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	<title>Nicola Bellotti 5.0 &#187; Massimo D&#8217;Alema</title>
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	<description>Strategia e creativita. Fotografia. Romanzi fantasy. Editoriali ed opinioni.</description>
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		<title>Fini ha voluto fare la conta e si è trovato solo, con il classico cerino in mano</title>
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		<pubDate>Mon, 26 Apr 2010 08:28:35 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Nicola Bellotti</dc:creator>
				<category><![CDATA[Editoriali su Piacenza Night]]></category>
		<category><![CDATA[Gianfranco Fini]]></category>
		<category><![CDATA[Massimo D'Alema]]></category>
		<category><![CDATA[Pdl]]></category>
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		<description><![CDATA[Gianfranco Fini è uno degli ultimi esemplari di  &#8221;uomo politico&#8221;. Al pari di Massimo D&#8217;Alema, ha una grande  preparazione e una invidiabile capacità dialettica, ma diversamente dal  suo avversario ha saputo tenere insieme un partito per decenni,  stringendo saldamente in mano le redini (e il frustino). Con la  confluenza di [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><span style="color: #000000;">Gianfranco Fini è uno degli ultimi esemplari di  &#8221;uomo politico&#8221;. Al pari di Massimo D&#8217;Alema, ha una grande  preparazione e una invidiabile capacità dialettica, ma diversamente dal  suo avversario ha saputo tenere insieme un partito per decenni,  stringendo saldamente in mano le redini (e il frustino). Con la  confluenza di An nel Pdl, però, ha dovuto accettare di non essere più il  capo. Un gradino più in alto di lui, sul trono, ha accettato di far  sedere il suo storico alleato Silvio Berlusconi. Temporaneamente&#8230;</span></p>
<p>Dopo la vittoria alle elezioni politiche, scegliendo il ruolo  istituzionale di Presidente della Camera dei deputati, Fini si è dovuto  inventare ogni tanto qualche polemica per conquistare le pagine dei  giornali. Lui, da vero uomo politico, sa che &#8211; per continuare a contare &#8211;  un leader non può rinunciare ad &#8221;esistere&#8221;.</p>
<p>Tutti sanno che Gianfranco Fini e i suoi fedelissimi si aspettavano una  disfatta per il Pdl alle recenti elezioni regionali. Con un risultato  negativo avrebbero potuto rimescolare le carte, puntando alla  leadership, ma soprattutto a conquistare qualche poltrona in più. E&#8217;  evidente, infatti, che la battaglia interna al Pdl non riguarda ideali,  valori e programmi, ma semplicemente poltrone e potere.</p>
<p>Ai tempi della fusione, Berlusconi e Fini si erano accordati di  dividersi i posti chiave in modo proporzionato: 70 a 30. Ma il 30% di  finiani, negli anni, si è avvicinato un po&#8217; troppo al Cavaliere.</p>
<p>In ogni caso, il Pdl e la Lega Nord hanno stravinto le regionali, e il  piano dei secessionisti è andato in malora. A questo punto, immagino, a  Fini devono essere saltati i nervi. Come ogni cavallo di razza non ci  sta a rimanere troppo a lungo nei box. Così, di scaramuccia in  scaramuccia, siamo arrivati allo scontro in diretta con il premier  Berlusconi e alla fatidica conta.</p>
<p>Ecco l&#8217;errore madornale che non mi sarei mai aspettato da un politico  come Fini. Una delle regole cardine della politica italiana è &#8221;non  andare mai alla conta se non si ha la certezza di vincere&#8221;. Si è visto  come è andata a finire. Gli ex generali di An, dal momento che la loro  sopravvivenza politica non è più stata legata alle redini e al frustino  di Re Gianfranco, gli hanno preferito Berlusconi.</p>
<p>Quando lui ha chiesto un sostegno per andare contro il Premier, si è  ritrovato solo&#8230; con il classico cerino in mano.</p>
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		<title>Pierluigi Bersani alla resa dei conti. Per i veltroniani l&#8217;esito delle elezioni e&#8217; stato disastroso</title>
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		<pubDate>Wed, 31 Mar 2010 08:19:41 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Nicola Bellotti</dc:creator>
				<category><![CDATA[Editoriali su Piacenza Night]]></category>
		<category><![CDATA[Carlo Bertini]]></category>
		<category><![CDATA[Dario Franceschini]]></category>
		<category><![CDATA[La Stampa]]></category>
		<category><![CDATA[Lega Nord]]></category>
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		<category><![CDATA[Pier Luigi Bersani]]></category>
		<category><![CDATA[Silvio Berlusconi]]></category>
		<category><![CDATA[Valter Veltroni]]></category>
		<category><![CDATA[Walter Verini]]></category>

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		<description><![CDATA[Le elezioni regionali si sono concluse e lo scenario attuale ritrae un&#8217;Italia in cui al  centrodestra vanno 11 regioni (Piemonte, Lombardia, Veneto,  Friuli-Venezia-Giulia, Lazio, Molise, Abruzzo, Campania, Calabria,  Sicilia e Sardegna) e al centrosinistra 7 regioni (Emilia-Romagna,  Toscana, Liguria, Marche, Umbria, Puglia, Basilicata).
