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	<title>Nicola Bellotti 5.0 &#187; Nicola Bellotti</title>
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	<description>Strategia e creativita. Fotografia. Romanzi fantasy. Editoriali ed opinioni.</description>
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		<title>Piacenza Night 4.0. Tutto cambia, ancora una volta</title>
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		<pubDate>Sun, 02 Oct 2011 15:59:55 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Nicola Bellotti</dc:creator>
				<category><![CDATA[Editoriali su Piacenza Night]]></category>
		<category><![CDATA[Nicola Bellotti]]></category>
		<category><![CDATA[Piacenza Night]]></category>

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		<description><![CDATA[Sono passati più di 12 anni da quando la prima versione di Piacenza Night ha esordito sul web. Allora, ricordo, Internet Explorer stava insidiando il trono di Netscape Navigator e al posto di Google si usava Altavista. In Italia il quotidiano Repubblica.it era il punto di riferimento per l&#8217;editoria online, e Piacenza vantava una pioneristica [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Sono passati più di 12 anni da quando la prima versione di Piacenza Night ha esordito sul web. Allora, ricordo, Internet Explorer stava insidiando il trono di Netscape Navigator e al posto di Google si usava Altavista. In Italia il quotidiano Repubblica.it era il punto di riferimento per l&#8217;editoria online, e Piacenza vantava una pioneristica versione di Libertà On Line. E&#8217; proprio grazie all&#8217;esperienza maturata insieme al team di Liberta.it che è nata l&#8217;idea di Piacenza Night, un magazine giovane, libero, dinamico, intorno al quale si muoveva una community in fermento che partoriva ogni giorno nuove idee e &#8211; vero lusso &#8211; poteva sperimentarle in quel &#8220;cyber-far-west&#8221; che era internet. Nato quasi per gioco, Piacenza Night ha ottenuto fin da subito un successo di pubblico oltre ogni previsione. Realizzato da una redazione di volontari (che vanta illustri collaborazioni) il magazine è un esperimento &#8220;no profit&#8221; al 100%. Tutti i servizi erogati sono e saranno sempre gratuiti. Non esiste raccolta pubblicitaria e le spese sono solo parzialmente coperte dagli annunci di Google e da pochissimi banner frutto per lo più di collaborazioni. Nel 2006, quando la testata giornalistica è stata registrata presso il tribunale di Piacenza, era letta non solo nel suo territorio elettivo, ma in tutto il Paese. Nel 2010, anno dei record, Piacenza Night era l&#8217;unico prodotto editoriale piacentino ad essere indicizzato nella classifica di Alexa dei migliori 100.000 siti del mondo (raggiungendo la posizione n. 61.000). La versione 4.0 di Piacenza Night, che avrebbe dovuto fare il suo esordio nel gennaio del 2012, verrà presentata al pubblico nei prossimi giorni. Nell&#8217;aprile di quest&#8217;anno, infatti, un grave incidente tecnico avvenuto presso la sede della società che fornisce i servizi di hosting alla nostra rivista, ha seriamente compromesso le funzioni del sito. Il database è stato gravemente danneggiato e molti contenuti sono andati irrimediabilmente persi. Piacenza Night è tornato in linea dopo un mese di black out, con le ossa rotte. Siamo stati costretti a scegliere se chiudere definitivamente il progetto, o se investire tutte le nostre risorse nella realizzazione anticipata di un portale tutto nuovo. Lo sforzo è stato enorme, soprattutto se si considera il fatto che Piacenza Night è (e rimarrà) un progetto non a scopo di lucro. Comprenderete la mia emozione nell&#8217;annunciarvi che ce l&#8217;abbiamo quasi fatta e che tra un paio di settimane metterete le mani sulla versione beta di Piacenza Night 4.0. Spero ardentemente che ci aiuterete a vincere anche questa scommessa. </p>
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		<title>Orme sulla sabbia. La storia intima e personale di un piccolo grande turbamento</title>
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		<pubDate>Fri, 25 Feb 2011 08:27:25 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Nicola Bellotti</dc:creator>
				<category><![CDATA[Editoriali su Piacenza Night]]></category>
		<category><![CDATA[Alessandro Manzoni]]></category>
		<category><![CDATA[Cattolici]]></category>
		<category><![CDATA[Nicola Bellotti]]></category>

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		<description><![CDATA[L&#8217;altro giorno sono entrato nell&#8217;ufficio di un mio cliente e, mentre lui era al telefono, mi sono soffermato sulle foto appese alle pareti. Tra un&#8217;immagine e l&#8217;altra, lo sguardo mi è caduto su un piccolo foglietto incorniciato, sul quale era stampata una poesia.
