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	<title>Nicola Bellotti 5.0 &#187; Pdl</title>
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	<description>Strategia e creativita. Fotografia. Romanzi fantasy. Editoriali ed opinioni.</description>
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		<title>La fine di Gianfranco Fini e di &#8221;Futuro e Libertà&#8221;</title>
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		<pubDate>Sat, 05 Mar 2011 12:59:19 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Nicola Bellotti</dc:creator>
				<category><![CDATA[Editoriali su Piacenza Night]]></category>
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		<description><![CDATA[Quando il senatore Giuseppe Menardi ha lasciato &#8220;Futuro e Libertà&#8221; ha motivato la sua scelta con queste parole: &#8220;Avremmo dovuto essere la terza gamba della maggioranza, e questo era un buon progetto politico, che i nostri elettori avrebbero capito e apprezzato, e invece siamo diventati un partitino di antiberlusconiani con la bava alla bocca&#8221;.
Gianfranco Fini [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Quando il senatore Giuseppe Menardi ha lasciato &#8220;Futuro e Libertà&#8221; ha motivato la sua scelta con queste parole: &#8220;Avremmo dovuto essere la terza gamba della maggioranza, e questo era un buon progetto politico, che i nostri elettori avrebbero capito e apprezzato, e invece siamo diventati un partitino di antiberlusconiani con la bava alla bocca&#8221;.</p>
<p>Gianfranco Fini ha commesso in questi ultimi mesi una serie di errori imperdonabili, ma soprattutto ha fallito nel suo tentativo maldestro di compiere un regicidio allenadosi con i suoi storici avversari al grido di: &#8220;il nemico del mio nemico è un mio amico&#8221;. Niente di più falso.</p>
<p>Dallo scorso 14 dicembre, giorno in cui è fallito il suo tentativo di spodestare Silvio Berlusconi, Gianfranco Fini è stato abbandonato da Pier Ferdinando Casini e da molti dei deputati e dei senatori che erano confluiti in Futuro e Libertà. E la reazione del Presidente della Camera non è stata certo &#8220;composta&#8221; come la natura del suo incarico richiede. Ha accusato Berlusconi di avere &#8220;comprato&#8221; i finiani in fuga, senza mai fare un &#8220;mea culpa&#8221;.</p>
<p>La verità è che Gianfranco Fini ha sempre dato l&#8217;idea di pensare solo a sé stesso. Dalla data della sua fondazione, Futuro e Libertà non ha mai definito un programma o una strategia politica. Sta a destra o è un movimento alleato di Vendola, Di Pietro &#038; Co.? Che cosa è esattamente il terzo polo di cui si parla? Insomma, a parte mandare a casa Berlusconi, quale è la linea di Futuro e Libertà?</p>
<p>Fini non ha mai risposto. O meglio, ha dichiarato che non stringerà alleanze con la sinistra, ma lo ha fatto troppo tardi, quando ormai numerosi deputati e senatori lo avevano già abbandonato.</p>
<p>E rimanere ancorato con le unghie e con i denti alla poltrona di Presidente della Camera, se non altro a livello di immagine, non ha fatto che alimentare i sospetti di chi già nutriva qualche dubbio sulle sue reali intenzioni. Aveva promesso in diretta televisiva agli italiani che si sarebbe dimesso se fosse arrivata la prova che l&#8217;appartamento di Montacarlo era di proprietà del cognato. La prova è arrivata, mi sembra (e non solo a me), ma Fini è ancora li. Sempre più solo.</p>
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		<title>Scontro Floris-Berlusconi. La politica fa sempre più schifo. La tv recita la sua parte nel processo di annientamento del confronto democratico</title>
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		<pubDate>Thu, 25 Nov 2010 09:56:53 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Nicola Bellotti</dc:creator>
				<category><![CDATA[Editoriali su Piacenza Night]]></category>
		<category><![CDATA[Ballaro]]></category>
		<category><![CDATA[Daniele Capezzone]]></category>
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		<description><![CDATA[Mai nella vita avrei pensato di condividere una  dichiarazione di Daniele Capezzone, il quale simboleggia uno dei motivi  per cui mi sono allontanato dalla politica attiva. Dopo lo scontro tra  il Presidente del Consiglio, Silvio Berlusconi, e il conduttore di  Ballarò, Giovanni Floris, il portavoce del Pdl ha dichiarato: &#8220;non  [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><span>Mai nella vita avrei pensato di condividere una  dichiarazione di Daniele Capezzone, il quale simboleggia uno dei motivi  per cui mi sono allontanato dalla politica attiva. Dopo lo scontro tra  il Presidente del Consiglio, Silvio Berlusconi, e il conduttore di  Ballarò, Giovanni Floris, il portavoce del Pdl ha dichiarato: &#8220;non  conosco un solo Paese occidentale in cui la politica in tv sia  affrontata così: con questo livello di faziosità dei conduttori, con il  metodo della rissa tra ospiti nel pollaio-studio, e con qualcuno a cui  si tende regolarmente una trappola mediatica&#8221;.</p>
<p>Chiunque si diletti a seguire un minimo di politica estera sui canali  satellitari sa che è dannatamente vero. Quello che accade nelle  trasmissioni di approfondimento italiane, altrove non sarebbe  consentito. E, badate bene, non per una sorta di censura globale, ma  perché i cittadini degli altri paesi occidentali hanno rispetto per la  politica e per le cariche istituzionali, così come i politici hanno  rispetto per l&#8217;elettorato.</p>
<p>In Italia nessuno ha più rispetto per niente. La politica fa sempre più  schifo (se non abbiamo toccato il fondo, non riesco a capacitarmi di  come possa andare peggio) e la tv, questo vergognoso esempio di tv,  recita la sua parte nel processo di annientamento del confronto  democratico.</span></p>
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		<title>Gianfranco Fini ha rubato un sogno. Lo splendido editoriale di Marcello Veneziani su &#8221;il Giornale&#8221;</title>
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		<pubDate>Sat, 25 Sep 2010 21:37:19 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Nicola Bellotti</dc:creator>
				<category><![CDATA[Editoriali su Piacenza Night]]></category>
		<category><![CDATA[Forza Italia]]></category>
		<category><![CDATA[Gianfranco Fini]]></category>
		<category><![CDATA[Il Giornale]]></category>
		<category><![CDATA[Marcello Veneziani]]></category>
		<category><![CDATA[Pdl]]></category>

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		<description><![CDATA[Sono fuori dalla politica attiva da un bel po&#8217; di anni, ma ho vissuto un sogno fatto di ideali, insieme ad un pugno di amici che credevano fosse possibile cambiare l&#8217;Italia, e magari anche il mondo intero.
