 1% di dispositivi su cui Flash non gira.

Ecco un po’ di tabelle per i più puntigliosi.

Lo scorso fine settimana ho letto un piccolo capolavoro che mi permetto di suggerirvi. Mi riferisco a “Neve di primavera”, un romanzo del famoso scrittore giapponese Yukio Mishima, del 1968.

La storia è ambientata nel Giappone del primo ‘900, contaminato dallo stile e dalla cultura occidentale, ma ancora radicato nelle sue tradizioni. I protagonisti di questo romanzo sono Kiyoaki Matsugae, un giovane aristocratico, bellissimo e tremendamente complesso, un po’ immaturo e timoroso di essere sopraffatto dai sentimenti, e la splendida Satoko Ayakura di cui si innamora. Spettatore attivo della vicenda è Shigekuni Honda, uno studente di diritto che pretende di spiegare tutto con la razionalità, protagonista anche delle opere successive che completeranno la saga, amico fraterno e coscienza di Kiyoaki.

“Neve di Primavera” è, infatti, il primo capitolo della quadrilogia “Il mare della fertilità“, considerata il capolavoro e il testamento di Mishima. Si, perché lo scrittore si tolse la vita in diretta televisiva con il suicidio rituale (seppuku), al culmine dell’occupazione simbolica del Ministero della Difesa nipponico, appena dopo avere consegnato al suo editore l’ultimo capitolo della sua opera più matura.

Spesso travisato in Europa e osteggiato in patria per le sue idee politiche, Yukio Mishima (il cui vero nome è Hiraoka Kimitake – 平岡公å¨) è stato universalmente apprezzato per lo stile elegante e coinvolgente, e per la teatralità delle sue opere.

Prima di uccidersi, dal cornicione del Ministero della Difesa Giapponese gridò: “vediamo il Giappone sprofondare nel più assoluto silenzio dello spirito, la prosperità gli ha dato alla testa. Stiamo per restituirgli la sua immagine e moriremo facendolo. E’ possibile che vi accontentiate di vivere in un mondo in cui lo spirito è morto?”.
Con Mishima si tolse la vita lo studente Morita, che insieme al grande scrittore compose per l’occasione “Le poesie d’addio al mondo”.

Prima brina, oggi, per il guerriero che tante volte si è indurito al suono della spada sfoderata.
Non importa cadere. Prima di tutto. Prima di tutti. E’ proprio del fior di ciliegio cadere nobilmente in una notte di tempesta.
Oggi, nel giorno atteso, a conoscere quello che è racchiuso nel mio cuore, che da tempo ha giurato, sarà la sola tempesta?
Ah, l’amor di patria che brucia come il fuoco! Esso durerà fin quando avrò la forza di non distogliere lo sguardo da Sua Maestà Perenne.
Tra una nuvola e l’altra cade bianca la neve. E’ il cuore della poesia che canta il Fujiyama la vera via del guerriero. Non fa differenza combattere da leone o tigre. Se è per la patria, anche la vita del guerriero e’ accolta tra gli dei.

Questa ossessione per la morte, questa lucida analisi di come il Giappone stava cambiando rinunciando a parte della sua storia e delle sue tradizioni, l’incapacità dell’autore di lasciarsi andare all’amore e di vivere pienamente la sessualità (si dice fosse omosessuale) permeano le opere di Mishima ed in particolare il ciclo di romanzi che si apre con ”Neve di Primavera”.

Noi italiani ci siamo sempre vantati di due cose: della mitica frase “italians do it better” e della nostra cucina, ricca di sapori, varia e soprattutto sana. Da alcuni mesi, però, leggiamo notizie davvero inquietanti.

Ovunque compaiono “mozzarelle blu” contaminate da un pericoloso batterio, prodotte in Germania e spacciate per italiane in modo da confondere il consumatore. A Codogno è spuntata persino la mozzarella con il morbillo, caratterizzata da simpatici pois rossi. Una donna di 74 anni è morta dopo avere acquistato e mangiato un piatto di pasta al forno. Nel Bellunese una povera famiglia ha dovuto fare i conti con un pollo fluorescente. A Livorno il latte è diventato celeste. Ad Olbia una donna ha scoperto che la sua ricotta era diventata rossa come un peperone. A Piacenza nelle mense scolastiche è stato servito salume con salmonella…

Non si può negare che qualcosa, nel Paese del mangiar sano, stia rapidamente cambiando. Nonostante l’intensificarsi dei controlli dei Nas e il costante impegno dei Carabinieri, chi metterebbe la mano sul fuoco a garanzia della qualità degli alimenti che arrivano sulla nostra tavola? Metà dei miei amici ha sofferto di gastroenterite in questi mesi estivi, e i medici dicono che i casi sono numerosissimi.

Perché ci vengono propinati alimenti sempre più schifosi? La questione è semplice. La GDO strozza i produttori; l’industria, che diversamente dagli artigiani riesce a reggere nel sistema imposto dalla GDO, punta a ridurre all’osso i costi e a massimizzare i profitti. I controlli diventano sempre più approssimativi e la qualità ne fa le spese.

Volete un esempio? Tutti sanno che la produzione di latte è più alta in inverno che in estate, mentre il consumo di mozzarella è più alto in estate che in inverno. Nei mesi freddi il prezzo del latte di bufala registra una perdita di 20 centesimi a litro.
Per recuperare questi 20 centesimi il Consorzio a tutela della mozzarella di bufala campana D.O.P. vorrebbe legittimare l’uso di latte congelato, infischiandosene del fatto che il prodotto ci rimetterebbe in termini di freschezza, sapore e genuinità.

Questa è la logica che sta rovinando i sapori autentici italiani. Il nostro Paese deve farsi baluardo della buona e sana alimentazione in Europa e nel mondo, incentivando le produzioni artigianali e punendo severamente ogni speculazione ai danni del consumatore.

Alcune sono state censurate perché ingannevoli o fuorvianti. Altre, la maggior parte, perché i riferimenti sessuali utilizzati per promuovere un prodotto sono stati ritenuti troppo espliciti. Altre ancora non sono arrivate al grande pubblico perché esprimevono concetti sgradevoli, in grado di urtare la sensibilità di un gruppo, un’etnia, un’associazione, una chiesa. Le più fortunate sono apparse per pochi giorni sui cartelloni delle grandi città, prima di essere imbiancate in tutta fretta.

Sto parlando delle pubblicità censurate, emerse dall’oblio grazie alla Grande Rete, che tutto vede e tutto può. Rimbalzando di blog in blog, da YouTube a Flickr, le pubblicità che il mondo non avrebbe dovuto vedere sono ora di dominio pubblico.

In alcuni casi si tratta di idee davvero divertenti, che vale la pena riscoprire per il talento creativo che esprimono. Non erano adatte al loro scopo, forse, ma possono essere esposte – e addirittura celebrate – proprio per il loro spirito ribelle.

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