Mi ha colpito al punto che, terminato l&#8217;incontro, mi sono fermato con l&#8217;auto [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>L&#8217;altro giorno sono entrato nell&#8217;ufficio di un mio cliente e, mentre lui era al telefono, mi sono soffermato sulle foto appese alle pareti. Tra un&#8217;immagine e l&#8217;altra, lo sguardo mi è caduto su un piccolo foglietto incorniciato, sul quale era stampata una poesia.</p>
<p>Mi ha colpito al punto che, terminato l&#8217;incontro, mi sono fermato con l&#8217;auto nei pressi di un hotspot per collegarmi alla rete e cercarla con il mio iPad. L&#8217;ho trovata.</p>
<p><em>Questa notte ho fatto un sogno,<br />
ho sognato che ho camminato sulla sabbia<br />
accompagnato dal Signore<br />
e sullo schermo della notte erano proiettati<br />
tutti i giorni della mia vita.</p>
<p>Ho guardato indietro e ho visto che<br />
ad ogni giorno della mia vita,<br />
apparivano due orme sulla sabbia:<br />
una mia e una del Signore.</p>
<p>Così sono andato avanti, finché<br />
tutti i miei giorni si esaurirono.</p>
<p>Allora mi fermai guardando indietro,<br />
notando che in certi punti<br />
c&#8217;era solo un&#8217;orma&#8230;<br />
Questi posti coincidevano con i giorni<br />
più difficili della mia vita;<br />
i giorni di maggior angustia,<br />
di maggiore paura e di maggior dolore.</em></p>
<p><em>Ho domandato, allora:<br />
&#8220;Signore, Tu avevi detto che saresti stato con me<br />
in tutti i giorni della mia vita,<br />
ed io ho accettato di vivere con te,<br />
perché mi hai lasciato solo proprio nei momenti<br />
più difficili?&#8221;.</p>
<p>Ed il Signore rispose:<br />
&#8220;Figlio mio, Io ti amo e ti dissi che sarei stato<br />
con te e che non ti avrei lasciato solo<br />
neppure per un attimo:</p>
<p>i giorni in cui tu hai visto solo un&#8217;orma<br />
sulla sabbia,<br />
sono stati i giorni in cui ti ho portato in braccio&#8221;.</em></p>
<p>Non so per quale ragione, ma mi sono commosso. E questo piccolo (o grande) turbamento mi ha riportato alla mente un passaggio de &#8220;I Promessi Sposi&#8221; di Alessandro Manzoni che desidero riportarvi.</p>
<p><em>Perpetua s&#8217;avvide d&#8217;aver toccato un tasto falso; onde, cambiando subito il tono, &#8211; signor padrone, &#8211; disse, con voce commossa e da commovere, &#8211; io le sono sempre stata affezionata.</em></p>
<p>Il personaggio di Perpetua mi ha sempre provocato una stretta al cuore. Non provo nemmeno a cercare di comprendere quale &#8220;link&#8221; abbia seguito il mio cervello. So per certo che questi collegamenti sono indice di una certa dose di follia&#8230; Ma più rileggo queste parole e più provo commozione.</p>
<p>Ho deciso di condividerle con voi. Chissà che riescano a toccare anche le vostre corde.</p>
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		<title>Su Urania un interessante saggio di Giorgio Betti che indaga sull’anima di HAL 9000</title>
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		<pubDate>Thu, 13 Aug 2009 06:50:19 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Nicola Bellotti</dc:creator>
				<category><![CDATA[Editoriali su Piacenza Night]]></category>
		<category><![CDATA[Fantascienza]]></category>
		<category><![CDATA[Giorgio Betti]]></category>
		<category><![CDATA[Hal 9000]]></category>
		<category><![CDATA[Nicola Bellotti]]></category>
		<category><![CDATA[Urania]]></category>

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		<description><![CDATA[Conosco Giorgio Betti da anni. Con lui posso dire di avere parlato davvero di tutto.
Ci accomuna una forte passione politica che ci ha portato, fin da giovanissimi, a confrontarci sull’evoluzione del pensiero socialista e di quello liberale dalla nascita della Seconda Repubblica fino ad oggi.