Insieme a questi amici ho investito il mio tempo, le mie energie, le mie idee, la mia purezza, i [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Sono fuori dalla politica attiva da un bel po&#8217; di anni, ma ho vissuto un sogno fatto di ideali, insieme ad un pugno di amici che credevano fosse possibile cambiare l&#8217;Italia, e magari anche il mondo intero.</p>
<p>Insieme a questi amici ho investito il mio tempo, le mie energie, le mie idee, la mia purezza, i miei pochi soldi, la mia intraprendenza, perché speravo di poter cambiare il centro destra dall&#8217;interno. Con la forza della giovinezza. Con la forza delle idee.</p>
<p>Con questi amici ho sempre dato senza ricevere. Rettifico: di calci nel sedere ne abbiamo ricevuti parecchi, e tutti da quelle persone che abbiamo sostenuto e aiutato ad essere elette.</p>
<p>Rispettavamo i nostri avversari e loro rispettavano noi. Tra giovani di destra e di sinistra, a Piacenza, il confronto è sempre stato aspro, ma leale. Anche loro, sono certo, volevano cambiare in meglio il mondo. Anche loro davano senza ricevere, perché il sogno aveva un valore inestimabile e non serviva altra ricompensa.</p>
<p>Dal 1994 ad oggi ho assistito almeno a trenta comizi di Gianfranco Fini. Ero uno di Forza Italia, ma lo rispettavo come leader, come politico, come stratega. Anzi, lo ammiravo davvero.</p>
<p>Cosa provo oggi? Avrei voluto dirlo con parole mie, ma non ci riesco. Dopo avere visto Santoro santificare &#8220;il nemico fascista&#8221; di un tempo, pur di mandare in tv il solito processo sommario talebano contro Berlusconi, davvero non so come fare a trasmettervi il dolore che sto provando.</p>
<p>Si tratta proprio di dolore quando un sogno va in mille pezzi. E&#8217; vero dolore quello che si prova quando decidi di arrenderti, quando i cocci sono ridotti in minuscole particelle, impossibili da ricomporre&#8230;</p>
<p>Per descrivere quello che provo mi è venuto in aiuto un editoriale di Marcello Veneziani su &#8220;Il Giornale&#8221; (ecco il link alla fonte).</p>
<p><em>&#8220;Io so chi c&#8217;è dietro le carte che accusano Fini &#8211; scrive Veneziani, accusando sé stesso. &#8220;So chi le ispira, conosco bene il mandante. Non c&#8217;entra affatto con Palazzo Chigi, i servizi segreti, il governo di Santa Lucia. È un ragazzo di quindici anni che si iscrisse alla Giovane Italia. Sognava un&#8217;Italia migliore, amava la tradizione quanto la ribellione, detestava l&#8217;arroganza dei contestatori almeno quanto la viltà dei moderati, e si sedette dalla parte del torto, per gusto aspro di libertà. Portava in piazza la bandiera tricolore, si emozionava per storie antiche e comizi infiammati, pensava che solo i maledetti potessero dire la verità.</p>
<p>Quel ragazzo insieme ad altri coetanei fondò una sezione e ogni mese facevano la colletta per pagare tredicimila lire di affitto, più le spese di luce, acqua e attività. Si tassavano dalla loro paghetta ma era solo un acconto, erano disposti a dare la vita. Il ragazzo aveva vinto una ricca borsa di studio di ben 150mila lire all&#8217;anno e decise di spenderla tutta per comprare alla sezione un torchio e così esercitare la sua passione politica e anche di stampa. Passò giorni interi da militante, a scrivere, a stampare e diffondere volantini. E con lui i suoi inseparabili camerati, Precco, Martimeo, il Canemorto, e altri. Scuola politica di pomeriggio, volantini di sera, manifesti di notte, rischi di botte e ogni tanto pellegrinaggi in cerca di purezza con tricolori e fazzoletti al collo. Erano migliaia i ragazzi come lui. Ce ne furono alcuni che persero la vita, una trentina mi pare, ma non vuol ricordare i loro nomi; lo infastidiva il richiamo ai loro nomi nei comizi per strappare l&#8217;applauso o, peggio, alle elezioni per strappare voti. Perciò non li cita. Sa solo che uno di quei ragazzi poteva essere lui.</p>
<p>È lui, il ragazzo di quindici anni, il vero mandante e ispiratore delle accuse a Fini. Non rivuole indietro i soldi che spese per il torchio, per mantenere la sezione, per comprare la colla. Furono ben spesi, ne va fiero. Non rivuole nemmeno gli anni perduti che nessuno del resto può restituirgli, le passioni bruciate di quel tempo. E nemmeno chiede che gli venga riconosciuto lo spreco di pensieri, energie, parole, opere e missioni che dedicò poi negli anni a quella «visione del mondo». Le idee furono buttate al vento ma è giusto così; è al vento che le idee si devono dare. Quell&#8217;etichetta gli restò addosso per tutta la vita, e gli costò non poco, ma seppe anche costruirvi sopra qualcosa. No, non chiede indietro giorni, giornali, libri, occasioni e tanto tanto altro ancora.</p>