Con la sconfitta imprevista in Lazio e Piemonte, i [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Le elezioni regionali si sono concluse e lo scenario attuale ritrae un&#8217;Italia in cui al  centrodestra vanno 11 regioni (Piemonte, Lombardia, Veneto,  Friuli-Venezia-Giulia, Lazio, Molise, Abruzzo, Campania, Calabria,  Sicilia e Sardegna) e al centrosinistra 7 regioni (Emilia-Romagna,  Toscana, Liguria, Marche, Umbria, Puglia, Basilicata).</p>
<p>Con la sconfitta imprevista in Lazio e Piemonte, i leader del Partito  Democratico fedeli a Veltroni e a Franceschini si sono presentati al  vertice dei big per la resa dei conti con Bersani e D’Alema e  per chiedere a gran voce un cambio di rotta.</p>
<p>Malgrado il centrodestra di Berlusconi si presentasse a queste elezioni  indebolito nei sondaggi ed appesantito dalla figuracca fatta di fronte  al Paese per via delle liste, per il centrosinistra l&#8217;esito di quste  elezioni &#8211; a detta di Veltroni &#8211; è stato &#8220;disastroso&#8221;. Il suo braccio  destro Walter Verini ha fornito un&#8217;analisi spietata. Oggi il Pd è  &#8220;ininfluente al Nord e residuale nel Sud&#8221;.</p>
<p>L&#8217;area vicina a Franceschini ha presentato al leader Bersani due  conticini della serva. Il Pd è sotto il risultato delle europee di circa  mezzo punto, fermo al 26%. &#8220;Ma di quale avanzata parliamo?&#8221; hanno  chiesto al segretario in Transatlantico.</p>
<p>Carlo Bertini su &#8220;La Stampa&#8221; riporta anche le dichiarazioni dell&#8217;ex  segretario. &#8220;Ora serve una correzione di rotta&#8221;, ha dichiarato  Franceschini, &#8220;perché puoi abbandonare un progetto ambizioso e scegliere  la politica del quieto vivere con tutti, ma se non ti porta risultati  allora bisogna tornare al progetto originario per cui è nato il Pd: un  partito che parli al Paese, che non appalti il consenso ad altri  facendosi condizionare da coalizioni disomogenee&#8221;.</p>
<p>Dal canto suo Veltroni rifiuta di fare processi, ma non sottovaluta  quello che lui stesso definisce &#8220;un risultato elettorale così grave&#8221;.  &#8220;Sarebbe sbagliato identificare l’astensionismo solo con la rabbia,&#8221; ha  spiegato, &#8220;c’è anche gente sfiduciata perché non vede un’alternativa  credibile a Berlusconi&#8221;.</p>
<p>Pierluigi Bersani si è difeso strenuamente, spalleggiato da Massimo  D&#8217;Alema. &#8220;Non canto vittoria, ma non siamo neanche sconfitti. A gennaio  nessuno avrebbe scommesso su un sette a sei,&#8221; ha dichiarato. &#8220;È falso  poi che siamo scomparsi al Nord. Il voto alla Lega è un voto contro  Berlusconi&#8221;.</p>
<p>Sarà&#8230; ma guardando la cartina dell&#8217;Italia il Pd sembra confinato nelle  sole regioni storicamente rosse. E anche qui ci sono risultati che  meritano un&#8217;attenta lettura. In Emilia-Romagna, per esempio, Vasco  Errani ha vinto con il 52,06% dei voti, quando cinque anni fa fu eletto  presidente con il 62,7% dei voti.</p>
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