Ci accomuna un forte senso di appartenenza alla comunità cristiano-cattolica, ai [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Conosco <strong>Giorgio Betti</strong> da anni. Con lui posso dire di avere parlato davvero di tutto.<br />
Ci accomuna una forte passione politica che ci ha portato, fin da giovanissimi, a confrontarci sull’evoluzione del pensiero socialista e di quello liberale dalla nascita della Seconda Repubblica fino ad oggi.<br />
Ci accomuna un forte senso di appartenenza alla comunità cristiano-cattolica, ai suoi riti e alle sue tradizioni, e un vigoroso prurito nei confronti di chi vorrebbe cambiare le regole del gioco a vantaggio di una professione di fede più comoda e a misura dei propri vizi.<br />
Ci accomuna infine la passione per il fantastico, per tutte quelle espressioni della narrativa contemporanea (ma anche del cinema o del fumetto) che permettono di evadere dalla realtà, esplorando mondi che – fiabeschi all’apparenza – spesso si traducono in un affresco visionario, in grado di anticipare i riflessi della società contemporanea e di quella che verrà in futuro.</p>
<p>Su “<strong>Urania</strong>” di questo mese (agosto 2009) Giorgio Betti ha pubblicato un saggio che analizza una pietra miliare della fantascienza, fornendoci una rilettura del protagonista, HAL 9000, davvero interessante. Ecco alcuni passaggi interessanti del suo testo, che consiglio a tutti leggere in versione integrale, correndo in edicola o in libreria.</p>
<p><em>Insomma: H.A.L. ha o non ha l&#8217;anima? Le decisioni che prende, gli ordini che impartisce, sono voluti da un “Io” cosciente, oppure sono il frutto rigidamente deterministico di ciò che i programmatori hanno accumulato nella sua memoria?<br />
Nella camera appartata della sua banca dati, si può dire che esista un “software superiore”, che aleggia sul “sistema nervoso del Discovery” dirigendone le operazioni secondo un proprio libero arbitrio?<br />
A prima vista, soprattutto per chi vede 2001 per la prima volta, si direbbe di sì; ma a un’analisi più approfondita, ci si può rendere conto che tale conclusione non è poi così scontata. H.A.L all’inizio si presenta agli spettatori ne più né meno che come una delle tante macchine parlanti cui oggi siamo abituati, come i caselli autostradali automatici o i navigatori satellitari; alla fine degli anni sessanta, cioè nel periodo della lavorazione del film, tali macchine sono senz’altro meno consuete, ma non certo inimmaginabili.<br />
Lungo lo sviluppo della pellicola, la questione viene posta per la prima volta dal giornalista che intervista Dave, Frank e lo stesso HAL.<br />
“Possiamo dire che HAL ha una propria emotività?”, domanda quello, e i membri umani dell’equipaggio non hanno una risposta.<br />
Chiedere dell’”emotività” di Hal non è esattamente preciso né da un punto di vista teologico né da un punto di vista psicologico, perché fissa l’attenzione immediatamente su quella che è già una conseguenza fisica (le emozioni, per l’appunto) di una personalità che si assume preesistente, e non sull’esistenza stessa di tale personalità; però anche se imprecisa la domanda raggiunge ugualmente l’obiettivo: se esistono delle emozioni, si può indurre che c’è “qualcuno” che le sta provando; che c’è, cioè, un essere consapevole che le produce in seguito a una propria cognizione della realtà.<br />
Gli astronauti del Discovery, come detto, non sanno rispondere; Dave, dal canto suo, azzarda una sentenza dal tono definitivo, asserendo che “nessuno” potrà mai saperlo. Forse la posizione di Dave su questo punto è la stessa dell’Autore; tuttavia, considerando doverosamente il film come opera assestante, svincolata da eventuali “interpretazioni autentiche” (che del resto sono state ripetutamente e intelligentemente smentite da Kubrik stesso), questo dato non può certo inibire un approccio ermeneutico al film, che si spera essere il più rigoroso possibile.</p>
<p>In primis, HAL sbaglia. Al termine della partita a scacchi con Dave, individua un elemento che andrà in avaria di lì a 72 ore. Gli astronauti vanno a estrarre tale unità, e non vi trovano nulla di anormale; da qui l’ovvio sconcerto di fronte all’ipotesi che una “cosa” fino a quel momento considerata infallibile abbia potuto commettere un errore. Anche gli scienziati sulla terra non si spiegano il fatto, giacché secondo i loro calcoli, così come elaborati dal “fratello “ di HAL, l’unità in questione non presenta alcun segno di avaria.<br />
Hal asserisce che l’unica spiegazione possibile è quella di essere in presenza di un errore umano, per cui la cosa migliore è quella di riposizionare l’unità nella sua sede e attendere che si guasti, in modo tale che il problema possa apparire in tutta la sua evidenza. L’unico inconveniente, è che per un po’ il Discovery dovrà stare “senza collegamenti”.<br />
A questo punto, però, il dubbio è già instillato nella testa degli astronauti, che decidono di disattivarlo.</p>