<p>Però quel che non sopporta è pensare che qualcuno, dopo aver buttato a mare le sue idee e i loro testimoni, dopo aver gettato nel cesso quelle bandiere e quei sacrifici, dopo aver dimenticato facce, vite, morti, storie, culture e pensieri, possa usare quel che resta di un patrimonio di fede e passione per i porci comodi suoi e del suo clan famigliare. Capisce tutto, cambiare idee, adeguarsi al proprio tempo, abiurare, rinnegare, perfino tradire. Non giustifica, ma capisce; non rispetta, ma accetta. È la politica, bellezza. E figuratevi se pensa che dovesse restare inchiodato alla fiamma su cui pure ha campato per tanto tempo. Però quel che non gli va giù è vedere quelle paghette di ragazzi che alla politica dettero solo e non ebbero niente, quei soldi arrotolati di poveracci che li sottraevano alle loro famiglie e venivano a dirlo orgogliosi, quelle pietose collette tra gente umile e onesta, per tenere in vita sezioni, finire in quel modo. Gente che risparmiava sulla benzina della propria Seicento per dare due soldi al partito che col tempo finirono inghiottiti in una Ferrari. Gente che ha lasciato alla Buona Causa il suo appartamento. Gente che sperava di vedere un giorno trionfare l&#8217;Idea, come diceva con fede grottesca e verace. E invece, Montecarlo, i Caraibi, due, tre partiti sciolti nel nulla, gioventù dissolte nell&#8217;acido. È questo che il ragazzo non può perdonare.</p>
<p>Da Berlusconi il ragazzo non si aspettava nulla di eroico, e neanche da Bossi o da Casini. E nemmeno da Fini, tutto sommato. Capiva i tempi, i linguaggi e le esigenze mutate, le necessità della politica, il futuro&#8230; Poteva perfino trescare e finanziare la politica con schifose tangenti; ma giocare sulla pelle dei sogni, giocare sulla pelle dei poveri e dei ragazzini che per abitare i loro sogni si erano tolti i due soldi che avevano, no, non è accettabile.</p>
<p>Attingere da quel salvadanaio di emarginate speranze è vergognoso; come vergognoso è lasciare col culo per terra tanta gente capace e fedele nei secoli, che ha dato l&#8217;anima al suo partito ed era ancora in attesa di uno spazio per loro, per favorire con appaltoni rapidi e milionari il suddetto clan famigliare. Lui non crede che il senso della vita sia, come dice Bocchino in un&#8217;intervista, «Cibo, sesso e viaggi» (si è scordato dei soldi).</p>
<p>Il vero ispiratore e mandante dell&#8217;operazione è lui, quel ragazzo di quindici anni. Si chiama Marcello, ma potrebbe chiamarsi Pietrangelo o Marco. Non gl&#8217;interessa se Gianfrego debba dimettersi e andarsene all&#8217;estero, ai Caraibi o a Montecarlo, o continuare. Lo stufa questo interminabile grattaefini. È pronto a discutere le ragioni politiche, senza disprezzarle a priori. Sentiremo oggi le sue spiegazioni (ma perché un videomessaggio, non è mica Bin Laden). Però Fini non ha diritto di rubare i sogni di un ragazzo, di un vecchio, di un combattente. Non ha diritto di andarsi a svendere la loro dignità, i loro sacrifici, le loro idee. Non può sporcare quel motto di Pound che era il blasone di quei ragazzi; loro ci hanno rimesso davvero, lui ci ha guadagnato. Quel ragazzo ora chiede a Fini solo un piccolo sforzo, adattare lo slogan alla situazione reale e dire: se un uomo è disposto a svendere casa, o non vale niente la casa o non vale niente lui. E la casa valeva&#8221;. </em></p>
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		<title>Fini, Casini e Bersani preparano il ribaltone con la benedizione di Napolitano. Ma mancano i numeri e soprattutto una vera proposta</title>
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		<pubDate>Tue, 07 Sep 2010 21:34:24 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Nicola Bellotti</dc:creator>
				<category><![CDATA[Editoriali su Piacenza Night]]></category>
		<category><![CDATA[Gianfranco Fini]]></category>
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		<category><![CDATA[Pier Luigi Bersani]]></category>
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		<description><![CDATA[Che pena il centro destra. Lo dice uno che nel &#8216;94 contribuì a fondare il primo club di Forza Italia a Piacenza, e che non ha mai rinnegato la propria collocazione nell&#8217;alveo del centro destra italiano. All&#8217;interno del centro destra ho sempre combattuto le mie battaglie, accettando serenamente di pagarne le conseguenze.
