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Una parte della sinistra italiana (quella forcaiol-editorial-giustizialista) sogna un mondo più giusto, dove vigili l’occhio attento del Nuovo Ministero della Cultura Popolare
Il Minculpop (Ministero della Cultura Popolare) in seno al Governo Italiano del Regno d’Italia aveva il compito di controllare e organizzare la propaganda del fascismo. “Il ministero,” recita Wikipedia, “aveva l’incarico di controllare ogni pubblicazione, sequestrando tutti quei documenti ritenuti pericolosi o contrari al regime e diffondendo i cosiddetti ordini di stampa (o veline) con i quali s’impartivano precise disposizioni circa il contenuto degli articoli, l’importanza dei titoli e la loro grandezza. Più in generale, questo ufficio, si occupava della propaganda, quindi non solo controllo della stampa”.
Una parte della sinistra italiana, quella che non sopporta che altri possano avere idee differenti dalle proprie, quella che osanna Beppe Grillo o Marco Travaglio, quella che sogna un Antonio Di Pietro che – ovviamente in piazzale Loreto – riesca ad appendere per i piedi il Premier Silvio Berlusconi, quella che grida alla “libertà di stampa perduta”, in realtà sogna la riaffermazione in grande stile del Minculpop.
Vi immaginate se questi signori fossero al potere? Il nuovo Minculpop prenderebbe subito possesso della tv di stato, pagata con i soldi di tutti, per fare propaganda secondo i propri interessi?
Nell’anno zero di questo mondo nuovo, in prima serata, magari il giovedì sera, il Minculpop metterebbe forse un giornalista di regime, contornato da una platea di ospiti tutti schierati dalla stessa parte, per demonizzare gli avversari, naturalmente senza contraddittorio, possibilmente con insulti e calunnie a go-go.
Per non dare troppo nell’occhio, il Minculpop darebbe un ruolo chiave ad un intrattenitore apparentemente defilato e distaccato, ma in grado di fare informazione di regime come si deve. Uno capace di mettere le frasi scomode in bocca agli ospiti (opportunamente preparati) per poi fingere di dissociarsi. Ogni sabato, indipendentemente dal… tempo che fa, le famiglie rimarrebbero incollate alla tv.
Nella squadra del Minculpop non potrebbe mancare una giornalista un po’ snob che, dall’alto del suo pulpito, educhi le masse alla morale di stato. Una che ai tempi dell’inquisizione si sarebbe trovata a proprio agio, grazie alla granitica fede nel giustizialismo più forcaiolo. Una donna fredda e lucida, che avrebbe resistito all’era glaciale, e fronteggiato senza paura le invasioni barbariche.
Per fortuna questi signori non sono al potere. E, ringraziando il cielo, queste trasmissioni faziose, schierate a senso unico e pagate con i soldi di tutti non esistono… vero?
Annozero. Michele Santoro talmente fazioso da far inorridire addirittura Lucia Annunziata
Il Corsera Magazine, in un articolo di Matteo Corsini, definisce la trasmissione di Michele Santoro “una pagliacciata degna del grande Fratello o di Amici” e continua: “L’egocentrismo di Michele Santoro si sfilacciava ad ogni singulto”. Insomma un vero disastro.
La cosa è davvero buffa perché in pochi ancora si prodigavano per impedire la caduta di quel velo di ipocrisia che copriva a stento il lavoro del più fazioso tra i faziosi della tv italiana. Santoro è un conduttore che ha sempre trattato gli argomenti imbastendo processi mediatici senza un adeguato contraddittorio, e permettendo alle mezze verità e alle opportune bugie di mescolarsi con la realtà delle cose.
Il “Sabatini Coletti”, Dizionario della Lingua Italiana, definisce così la parola faziosità : “Adesione aggressiva agli interessi di una parte”. Qualcuno, dopo avere visto l’ultima puntata di Annozero, può ancora dubitare del fatto che Santoro sia un conduttore di parte? Qualcuno può ancora ritenere che non sia “aggressivo” nella sua adesione agli interessi di una parte?
Ora, quando l’obiettivo dell’aggressione di Santoro è Berlusconi, il Papa, o il centrodestra italiano, tutti quelli a cui i processi sommari fanno comodo chiudono gli occhi. Ma quando si parla dei dolori e degli orrori di una guerra, di due popoli ognuno con la sua parte di torti e di ragioni, il processo sommario si è tramutato in “una pagliacciata degna del grande Fratello o di Amici”.
La trasmissione era talmente pro-Palestina che persino Lucia Annunziata, nota per non essere meno faziosa di Santoro, non ce l’ha fatta a stare al gioco. “Sarò stronza,” ha dichiarato, “ma la trasmissione così è impostata male.” Santoro, già in grande difficoltà durante la conduzione, è andato su tutte le furie insultando la Annunziata in diretta con una sgradevolissima battuta “vuoi forse compiacere a qualcuno?”.
“Ma peggio faceva anche contro un’altra vittima innocente,” chiude Corsera, “un ragazzo intervistato dalla brufolosa Granbassi che ancorato con le mani alla balaustra di ferro della galleria degli spettatori non riusciva a finire il suo ragionamento venendo letteralmente scalciato dal cavallo impazzito Michele Santoro ormai in preda al delirio e al panico. La Lucia Annunziata lasciava in diretta la trasmissione, altro gesto plateale dell’intera pagliacciata andata in onda. Un risultato penoso, devastante per la televisione di informazione, una smaccata contraddizione tra conseguenze e convinzioni”.