<p>In secundis, HAL uccide. Uccide Frank, uccide i membri ibernati dell’equipaggio e tenta di uccidere Dave, il quale riuscirà a salvarsi grazie a dei sani elementi fisici e meccanici; quelli unici, cioè, sui quali, per quanto riguarda il Discovery, non si estende l’onnipotenza di HAL; come la leva del boccaporto, o il cacciavite con cui smagnetizza il computer stesso. Terza considerazione: Hal mente; o, comunque, sembra mentire, nel senso che parrebbe simulare una cognizione diversa da quella che effettivamente ha. Chiede a Dave se non gli paia strano tutto il segreto intorno alla spedizione ostentando una propria certa ignoranza intorno a essa, ma nel prosieguo del film scopriremo che lui è perfettamente a conoscenza di tutti i dettagli. In più, quando nella capsula Frank rivolgendosi verso l’oblò gli chiede di compiere la rotazione (ad alta voce, per assicurarsi di non essere udito), Hal finge di non capirne il labiale, mantre, come noto, sarà proprio grazie a tale capacità, che capirà le intenzioni dell’equipaggio.</p>
<p>Ora: i tre elementi su elencati (errore, omicidio, menzogna), sono per forza dovuti al libero arbitrio di un “Io” cosciente?</em></p>
<p>(&#8230;)</p>
<p>Il saggio di Giorgio Betti dal titolo “<strong>HAL 9000: una tecnologia della liberazione?</strong>” è pubblicato su <strong>URANIA </strong>di agosto 2009, edizioni Mondadori.</p>
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		<title>L&#8217;incidente di Felipe Massa e la missione del giornalista</title>
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		<pubDate>Mon, 27 Jul 2009 07:53:42 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Nicola Bellotti</dc:creator>
				<category><![CDATA[Editoriali su Piacenza Night]]></category>
		<category><![CDATA[Felipe Massa]]></category>
		<category><![CDATA[Formula 1]]></category>
		<category><![CDATA[Giornalismo]]></category>
		<category><![CDATA[Nicola Bellotti]]></category>
		<category><![CDATA[Susanna Pasquali]]></category>

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		<description><![CDATA[Sfogliando &#8220;Il Secolo XIX&#8221; e i quotidiani di oggi non ho potuto evitare di imbattermi nella fotografia del pilota di F1 Felipe Massa con il cranio sfondato e lo sguardo allucinato. Sbandierata in prima pagina, questa foto mi ha colpito come un cazzotto alla bocca dello stomaco. Ho provato lo stesso fortissimo disagio di quando, [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Sfogliando &#8220;Il Secolo XIX&#8221; e i quotidiani di oggi non ho potuto evitare di imbattermi nella fotografia del pilota di F1 Felipe Massa con il cranio sfondato e lo sguardo allucinato. Sbandierata in prima pagina, questa foto mi ha colpito come un cazzotto alla bocca dello stomaco. Ho provato lo stesso fortissimo disagio di quando, in Messico, criticavo i quotidiali locali per avere pubblicato in prima pagina le foto del corpo di due turisti, massacrati da spietati assassini, a colpi di machete.<br />
In quelle foto si indugiava con la macabra soddisfazione di chi ha le foto dello scoop, sugli organi esposti, sulle carni violentate, sulle ossa martoriate.</p>
<p>Allora come oggi mi chiedo dove debba fermarsi il giornalista. Dove il diritto/dovere di informare i lettori si scontri con il senso di umana pietà per i familiari delle vittime, che oltre al dolore per la perdita dei propri cari debbano leggere i racconti strazianti, rivivere ogni istante di dolore, osservare nei minimi dettagli i fotogrammi che ritraggono il triste evento.</p>
<p>Molte volte ho affrontato questo tema con una delle mie più care amiche, <strong>Susanna Pasquali</strong>, direttore di questa testata giornalistica e vera professionista della carta stampata. Io, che giornalsta non sono, le ho posto spesso i miei dubbi di lettore appassionato. Quando i suoi colleghi indugiavano sui dettagli più intimi di come siano stati trovati i corpi delle vittime di terribili incidenti stradali. Ogni volta che i giornali condannavano un imputato prima che lo facesse la giustizia, sbattendo il mostro in prima pagina. Tutte le volte in cui un titolo, una frase o una fotografia urtavano la mia sensibilità, immaginando quando questo &#8220;cazzotto alla bocca dello stomaco&#8221; potesse fare esponenzialmente male ai parenti dei protagonisti delle loro storie.</p>
<p>Il lavoro del giornalista, mi ha spiegato Susanna, è come una missione. I lettori devono essere informati, senza alcun tipo di censura, nel rispetto delle norme che regolano la &#8220;libertà di stampa&#8221;. Il giornalista non è uno psicologo, e non può scrivere un articolo pesando ogni parola e calibrandola sulla diversa sensibilità del vasto panorama di lettori. In più, aggiungo io, il giornalista è un ingranaggio in un meccanismo più grande: il suo lavoro, il suo stipendio, quello dei colleghi di redazione, sono strettamente legati alle vendite del giornale, alle regole di marketing e alla necessità di vincere ogni giorno qualche piccola guerra, portando a casa lo scoop.</p>