Lo show di Gianfranco [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Che pena il centro destra. Lo dice uno che nel &#8216;94 contribuì a fondare il primo club di Forza Italia a Piacenza, e che non ha mai rinnegato la propria collocazione nell&#8217;alveo del centro destra italiano. All&#8217;interno del centro destra ho sempre combattuto le mie battaglie, accettando serenamente di pagarne le conseguenze.</p>
<p>Lo show di Gianfranco Fini &#038; Co. a Mirabello mi ha colpito con la violenza di un pugno alla bocca dello stomaco; nelle parole del Presidente della Camera, infatti, ho avvertito lo stesso cinico opportunismo che mi ha allontanato dalla politica attiva.</p>
<p>La rovina del centro destra, a livello locale in particolare, è proprio il dilagare incontrastato di ottusi personalismi che sovrastano ogni proposito di esprimere una tesi politica in grado di aiutare effettivamente la nostra comunità. L&#8217;imperativo primario è sempre stato quello di dare uno stipendio a tante persone che, senza ruoli di nomina o elettivi, non avrebbero uno straccio di occupazione, e non potrebbero passeggiare per le piazze gonfie come pavoni. Per fortuna fanno da contraltare a questi politicanti alcune donne ed alcuni uomini che hanno dedicato la vita alla politica, e che si distinguono dagli altri perchè sono sempre in prima linea anche quando non c&#8217;è nemmeno una fetta di torta da dividere.</p>
<p>A livello nazionale il danno prodotto dai personalismi si fa esponenziale.</p>
<p>Qual è il progetto di Fini? Qualcuno è riuscito a capire perché si stia opponendo al programma elettorale da lui stesso redatto? Qualcuno crede davvero che le sue azioni di questi ultimi mesi siano ispirate dall&#8217;amore per la legalità e per questa povera patria? Tutti gli esponenti di spicco di Alleanza Nazionale che non hanno seguito Fini nel suo ammutinamento sono forse impazziti?</p>
<p>Allora diciamo le cose come stanno. Gianfranco Fini non ne poteva più di aspettare la fine di Silvio Berlusconi, e si è mosso per cercare di anticiparla. Con il risultato che, molto probabilmente, le sue azioni porteranno all&#8217;ennesima resurrezione del Cavaliere (Santo Subito!). Non ci credete? Ragioniamo insieme…</p>
<p>Da un lato abbiamo Gianfranco Fini con i suoi fedelissimi, l&#8217;Udc di Casini. Rutelli e i suoi parlamentari dissidenti e Pierluigi Bersani, pronto a siglare un&#8217;alleanza con &#8220;il lato oscuro della forza&#8221; pur di detronizzare il Cav. Dall&#8217;altro abbiamo il Presidente Napolitano, pronto ad offrire la sua benedizione all&#8217;ennesimo ribaltone, purché sussistano le condizioni.</p>
<p>Tuttavia mancano i numeri.</p>
<p>Alla Camera, sommando i voti di Fini (33) con quelli di Pd (206) e IdV (24), con quelli dell&#8217;Udc (38), e con i seguaci di Rutelli (8), si arriva a quota 309. Ne mancano 7; la maggioranza necessaria è di 316 voti.</p>
<p>Al Senato la Santa Alleanza Anti-Cav arriverebbe a contare 151 voti rispetto ai 161 necessari per ottenere la maggioranza. Potrebbero riservare sorprese i Gruppi Misti o i senatori a vita, ma non esiste una vera maggioranza che legittimi il Presidente della Repubblica ad offrire il governo a Fini, Bersani &#038; Co.</p>
<p>E più dei numeri, consentitemelo, manca il benché minimo straccio di idea. L&#8217;Italia ha bisogno di una guida salda, di riforme serie e rapide, e di un programma di governo solido.</p>
<p>Come potranno accordarsi per governare quelli del Pd (che nemmeno al loro interno riescono a sintetizzare idee profondamente contrastanti), con i dissidenti di Fini, gli ex DC di Casini, i forcaioli dell&#8217;Idv, e chi più ne ha più ne metta.</p>
<p>Alla fine se davvero questa accozzaglia di sigle inconciliabili ottenesse di governare, in barba alla volontà degli elettori, quali riforme verrebbero varate? Quale legge elettorale (i finiani sono presidenzialisti, nel Pd sono espresse almeno 4 posizioni diverse, l&#8217;Udc vuole il proporzionale alla tedesca, ecc.) riuscirebbe a vedere la luce?</p>
<p>La verità è che si tornerebbe a votare molto in fretta. E ancora una volta il popolo italiano vedrebbe in Silvio Berlusconi l&#8217;unica via d&#8217;uscita.</p>
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		<title>Fini ha voluto fare la conta e si è trovato solo, con il classico cerino in mano</title>
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		<pubDate>Mon, 26 Apr 2010 08:28:35 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Nicola Bellotti</dc:creator>
