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Volgari, ingannevoli, choc. Le pubblicitĂ censurate riemergono grazie al web
Alcune sono state censurate perchĂ© ingannevoli o fuorvianti. Altre, la maggior parte, perchĂ© i riferimenti sessuali utilizzati per promuovere un prodotto sono stati ritenuti troppo espliciti. Altre ancora non sono arrivate al grande pubblico perchĂ© esprimevono concetti sgradevoli, in grado di urtare la sensibilitĂ di un gruppo, un’etnia, un’associazione, una chiesa. Le piĂą fortunate sono apparse per pochi giorni sui cartelloni delle grandi cittĂ , prima di essere imbiancate in tutta fretta.
Sto parlando delle pubblicitĂ censurate, emerse dall’oblio grazie alla Grande Rete, che tutto vede e tutto può. Rimbalzando di blog in blog, da YouTube a Flickr, le pubblicitĂ che il mondo non avrebbe dovuto vedere sono ora di dominio pubblico.
In alcuni casi si tratta di idee davvero divertenti, che vale la pena riscoprire per il talento creativo che esprimono. Non erano adatte al loro scopo, forse, ma possono essere esposte – e addirittura celebrate – proprio per il loro spirito ribelle.
Montami… a costo zero. Superare il limite con la pubblicitĂ
Oggi torniamo a parlare di pubblicitĂ . Per chi non avesse mai fatto un giro sul blog di Selvaggia Lucarelli, eccovi un link utile, tanto per iniziare. La Lucarelli è una delle poche donne dello star system dotata di autoironia, e nei suoi scritti fa davvero morire dal ridere. In uno dei suoi ultimi post, la suddetta autrice ha pubblicato i poster 6×3 di due campagne pubblicitarie davvero singolari, entrambe accumunate da un uso “velato” di metafore a sfondo sessuale.
“Montami… a costo zero” è il raffinato slogan scelto da un’azienda che si occupa di fotovoltaico (come? non l’avevate capito?). La scritta ben si accompagna alla figura di una donna, naturalmente nuda, in posizione “more ferarum“, come dicevano i latini.
Per pareggiare il conto, come suggerisce la Lucarelli, abbiamo il poster pubblicitario di una compagnia di navigazione, dove una coppia di maschioni a petto nudo si copre il viril membro con due pietanze dall’aspetto fallico. Lo slogan, anche qui raffinatissimo, recita: “BabĂ o Cannolo?”
Ho sempre sostenuto che il “buon senso” sia la chiave di ogni strategia di marketing. In questo caso è mancata anche un certa dose di “buon gusto”. PerchĂ© se è vero che pubblicitĂ come queste possono rimanere impresse facilmente ed attirare la curiositĂ degli utenti, è altrettanto vero che trascineranno con sĂ© due effetti inevitabili:
- il messaggio, eccessivamente volgare, può trasmettere un’immagine negativa all’azienda pubblicizzata. Ciò che è “volgare” può urtare certe sensibilitĂ ; inoltre è spesso associato all’idea di “sporco” e “non professionale”.
- l’espressione del messaggio, eccessivamente forte, può sovrastarne il contenuto. Molti ricorderanno questi poster, ma pochissimi terranno in mente il nome dell’azienda promossa.
