<p>Susanna probabilmente ha ragione. Ed è per questo che, nonostante io abbia scritto quasi 3.000 articoli negli ultimi tre anni, non ho mai chiesto all&#8217;Ordine dei Giornalisti di poter diventare pubblicista. Non che io non lo desideri. Trovo il lavoro del giornalista uno dei più interessanti ed importanti dell&#8217;era in cui viviamo. Tuttavia non credo di poter accettare le regole del gioco.</p>
<p>Ho scelto di investire su progetti editoriali legati all&#8217;intrattenimento proprio per poter dormire sereno la notte. Parlare di arte, cultura, spettacoli, gossip, musica, non può nuocere ad alcuno. Quando, tuttavia, da editore del magazine Piacenza Night, ho preteso che non venisse pubblicata la notizia dell&#8217;arresto di un amico ho fatto arrabbiare moltissimo i ragazzi della redazione. Ho fatto un torto alla &#8220;missione&#8221; del giornalista. Ho permesso alla concorrenza di &#8220;darci un buco&#8221; e di attaccarci duramente, sapendo di essere nel torto. Non lo avrei mai preteso, se si fosse trattato di una sentenza passata in giudicato, ma di fronte alla notizia di un arresto e di una indagine ho preferito non sferrare l&#8217;ennesima coltellata al cuore di una famiglia. Ho assunto su di me qualsiasi responsabilità in merito, specificando che la mia redazione avrebbe fatto una scelta diversa dalla mia.</p>
<p>In quel caso ho scelto che il mio magazine non sferrasse il famoso &#8220;cazzotto alla bocca dello stomaco&#8221;. Oggi, sfogliando i quotidiani, avrei preferito che sul caso del giovane pilota della Ferrari fosse stata presa la setssa decisione.</p>
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		<title>Pane e Salame. Marketing di sistema e una strategia di successo</title>
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		<pubDate>Wed, 10 Jun 2009 22:30:57 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Nicola Bellotti</dc:creator>
				<category><![CDATA[Best Practices]]></category>
		<category><![CDATA[Blacklemon]]></category>
		<category><![CDATA[Luigi Morini]]></category>
		<category><![CDATA[Nicola Bellotti]]></category>
		<category><![CDATA[Pane e Salame]]></category>

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		<description><![CDATA[Il format di Pane e Salame è un esempio di come una buona idea accompagnata da una strategia di marketing e comunicazione possa arrivare al successo dimezzando i tempi necessari. Sul progetto, ispirati dalle idee del &#8220;demiurgo&#8221; Luigi Morini, hanno lavorato Nicola Bellotti e un gruppo di giovani talentuosi selezionati tra i consulenti di Blacklemon [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Il format di Pane e Salame è un esempio di come una buona idea accompagnata da una strategia di marketing e comunicazione possa arrivare al successo dimezzando i tempi necessari. Sul progetto, ispirati dalle idee del &#8220;demiurgo&#8221; Luigi Morini, hanno lavorato Nicola Bellotti e un gruppo di giovani talentuosi selezionati tra i consulenti di Blacklemon per le specifiche competenze. Il management e i consulenti hanno supervisionato ogni aspetto del format, dal marketing di sistema alla comunicazione, dalla selezione dei partners fino alla cura degli aspetti economici e finanziari del kick-off.</p>
<p><a href="http://www.pane-e-salame.com"><img alt="Corporate ID e Brand Management di Pane e Salame a cura di Blacklemon" src="http://www.nicolabellotti.it/wp-content/themes/seoblogsystem/images/pes1.jpg" title="I libri di Nicola Bellotti" class="alignnone" /></a></p>
<p>Esaminando il primo ristorante aperto a Milano i dati sono impressionanti. </p>
<p>Gli incassi, patendo da una previsione in business plan di <strong>60.000 €</strong> mensili (a regime dopo 6 mesi), superano in realtà la media di <strong>90.000 €</strong> al mese. La forza lavoro in meno di sei mesi è pronta a passare da 15 unità a 25.</p>
<p>A pochi giorni dall&#8217;apertura del secondo ristorante, in Porta Romana a Milano, lo stesso team che ha creato &#8220;Pane e Salame&#8221; e varato i primi locali del capoluogo meneghino, sta preparandosi a portare il progetto oltre i confini nazionali, sfruttando l&#8217;interesse dimostrato verso il format da investitori operanti sui mercati di Londra e Tokyo.</p>
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		<title>Pane e Salame inaugura oggi a Milano alle 19.30 in via Vincenzo Monti</title>
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		<pubDate>Mon, 23 Mar 2009 13:03:17 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Nicola Bellotti</dc:creator>
				<category><![CDATA[Editoriali su Piacenza Night]]></category>
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		<category><![CDATA[Sabrina Freda]]></category>

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		<description><![CDATA[Fonte: www.piacenzanight.com
Saranno l&#8217;assessore al Commercio del Comune di Piacenza, Sabrina Freda, insieme a Maurizio Lupi, vice presidente della Camera dei Deputati, a tagliare il nastro del primo ristorante &#8220;Pane e Salame&#8221; di Milano, in via Vincenzo Monti 26. Il sindaco di Piacenza Roberto Reggi non potrà partecipare per impegni assunti precedentemente.