				<category><![CDATA[Editoriali su Piacenza Night]]></category>
		<category><![CDATA[Gianfranco Fini]]></category>
		<category><![CDATA[Massimo D'Alema]]></category>
		<category><![CDATA[Pdl]]></category>
		<category><![CDATA[Silvio Berlusconi]]></category>

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		<description><![CDATA[Gianfranco Fini è uno degli ultimi esemplari di  &#8221;uomo politico&#8221;. Al pari di Massimo D&#8217;Alema, ha una grande  preparazione e una invidiabile capacità dialettica, ma diversamente dal  suo avversario ha saputo tenere insieme un partito per decenni,  stringendo saldamente in mano le redini (e il frustino). Con la  confluenza di [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><span style="color: #000000;">Gianfranco Fini è uno degli ultimi esemplari di  &#8221;uomo politico&#8221;. Al pari di Massimo D&#8217;Alema, ha una grande  preparazione e una invidiabile capacità dialettica, ma diversamente dal  suo avversario ha saputo tenere insieme un partito per decenni,  stringendo saldamente in mano le redini (e il frustino). Con la  confluenza di An nel Pdl, però, ha dovuto accettare di non essere più il  capo. Un gradino più in alto di lui, sul trono, ha accettato di far  sedere il suo storico alleato Silvio Berlusconi. Temporaneamente&#8230;</span></p>
<p>Dopo la vittoria alle elezioni politiche, scegliendo il ruolo  istituzionale di Presidente della Camera dei deputati, Fini si è dovuto  inventare ogni tanto qualche polemica per conquistare le pagine dei  giornali. Lui, da vero uomo politico, sa che &#8211; per continuare a contare &#8211;  un leader non può rinunciare ad &#8221;esistere&#8221;.</p>
<p>Tutti sanno che Gianfranco Fini e i suoi fedelissimi si aspettavano una  disfatta per il Pdl alle recenti elezioni regionali. Con un risultato  negativo avrebbero potuto rimescolare le carte, puntando alla  leadership, ma soprattutto a conquistare qualche poltrona in più. E&#8217;  evidente, infatti, che la battaglia interna al Pdl non riguarda ideali,  valori e programmi, ma semplicemente poltrone e potere.</p>
<p>Ai tempi della fusione, Berlusconi e Fini si erano accordati di  dividersi i posti chiave in modo proporzionato: 70 a 30. Ma il 30% di  finiani, negli anni, si è avvicinato un po&#8217; troppo al Cavaliere.</p>
<p>In ogni caso, il Pdl e la Lega Nord hanno stravinto le regionali, e il  piano dei secessionisti è andato in malora. A questo punto, immagino, a  Fini devono essere saltati i nervi. Come ogni cavallo di razza non ci  sta a rimanere troppo a lungo nei box. Così, di scaramuccia in  scaramuccia, siamo arrivati allo scontro in diretta con il premier  Berlusconi e alla fatidica conta.</p>
<p>Ecco l&#8217;errore madornale che non mi sarei mai aspettato da un politico  come Fini. Una delle regole cardine della politica italiana è &#8221;non  andare mai alla conta se non si ha la certezza di vincere&#8221;. Si è visto  come è andata a finire. Gli ex generali di An, dal momento che la loro  sopravvivenza politica non è più stata legata alle redini e al frustino  di Re Gianfranco, gli hanno preferito Berlusconi.</p>
<p>Quando lui ha chiesto un sostegno per andare contro il Premier, si è  ritrovato solo&#8230; con il classico cerino in mano.</p>
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		<title>Pierluigi Bersani alla resa dei conti. Per i veltroniani l&#8217;esito delle elezioni e&#8217; stato disastroso</title>
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		<pubDate>Wed, 31 Mar 2010 08:19:41 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Nicola Bellotti</dc:creator>
				<category><![CDATA[Editoriali su Piacenza Night]]></category>
		<category><![CDATA[Carlo Bertini]]></category>
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		<category><![CDATA[Silvio Berlusconi]]></category>
		<category><![CDATA[Valter Veltroni]]></category>
		<category><![CDATA[Walter Verini]]></category>

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		<description><![CDATA[Le elezioni regionali si sono concluse e lo scenario attuale ritrae un&#8217;Italia in cui al  centrodestra vanno 11 regioni (Piemonte, Lombardia, Veneto,  Friuli-Venezia-Giulia, Lazio, Molise, Abruzzo, Campania, Calabria,  Sicilia e Sardegna) e al centrosinistra 7 regioni (Emilia-Romagna,  Toscana, Liguria, Marche, Umbria, Puglia, Basilicata).
