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Archive for febbraio, 2012
900 scimmie pronte per essere vivisezionate. Una strage da evitare
Arrivano dalla Cina e sono circa un migliaio. Sono scimmie destinate ad essere vivisezionate nei laboratori della Harlan (Correzzana), una multinazionale che conduce esperimenti per conto di università , ospedali e aziende farmaceutiche di tutto il mondo. Ma come è possibile che un simile massacro possa avvenire in Italia? “La vivisezione sui primati nel nostro Paese,” ha spiegato al quotidiano La Repubblica Paolo Mocavero, presidente dell’associazione Cento per cento animalisti, “è molto restrittiva, ma le normative vengono regolarmente aggirate con autorizzazioni di veterinari compiacenti”.
Le 900 scimmie arriveranno a Monza in lotti da 150 “pezzi” alla volta, come se fossero oggetti inanimati. Sappiamo tutti che quello della vivisezione è un business da milioni di euro e che in Italia più di 3.000 animali al giorni vengono fatti a pezzi in nome della scienza. Ma siamo sicuri che nel 2012 la sperimentazione non possa essere effettuata in altri modi? Siamo riusciti a clonare esseri viventi e non riusciamo a fare esperimenti senza massacrare 900 scimmiette?
Per approfondire l’argomento, provate a leggere <a href=’http://www.novivisezione.org/intro/vivisezione_nascosta.htm’ target=’_blank’>questa pagina</a>. Qualcuno può dire che “I Diari di Michelle Rokke” rappresentino solo una delle possibili “campane”. E’ possibile. Tuttavia quello che è documentato in questo libro è atroce e non tollerabile.
Crisi. La Grecia è salva e l’Europa ritrova la strada di casa
Sono uno di quelli che spera, in futuro, di diventare cittadino degli “Stati Uniti d’Europa”, senza rinunciare al mio essere italiano. I padri fondatori dell’Europa hanno siglato le prime alleanze sulla base di piani concreti per l’aiuto reciproco. Trattati che si sono fatti più complessi e articolati nel tempo, ma che continuano ad essere alla base di tutto. Senza “principio di solidarietà tra popoli europei” non ci sarebbe nulla. Ecco perché credo che questa notte l’Europa, varando il piano di aiuti per la Grecia, abbia di fatto ritrovato la strada di casa e la propria identità .
Immagino che nelle 12 interminabili ore di riunione, si siano confrontate le due anime della UE. Quella che avrebbe preferito sostenere le economie forti lasciando sprofondare la Grecia nel baratro, e quella che ritiene che la crisi vada affrontata restando uniti. L’Eurogruppo ha trovato il coraggio di dare fiducia ad un popolo in difficoltà , la cui classe politica ha commesso più di un errore, ma che paga anche il prezzo delle forti speculazioni finanziarie sul debito pubblico effettuate da altri Paesi.
Con i 110 miliardi di euro già stanziati nel 2010 con il primo programma di aiuti, la cifra totale sale a 240 miliardi. Il primo ministro greco Luca Papademos in conferenza stampa si è dichiarato molto soddisfatto dell’accordo raggiunto (anche se ha dovuto incassare una sorta di commissariamento permanente della troika Ue-Bce-Fmi). Per il premier italiano Mario Monti e’ la prova che ”l’Europa e’ anche in grado di funzionare”. Non posso dargli torto.
Grecia in crisi. Dov’è l’Europa? Giusto pretendere il rigore. Sbagliato abbandonare una popolazione al suo destino
Siamo tutti d’accordo sul fatto che le speculazioni finanziarie sono una delle cause scatenanti di questa crisi a livello globale? Se la risposta è si, bisognerebbe indagare a fondo su chi ha fatto profitto sul debito pubblico della Grecia. Perché oggi è facile per l’Europa chiedere rigore e gettare benzina sul fuoco, tutelando le economie forti e voltando le spalle ad un popolo che è parte integrante del nostro progetto di “Unione”. Non saremo mai gli “Stati Uniti d’Europa” se chiudiamo gli occhi di fronte alle difficoltà di una popolazione, dimenticando che la solidarietà dovrebbe essere la pietra su cui si fondano le più importanti alleanze internazionali.
Oggi il presidente della Repubblica greca, Karolos Paoulias, si è scagliato contro il ministro delle Finanze tedesco Wolfgang Schaeuble, che ha invocato un “Mario Monti” anche per la Grecia. “Non posso accettare che il signor Schaeuble insulti il mio Paese,” ha commentato. “Chi è lui per insultare la Grecia?”. La risposta è arrivata dal presidente Jean Claude Juncker, che ha dichiarato: “la Grecia ha fatto molto, ma resta altro lavoro da fare”. Per Juncke sono tuttavia “necessarie altre considerazioni, sul rafforzamento della sorveglianza”. In parole povere significa che l’Europa terrà la Grecia appesa al filo degli aiuti. “I greci andranno al voto e bisogna assicurarsi che anche dopo queste elezioni il programma venga applicato”, sono le parole espresse oggi dal Ministero delle Finanze tedesco. E il modo più semplice per avere garanzie da tutti i partiti greci è tenerli appesi alla promessa degli aiuti, rimandando le decisioni.
Mentre i politici tedeschi e francesi giocano a braccio di ferro con la Grecia, Atene brucia e anche oggi due persone hanno tentato di uccidersi in modo eclatante, per protestare, per far capire al mondo che la crisi, quella vera, la vivono le persone comuni sulla loro pelle.
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Il bluff del taglio dello stipendio dei parlamentari. Non è vero niente
Il vicepresidente della Camera dei Deputati, Rocco Buttiglione, ieri ha annunciato in pompa magna la riduzione dello stipendio dei deputati “di 1.300 euro lordi”, pari a circa 700 euro netti. Abbiamo analizzato un po’ meglio la decisione adottata ieri dalla Camera scoprendo che in realtà si tratta di “fumo negli occhi”. Come rivelano le tabelle pubblicate dalla Commissione Giovannini, i parlamentari italiani si trovano ogni mese circa 16.000 euro lordi in tasca. Con le nuove normative e in base al passaggio al sistema contributivo per i vitalizi dei deputati e le pensioni dei dipendenti, i nostri parlamentari avrebbero messo in tasca 1.300 euro lordi al mese in più rispetto a prima.
La Camera ha semplicemente deciso di rinunciare a questo “aumento di stipendio”. I deputati hanno avuto almeno il pudore, in questo periodo di crisi, di non mettersi altri soldi in tasca temendo, forse, che gli italiani avrebbero preso torce e forconi organizzando un moto rivoluzionario.
Anche per Vanity Fair la notizia è solo un bluff. “Un taglio agli stipendi dei parlamentari? Macché”, scrive il noto magazine. “Bastano pochi calcoli per capire la portata (praticamente nulla) della decisione adottata ieri dalla Camera (…) Le cose stanno diversamente”.
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