La grande festa di &#8220;Pane [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Fonte: <a href="http://www.piacenzanight.com">www.piacenzanight.com</a></p>
<p>Saranno l&#8217;assessore al Commercio del Comune di Piacenza, Sabrina Freda, insieme a Maurizio Lupi, vice presidente della Camera dei Deputati, a tagliare il nastro del primo ristorante &#8220;Pane e Salame&#8221; di Milano, in via Vincenzo Monti 26. Il sindaco di Piacenza Roberto Reggi non potrà partecipare per impegni assunti precedentemente.</p>
<p>La grande festa di &#8220;Pane e Salame&#8221; lancerà il progetto tutto piacentino di esportare la qualità dei prodotti enogastronomici locali nelle metropoli italiane e all&#8217;estero, in particolare a Londra e a Tokyo (dove alcuni imprenditori sarebbero già pronti a traghettare l&#8217;iniziativa).</p>
<p>L&#8217;amministratore delegato di &#8220;Pane e Salame&#8221;, Luigi Morini, presenterà il progetto alle 19.30, proprio in via Vincenzo Monti, che per l&#8217;occasione sarà parzialmente occupata dalla degustazione a buffet aperta al pubblico. Insieme a lui sarà presente la cordata di produttori locali, selezionati dallo staff della neonata società e dai gastronomi capitanati da Corrado Astrua (che saranno chiamati a garantire l&#8217;eccellenza dei salumi, dei formaggi e dei vini a menù, sui quali potrà essere applicato il marchio &#8220;Piacenza Quality Mark&#8221;).</p>
<p>Sarà presete all&#8217;iniziativa anche lo staff di Blacklemon, l&#8217;agenzia pubblicitaria di Piacenza fondata da Nicola Bellotti, che ha curato ogni aspetto della comunicazione strategica e del design dei locali. </p>
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		<title>Purple Book. Libro fotografico di Nicola Bellotti. Il ritratto della ragazza della porta accanto nell&#8217;era del Grande Fratello</title>
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		<pubDate>Fri, 12 Sep 2008 12:26:51 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Nicola Bellotti</dc:creator>
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Una fotografia. Un’immagine appena percepita su un manifesto, guardata distrattamente sfogliando una rivista, un’icona da smembrare e riutilizzare in pubblicità, o magari un’opera osservata con estatica attenzione in una galleria d’arte.
La fotografia è una cosa ambigua, da sempre prigioniera di un limbo collocato sul confine tra l’arte e il nulla, soprattutto in una società come [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.lulu.com/content/libro-a-copertina-rigida/purple-book/2180299"><img alt="" src="http://www.nicolabellotti.it/wp-content/themes/seoblogsystem/images/purple.jpg" title="Purple Book. Libro fotografico di Nicola Bellotti" class="alignnone" width="368" height="436" /></a><br />
Una fotografia. Un’immagine appena percepita su un manifesto, guardata distrattamente sfogliando una rivista, un’icona da smembrare e riutilizzare in pubblicità, o magari un’opera osservata con estatica attenzione in una galleria d’arte.<br />
La fotografia è una cosa ambigua, da sempre prigioniera di un limbo collocato sul confine tra l’arte e il nulla, soprattutto in una società come la nostra, dominata da un eccesso di immagini di pronto consumo.</p>
<p>&#8220;Purple Book&#8221; è un’opera prima che Nicola Bellotti dedica al ritratto femminile. Raccoglie numerose immagini inedite, e alcune tra le più significative opere realizzate nel corso di un decennio per l’irriverente magazine telematico www.piacenzanight.com.<br />
Nicola Bellotti ritrae esclusivamente modelle non professioniste, ragazze “della porta accanto” che per la prima volta si confrontano con l’obiettivo del fotografo. E il suo scopo non è la rappresentazione della realtà, ma piuttosto la ricerca del sogno, il voler essere al posto dell’essere. Con i suoi volti struccati, le sue location essenziali, le luci naturali e mai studiate a tavolino, l’artista trasforma le diversità reali dei soggetti ritratti (fatte anche di difetti) nel suo ideale di bellezza.</p>
<p>Nicola Bellotti ha un rapporto particolare con la modella. Durante la realizzazione del servizio fotografico le parla, la osserva, la studia, cerca di instaurare un feeling che gli permetta di ritrarre qualcosa che in natura non esiste. Non rimane un osservatore esterno, ma diventa un complice discreto e silenzioso, capace di far sparire l’obiettivo e di proiettare il set in una dimensione quasi onirica.<br />
L’erotismo inscenato dall’artista nasce proprio dalla capacità di immortalare una suggestione, di trasmettere il piacere delle modelle di essere osservate mentre mettono in mostra il loro corpo, e contemporaneamente a nudo la loro anima.</p>