Con la sconfitta imprevista in Lazio e Piemonte, i [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Le elezioni regionali si sono concluse e lo scenario attuale ritrae un&#8217;Italia in cui al  centrodestra vanno 11 regioni (Piemonte, Lombardia, Veneto,  Friuli-Venezia-Giulia, Lazio, Molise, Abruzzo, Campania, Calabria,  Sicilia e Sardegna) e al centrosinistra 7 regioni (Emilia-Romagna,  Toscana, Liguria, Marche, Umbria, Puglia, Basilicata).</p>
<p>Con la sconfitta imprevista in Lazio e Piemonte, i leader del Partito  Democratico fedeli a Veltroni e a Franceschini si sono presentati al  vertice dei big per la resa dei conti con Bersani e D’Alema e  per chiedere a gran voce un cambio di rotta.</p>
<p>Malgrado il centrodestra di Berlusconi si presentasse a queste elezioni  indebolito nei sondaggi ed appesantito dalla figuracca fatta di fronte  al Paese per via delle liste, per il centrosinistra l&#8217;esito di quste  elezioni &#8211; a detta di Veltroni &#8211; è stato &#8220;disastroso&#8221;. Il suo braccio  destro Walter Verini ha fornito un&#8217;analisi spietata. Oggi il Pd è  &#8220;ininfluente al Nord e residuale nel Sud&#8221;.</p>
<p>L&#8217;area vicina a Franceschini ha presentato al leader Bersani due  conticini della serva. Il Pd è sotto il risultato delle europee di circa  mezzo punto, fermo al 26%. &#8220;Ma di quale avanzata parliamo?&#8221; hanno  chiesto al segretario in Transatlantico.</p>
<p>Carlo Bertini su &#8220;La Stampa&#8221; riporta anche le dichiarazioni dell&#8217;ex  segretario. &#8220;Ora serve una correzione di rotta&#8221;, ha dichiarato  Franceschini, &#8220;perché puoi abbandonare un progetto ambizioso e scegliere  la politica del quieto vivere con tutti, ma se non ti porta risultati  allora bisogna tornare al progetto originario per cui è nato il Pd: un  partito che parli al Paese, che non appalti il consenso ad altri  facendosi condizionare da coalizioni disomogenee&#8221;.</p>
<p>Dal canto suo Veltroni rifiuta di fare processi, ma non sottovaluta  quello che lui stesso definisce &#8220;un risultato elettorale così grave&#8221;.  &#8220;Sarebbe sbagliato identificare l’astensionismo solo con la rabbia,&#8221; ha  spiegato, &#8220;c’è anche gente sfiduciata perché non vede un’alternativa  credibile a Berlusconi&#8221;.</p>
<p>Pierluigi Bersani si è difeso strenuamente, spalleggiato da Massimo  D&#8217;Alema. &#8220;Non canto vittoria, ma non siamo neanche sconfitti. A gennaio  nessuno avrebbe scommesso su un sette a sei,&#8221; ha dichiarato. &#8220;È falso  poi che siamo scomparsi al Nord. Il voto alla Lega è un voto contro  Berlusconi&#8221;.</p>
<p>Sarà&#8230; ma guardando la cartina dell&#8217;Italia il Pd sembra confinato nelle  sole regioni storicamente rosse. E anche qui ci sono risultati che  meritano un&#8217;attenta lettura. In Emilia-Romagna, per esempio, Vasco  Errani ha vinto con il 52,06% dei voti, quando cinque anni fa fu eletto  presidente con il 62,7% dei voti.</p>
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		<title>L&#8217;Espresso pronto a pagare Laura Drezwicka del Gf9 per incastrare Berlusconi</title>
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		<pubDate>Tue, 16 Jun 2009 10:40:40 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Nicola Bellotti</dc:creator>
				<category><![CDATA[Editoriali su Piacenza Night]]></category>
		<category><![CDATA[El Pais]]></category>
		<category><![CDATA[La Repubblica]]></category>
		<category><![CDATA[L’Espresso]]></category>
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		<category><![CDATA[Pdl]]></category>
		<category><![CDATA[Rupert Murdoch]]></category>
		<category><![CDATA[Silvio Berlusconi]]></category>

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		<description><![CDATA[Il quotidiano Il Giornale: "Abbiamo la registrazione del colloquio fra Laura Drezwicka e i giornalisti dell' Espresso. E siamo pronti a esibirla in ogni sede opportuna"]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Comprendo perfettamente le critiche di chi ha commentato duramente il mio ultimo editoriale, anche se trovo offensivo &#8211; non per me, ma per il popolo italiano &#8211; che chiunque non sposi l&#8217;ideologia antiberlusconiana debba essere evidentemente un idiota, lobotomizzato davanti alla tv spazzatura, incapace di vedere la verità professata dalla casta degli illuminati (i vari Santoro, Grillo, Travaglio), o peggio colluso con un sistema mafioso&#8230; </p>
<p>Invidio le vostre certezze, anche se preferisco ragionare sui miei tanti dubbi. A me piace dialogare, soprattutto con chi è di sinistra. Soprattutto con chi può aiutarmi a vedere le cose da un diverso punto di vista&#8230; </p>
<p>Permettetemi di tornare, però, un&#8217;ultima volta all&#8217;argomento trattato nel precedente editoriale per riflettere insieme, o almeno per porci delle domande. </p>
<p>Laura Drezwicka, una delle concorrenti dell&#8217;ultima edizione del Grande Fratello (GF9), ha dichiarato che due giornalisti dell&#8217;Espresso hanno avuto con lei una trattativa ed &#8220;erano pronti a pagarmi per incastrare Berlusconi&#8221;. </p>
<p>La dichiarazione della concorrente del GF9 si unisce alle tante che sono state pubblicate nelle ultime settimane sui giornali vicini al centrodestra, segno che in molti &#8211; per fini politici o semplicemente per gonfiare il proprio portafogli &#8211; hanno cercato di trovare l&#8217;oro sotto la montagna di fango con cui si è cercato si seppellire il premier italiano. </p>
