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Pierluigi Bersani alla resa dei conti. Per i veltroniani l’esito delle elezioni e’ stato disastroso
Le elezioni regionali si sono concluse e lo scenario attuale ritrae un’Italia in cui al centrodestra vanno 11 regioni (Piemonte, Lombardia, Veneto, Friuli-Venezia-Giulia, Lazio, Molise, Abruzzo, Campania, Calabria, Sicilia e Sardegna) e al centrosinistra 7 regioni (Emilia-Romagna, Toscana, Liguria, Marche, Umbria, Puglia, Basilicata).
Con la sconfitta imprevista in Lazio e Piemonte, i leader del Partito Democratico fedeli a Veltroni e a Franceschini si sono presentati al vertice dei big per la resa dei conti con Bersani e D’Alema e per chiedere a gran voce un cambio di rotta.
Malgrado il centrodestra di Berlusconi si presentasse a queste elezioni indebolito nei sondaggi ed appesantito dalla figuracca fatta di fronte al Paese per via delle liste, per il centrosinistra l’esito di quste elezioni – a detta di Veltroni – è stato “disastroso”. Il suo braccio destro Walter Verini ha fornito un’analisi spietata. Oggi il Pd è “ininfluente al Nord e residuale nel Sud”.
L’area vicina a Franceschini ha presentato al leader Bersani due conticini della serva. Il Pd è sotto il risultato delle europee di circa mezzo punto, fermo al 26%. “Ma di quale avanzata parliamo?” hanno chiesto al segretario in Transatlantico.
Carlo Bertini su “La Stampa” riporta anche le dichiarazioni dell’ex segretario. “Ora serve una correzione di rotta”, ha dichiarato Franceschini, “perché puoi abbandonare un progetto ambizioso e scegliere la politica del quieto vivere con tutti, ma se non ti porta risultati allora bisogna tornare al progetto originario per cui è nato il Pd: un partito che parli al Paese, che non appalti il consenso ad altri facendosi condizionare da coalizioni disomogenee”.
Dal canto suo Veltroni rifiuta di fare processi, ma non sottovaluta quello che lui stesso definisce “un risultato elettorale così grave”. “Sarebbe sbagliato identificare l’astensionismo solo con la rabbia,” ha spiegato, “c’è anche gente sfiduciata perché non vede un’alternativa credibile a Berlusconi”.
Pierluigi Bersani si è difeso strenuamente, spalleggiato da Massimo D’Alema. “Non canto vittoria, ma non siamo neanche sconfitti. A gennaio nessuno avrebbe scommesso su un sette a sei,” ha dichiarato. “È falso poi che siamo scomparsi al Nord. Il voto alla Lega è un voto contro Berlusconi”.
Sarà … ma guardando la cartina dell’Italia il Pd sembra confinato nelle sole regioni storicamente rosse. E anche qui ci sono risultati che meritano un’attenta lettura. In Emilia-Romagna, per esempio, Vasco Errani ha vinto con il 52,06% dei voti, quando cinque anni fa fu eletto presidente con il 62,7% dei voti.
Silvio Berlusconi vs. Veronica Lario… E intanto Dario Franceschini vede la luce in fondo al tunnel
Non c’è da stupirsi se del possibile divorzio di un premier parli mezzo mondo. Quando Nicolas Sarkozy, il presidente francese, divorziò dalla moglie per gettarsi tra le braccia di Carla Bruni alimentò pettegolezzi per mesi e mesi. Della vicenda personale tra Silvio Berlusconi e la moglie Veronica Lario non parlerei se non fosse che qualcuno ha accusato il premier di “farsela con le ragazzine”.
“Ero alla Fiera del mobile vicino Milano. Dal mio comando dell’elicottero mi dicono che si stava avvicinando un forte temporale e per questo ho deciso di partire prima”. Così Berlusconi ha ripercorso a Porta a Porta le tappe che lo hanno portato alla festa di compleanno di una 18enne, Noemi, a Casoria. “Avevo un’ora di anticipo, sono arrivato presto a Napoli e mi è stato riferito che c’era una riunione familiare per il compleanno di Noemi in un ristorante a tre minuti dall’aeroporto di Capodichino. Sono arrivato con otto auto al seguito, sembrava un funerale… poi ci sono stati applausi a non finire e io ho fatto foto con il papà , la mamma, i nonni, gli zii e i parenti della ragazzi e con tutta l’equipe di cuochi e camerieri”.
Non sembra certamente una vicenda tanto segreta e scabrosa da provocare un divorzio. Eppure Veronica Lario ha sfruttato questo evento per dare ai giornali la notizia della sua volontà di chiedere il divorzio. “Non posso stare con un uomo che frequenta le minorenni,” ha dichiarato.
“Veronica dovrà chiedermi scusa pubblicamente,” si è lamentato il premier Berlusconi. “E non so se basterà . È la terza volta che in campagna elettorale mi gioca uno scherzo di questo tipo”.
Difatti, checché ne dica il suo leader, la valanga Veronica regala al Pd una speranza cui aggrapparsi. “Pubblicamente,” scrive il Sole 24 Ore, “nessun dirigente del principale partito di opposizione dice una parola sull’argomento”. “Tra moglie e marito non mettere il dito”, motteggia Dario Franceschini, ” e poi ogni italiano si sarà già fatto un’opinione senza bisogno di commenti politici”. “Ma l’affaire, che esplode fragorosamente proprio nel giorno in cui il Sole 24 Ore pubblica un sondaggio pesantissimo per il Pd, che non solo lo dà al 26% con un Pdl oltre il 40%, ma che soprattutto analizza la perdita di consenso del centrosinistra nelle fasce sociali che una volta erano il suo zoccolo duro (a partire proprio dagli operai), rappresenta per il partito di Dario Franceschini una sorta di luce in fondo al tunnel”.
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Aggiungo a questo post una riflessione dell’amico Antonio Palmieri, uno dei più grandi esperti di comunicazione politica nel nostro Paese.
“Ieri sera a Ballarò,” scrive Palmieri, “Franceschini ha perentoriamente richiesto coerenza tra comportamenti privati e pubblici degli uomini politici. E’ la nuova frontiera di una campagna elettorale che loro stanno davvero americanizzando, usando pesantemente, per la prima volta in Italia, uno degli aspetti più deleteri delle campagne all’americana: fomentare pesanti insinuazioni sulla moralità personale dell’avversario e buttargli fango addosso, cercando di screditarlo agli occhi dei cittadini”.