<p>Bellotti non nasce come fotografo, ma come art director di Blacklemon, la sua agenzia pubblicitaria. E il suo gusto estetico incentrato sulla semplicità delle forme, sulla delicatezza dei colori, sulle contaminazioni di minimalismo orientale emerge con forza anche nella sua passione per il ritratto femminile. Le sue composizioni non sono necessariamente inedite, anzi sembrano ispirarsi ai grandi maestri della suggestione. Le modelle ritratte da terra, con queste gambe lunghissime, ricordano le donne perfette illustrate da Milo Manara (delle cui opere Bellotti è un grande collezionista); i corpi nudi e in tensione, ritratti con pellicola in bianco e nero, sembrano rifarsi alla fotografia di Andreas H. Bitesnich; il pudore che traspare dalle pose più erotiche riporta alla mente i nudi di Patrick Demarchelier e Jeanloup Sieff. Le contaminazioni con il glamour di Bob Richardson, il postmodernismo di Nobuyoshi Araki, la grande arte di Helmut Newton, la raffinatezza di Fabrizio Ferri, il genio di Guido Argentini, sono frutto della grande passione con cui Nicola Bellotti si è avvicinato all’opera dei maestri che lo hanno preceduto. Prima come semplice collezionista, poi nell’ambito della sua professione, ed infine nel corso della sua ricerca artistica.</p>
<p>Conversando con Nicola Bellotti questi ha dichiarato: “Per me una foto è davvero riuscita quando non si percepisce la presenza del fotografo. Quando la storia raccontata da quell’immagine immobile trova la forza di continuare nella mente dell’osservatore, ogni volta in modo differente”.<br />
E senza dubbio l’artista ci regala, in questa sua opera, il fotogramma di molte storie diverse, tutte da raccontare con la grande magia dell’immaginazione.</p>
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		<title>Cadey lancia il nuovo sito web www.cadey.it creato da Blacklemon</title>
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		<pubDate>Wed, 28 May 2008 13:27:50 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Nicola Bellotti</dc:creator>
				<category><![CDATA[Best Practices]]></category>
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		<description><![CDATA[Cadey, società italiana leader nel mercato delle creme solari e dei prodotti per la cura della persona, presente sul mercato internazionale con marchi del calibro di Bilboa, Bilba, DepilSoap, Cambiapele e Senoalto, ha lanciato in questi giorni il nuovo sito web www.cadey.it
Il progetto di rilancio del web è stato affidato alla società Blacklemon Srl e [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Cadey, società italiana leader nel mercato delle creme solari e dei prodotti per la cura della persona, presente sul mercato internazionale con marchi del calibro di Bilboa, Bilba, DepilSoap, Cambiapele e Senoalto, ha lanciato in questi giorni il nuovo sito web <a href="http://www.cadey.it">www.cadey.it</a></p>
<p>Il progetto di rilancio del web è stato affidato alla società <a href="http://www.blacklemon.com">Blacklemon Srl</a> e al team di esperti di web design e SEO capitanato da Nicola Bellotti. </p>
<p>Il punto di forza del nuovo sito di Cadey saranno i contenuti e l&#8217;interfaccia interna di content management progettata su misura per l&#8217;azienda. Gli utenti del nuovo sito potranno essere informati in tempo reale sui prodotti e sulle novità del mondo Cadey, sfogliare un album dei ricordi cone le migliori campagne pubblicitarie televisive, avere accesso a test clinici e dati tecnici, partecipare ad eventi e concorsi, e contattare l&#8217;azienda che si ripromette con questo strumento di avvicinarsi ancora di più alla propria clientela.</p>
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		<title>I Custodi delle Rune. Romanzo fantasy di Nicola Bellotti</title>
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		<pubDate>Mon, 31 Dec 2007 12:03:49 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Nicola Bellotti</dc:creator>
				<category><![CDATA[Pubblicazioni]]></category>
		<category><![CDATA[Fantasy]]></category>
		<category><![CDATA[narrativa]]></category>
		<category><![CDATA[Nicola Bellotti]]></category>
		<category><![CDATA[Romanzo]]></category>

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L&#8217;eterno equilibrio tra Luce e Tenebre è minacciato dalla ricomparsa di un antico potere, la Runa della Morte. Mentre gli eserciti di Morlock si fanno strada verso la capitale dell’Impero, la fragile alleanza tra umani, elfi, nani, draaka ed orchi non sembra in grado di opporre resistenza. In questo scenario un pugno di eroi comincia [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="https://www.lulu.com/commerce/index.php?fBuyProduct=2254472"><img alt="" src="http://www.nicolabellotti.it/wp-content/themes/seoblogsystem/images/custodi.jpg" title="I Custodi delle Rune. Romanzo fantasy di Nicola Bellotti" class="alignnone" width="368" height="436" /></a><br />