<p>E mentre Veronica Lario, che ha sganciato la prima bomba, oggi fa marcia indietro scrivendo al Corriere della Sera che &#8220;la verità del rapporto tra me e mio marito non è neppure stata sfiorata, così come la ragione per cui ho dovuto ricorrere alla stampa per comunicare con lui&#8221;, il Gruppo Espresso prova a difendersi querelando &#8220;Il Giornale&#8221;, reo di avere pubblicato l&#8217;intervista alla Drezwicka. </p>
<p>Ma &#8220;Il Giornale&#8221; ha risposto prontamente che è in loro possesso &#8220;la registrazione del colloquio fra Laura Drezwicka e i giornalisti dell&#8217; Espresso. E siamo pronti a esibirla in ogni sede opportuna&#8221;. </p>
<p>Supponiamo quindi che non sia tutto falso quello scritto dai giornali vicini al centrodestra, le domande che mi pongo (e a cui non pretendo certo di dare una risposta) sono le seguenti: qualcuno sperava di trarre un beneficio dall&#8217;attacco personale a Silvio Berlusconi e alla sua famiglia? Qualcuno ha calcato la mano, scegliendo di non giocare secondo le regole, pur di alimentare il gossip? Qualcuno ha deliberatamente scelto di provare a ridicolizzare l&#8217;immagine del premier italiano (e di conseguenza del popolo che lo ha eletto democraticamente) all&#8217;estero, pur di ottenere un vantaggio alle urne? </p>
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		<title>Noemi, i cronisti di sinistra, il tycoon Rupert Murdoch, El Pais e la trappola contro Berlusconi</title>
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		<pubDate>Sun, 07 Jun 2009 22:37:49 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Nicola Bellotti</dc:creator>
				<category><![CDATA[Editoriali su Piacenza Night]]></category>
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		<description><![CDATA[Dopo averci provato invano con la magistratura, la sinistra ritrova la speranza: affossare il Cav con il gossip]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Guai a dire che esiste un complotto teso a defenestrare un premier eletto democraticamente dagli italiani. Chiunque osi sussurrarlo viene fatto passare per il solito imbecille credulone (ma non sono forse tutti imbecilli creduloni gli italiani che, lobotomizzati davanti alla tv spazzatura, hanno votato per Berlusconi in tutti questi anni?)&#8230; </p>
<p>Io sono convinto che questo attacco a Silvio Berlusconi, orchestrato a suon di gossip dalla stampa, non vada affatto minimizzato. Siamo di fronte ad un caso analogo a quello del 1994, quando &#8211; con un avviso di garanzia recapitato dalle colonne del Corriere della sera a un Berlusconi impegnato a presiedere il summit dell’Onu sulla criminalità &#8211; la magistratura riuscì ad abbattere un governo eletto democraticamente. </p>
<p>Dopo le successive vittorie del centrodestra, la magistratura non riuscì a compiere nuovamente il miracolo. La sinistra si trovò con i coltelli spuntati a doversi confrontare solo sul piano politico&#8230; e subì una serie di dure sconfitte. </p>
<p>Oggi siamo di fronte allo stesso scenario del 1994. I nemici di Berlusconi si sono però ingegnati ed hanno deciso di non ricorrere più alla via giudiziaria, ma allo screditamento privato, applicando le regole del gossip per la demolizione dell’avversario politico. </p>
<p>E in questa azione la stampa di sinistra ha trovato preziosi alleati. Il tycoon Rupert Murdoch, proprietario dei media di mezzo mondo e da sempre nemico di Berlusconi, che con i suoi giornali tenta di screditarlo all&#8217;estero. Il quotidiano spagnolo El Pais, grazie al quale &#8211; alla vigilia del voto &#8211; si è potuto costruire un caso intorno ad una serie di foto private, che nella loro innocenza non dimostrano assolutamente nulla se non che il piano era orchestrato da tempo, e che sul campo le milizie anti-Cav sono ben organizzate. Veronica Lario, che si è prestata (dopo le prove generali durante le precedenti due tornate elettorali) ad innescare la bomba. </p>
<p>E infine arriviamo a Noemi Letizia e alle storie raccontate dall&#8217;ex fidanzato, ritenuto teste credibilissimo da parte dei giornali di sinistra, che però ben si sono guardati dal riferire che il ragazzino per bene è in realtà stato condannato a un anno e due mesi per rapina, e in un&#8217;intervista ha ammesso di essere stato usato. </p>
<p>La trappola contro Silvio Berlusconi, e contro la maggioranza degli italiani che lo ha democraticamente incaricato di governare il Paese, è scattata. Indipendentemente da come finiranno le elezioni europee ed amministrative, il Cav è esposto ad un fuoco pesante che punta a renderlo impresentabile, a ridicolizzarlo, a renderlo vulnerabile agli occhi della comunità internazionale. Ecco perché è sbagliato minimizzare: questo attacco è soltanto l&#8217;inizio di un&#8217;azione che continuerà nei prossimi mesi, a suon di pseudo-scoop e finte notizie, fino a che il dubbio non si sarà insinuato&#8230; </p>
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		<title>Il 2 giugno gli italiani furono chiamati a scegliere tra repubblica e monarchia</title>
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		<pubDate>Mon, 01 Jun 2009 12:42:24 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Nicola Bellotti</dc:creator>
				<category><![CDATA[Editoriali su Piacenza Night]]></category>
		<category><![CDATA[Bruno Ravera]]></category>
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		<category><![CDATA[Elezioni Europee]]></category>
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		<category><![CDATA[Udc]]></category>
		<category><![CDATA[Umberto II]]></category>