L&#8217;eterno equilibrio tra Luce e Tenebre è minacciato dalla ricomparsa di un antico potere, la Runa della Morte. Mentre gli eserciti di Morlock si fanno strada verso la capitale dell’Impero, la fragile alleanza tra umani, elfi, nani, draaka ed orchi non sembra in grado di opporre resistenza. In questo scenario un pugno di eroi comincia il suo viaggio alla ricerca delle Rune perdute, le antiche sorgenti di magia nelle quali gli dei cristallizzarono il potere della creazione.</p>
<p>&#8220;I Custodi delle Rune&#8221; è il primo capitolo del ciclo &#8220;La Guerra delle Rune&#8221;, una saga fantasy ambientata nel mondo di &#8220;Asgahard&#8221;.</p>
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		<title>Orange People. La creazione di un brand</title>
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		<pubDate>Thu, 20 Dec 2007 19:49:22 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Nicola Bellotti</dc:creator>
				<category><![CDATA[Best Practices]]></category>
		<category><![CDATA[Brand management]]></category>
		<category><![CDATA[Blacklemon]]></category>
		<category><![CDATA[Nicola Bellotti]]></category>
		<category><![CDATA[Orange People]]></category>
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		<description><![CDATA[Orange People è un&#8217;idea nata sotto una buona stella. Un gruppo di giovani manager, con alle spalle anni di esperienza nella gestione di centri fitness e centri sportivi, aveva deciso di scommettere su una piccola città di provincia per lanciare un nuovo modo di vivere lo sport e il wellness. Questo gruppo si è rivolto [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Orange People è un&#8217;idea nata sotto una buona stella. Un gruppo di giovani manager, con alle spalle anni di esperienza nella gestione di centri fitness e centri sportivi, aveva deciso di scommettere su una piccola città di provincia per lanciare un nuovo modo di vivere lo sport e il wellness. Questo gruppo si è rivolto a Blacklemon per riuscire a mettere ordine tra le varie idee ed arrivare alla creazione di un brand.</p>
<p><a href="http://www.blacklemon.com"><img alt="Corporate ID e Brand Management di "Orange People" a cura di Blacklemon" src="http://www.nicolabellotti.it/wp-content/themes/seoblogsystem/images/op2.jpg" title="I libri di Nicola Bellotti" class="alignnone" /></a></p>
<p>Sono bastate due riunioni per arrivare al concetto. Un brand di successo ha le seguenti caratteristiche: </p>
<p>- deve essere facile da pronunciare e da ricordare;<br />
- deve colpire, attirare l&#8217;attenzione e farsi riconoscere;<br />
- deve essere semplice e facile da tradurre;<br />
- deve suggerire le caratteristiche e benefici dei servizi offerti o del prodotto trattato;<br />
- deve sintetizzare l&#8217;immagine aziendale;<br />
- deve distinguere l&#8217;azienda dalla concorrenza;<br />
- e infine, possibilmente, deve essere legalmente registrabile.</p>
<p>Questo gruppo di giovani manager mi aveva trasmesso un forte entusiasmo. Loro stessi erano &#8220;vitamina pura&#8221;, così come lo erano le loro idee e l&#8217;approccio rivoluzionario al mercato di riferimento. E&#8217; pensando a loro che è nato il concetto di &#8220;Orange People&#8221; e il logo a forma di &#8220;arancia&#8221;.<br />
Il colore arancione, in grado di trasmettere un&#8217;energia positiva, carica di entusiasmo e di forza vitale, ha dominato ogni aspetto della comunicazione, contagiando anche chi si è occupato del design dei locali.</p>
<p><a href="http://www.blacklemon.com"><img alt="Campagna Orange People a cura di Blacklemon" src="http://www.nicolabellotti.it/wp-content/themes/seoblogsystem/images/op1.jpg" title="I libri di Nicola Bellotti" class="alignnone" /></a></p>
<p>Per completare il lancio di questo nuovo brand serviva il primo claim. Non poteva che essere conciso, sintetico ed immediatamente comprensibile, nello stile di questa giovane azienda: &#8220;Orange People &#8211; Stare bene. Adesso.&#8221;</p>
<p>Il grandissimo successo di questa nuova azienda nei primi mesi dopo il lancio (con quasi 2.000 nuovi iscritti) è stata la riprova che per vincere la sfida del mercato occorre una buona idea, supportata da una strategia di marketing e di comunicazione che sia di supporto al coraggio imprenditoriale necessario.</p>
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