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		<description><![CDATA[La festa offre lo spunto per riflessioni storiche interessanti, mentre il principe Emanuele Filiberto di Savoia corre per le europee]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Il 2 giugno è la festa della Repubblica Italiana. Prima della nascita della Repubblica, la festa nazionale italiana era la prima domenica di giugno (anniversario della concessione dello Statuto Albertino); in seguito alla fondazione venne scelto il 2 giugno come festa nazionale, ma per decenni la tradizione fu abbandonata, fino al 2000 quando il Presidente della Repubblica Carlo Azeglio Ciampi e il governo Amato la reintrodussero. </p>
<p>Il 2 giugno 1946 in Italia si svolse il primo referendum istituzionale e gli italiani (per la prima volta anche le donne) furono chiamati a scegliere tra repubblica e monarchia. Fu un giorno molto importante, che avrebbe cambiato il volto del nostro Paese per sempre. </p>
<p>A distanza di oltre 60 anni, non si spengono le critiche sull&#8217;esito di quel referendum. Cercando informazioni su Wikipedia ho trovato questa breve annotazione che può far riflettere. </p>
<p>Alla lettura dei primi dati, che indicavano un forte vantaggio per la monarchia soprattutto nel meridione, l&#8217;allora guardasigilli Palmiro Togliatti inviò migliaia di funzionari del proprio ministero a prelevare i verbali elettorali direttamente all&#8217;interno dei seggi, ordinando la contestuale sospensione delle operazioni di spoglio. I verbali furono portati a Roma e qui sottoposti a pesanti manipolazioni. Qualche ora dopo, Togliatti scrisse al presidente della Corte di Cassazione Giuseppe Pagano invitandolo a dare semplice lettura dei verbali complessivi delle 31 circoscrizioni elettorali, senza effettuare alcuna proclamazione del risultato. Pagano ribatté che la procedura era illegale e per tutta risposta fu minacciato di morte.</p>
<p>Lo storico Giulio Vignoli afferma inoltre che Togliatti intervenne per ritardare il rientro in Italia dei reduci dai campi di prigionia russi, in quanto ne temeva le testimonianze ai fini del voto.<br />
Non poterono votare neppure coloro che prima della chiusura delle liste elettorali (aprile 1945) si trovavano ancora fuori del territorio nazionale nei campi di prigionia o di internamento all&#8217;estero, o comunque non sul territorio nazionale. Di queste centinaia di migliaia di persone non furono ammesse al voto neppure quelle rientrate tra la data di chiusura delle liste e le votazioni. Furono inoltre escluse dal voto: la provincia di Bolzano con Bolzano, la Venezia Giulia con Gorizia, Trieste, Pola e Fiume, la città di Zara. </p>
<p>Fu un colpo di stato? E&#8217; lecito pensarlo, in ogni caso dopo 85 anni di regno, l&#8217;Italia divenne una Repubblica e il suo ex sovrano Umberto II, prima di lasciare il Paese, dichiarò: &#8220;Questa notte, in spregio alle leggi e al potere indipendente e sovrano della magistratura, il governo ha compiuto un gesto rivoluzionario assumendo, con atto unilaterale e arbitrario, poteri che non gli spettano e mi ha posto nell&#8217;alternativa di provocare spargimento di sangue o di subire la violenza. Proclamo pertanto lo scioglimento del giuramento di fedeltà al Re, non a quello verso verso la Patria, di coloro che lo hanno prestato e che vi hanno tenuto fede attraverso tante durissime prove&#8221;. </p>
<p>Oggi, nel 2009, alla vigilia del 2 giugno, mi fa un certo effetto osservare la corsa del principe Emanuele Filiberto di Savoia, candidato alle Elezioni Europee per l’Udc nella circoscrizione Nord-Ovest. </p>
<p>L&#8217;immagine del principe che corre per le elezioni europee sembra proprio spegnere ogni polemica sul presunto colpo di stato, e chiudere una volta per tutte il discorso. Anche alla luce del fatto che Emanuele Filiberto di Savoia sembra essere il candidato più preparato di tutti sull&#8217;Europa e sul suo Parlamento, a giudicare dall&#8217;esito del sondaggio promosso dal Secolo XIX. </p>
<p>Il più sicuro, che ha snocciolato una risposta dietro l’altra (quasi) senza esitazione e senza sbagliare un colpo, è stato Emanuele Filiberto di Savoia, candidato per l’Udc nella circoscrizione Nord-Ovest (che comprende anche la Liguria) alle prossime elezioni europee del 6 e 7 giugno.<br />
Emanuele Filiberto è uno dei dieci candidati che Il Secolo XIX ha scelto perché rispondessero a dieci domande tratte da un questionario ufficiale del Parlamento europeo: volevamo verificare sul campo, e senza preavviso, quale sia la preparazione “comunitaria” dei candidati in corsa.<br />
Il voto più basso, un secco 2, è andato a Bruno Ravera, il veterano leghista che ha confessato di non sapere quasi nulla di politica comunitaria, ma di avere «idee da esportare in Europa». Fra Ravera ed Emanuele Filiberto, molte incertezze, alcuni silenzi imbarazzanti, confusioni imperdonabili fra l’identità del presidente della Bce, quello del Parlamento europeo e quello della Commissione europea.<br />
Poi ci sono stati candidati come Ignazio La Russa, ministro della Difesa, che ha rifiutato di sottoporsi al test, o come Licia Ronzulli, giovane promessa del Pdl, che, dopo essere “inciampata” nelle prime domande, ha chiesto una prova d’appello in un’occasione più consona. </p>
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		<title>Silvio Berlusconi vs. Veronica Lario&#8230; E intanto Dario Franceschini vede la luce in fondo al tunnel</title>
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		<pubDate>Tue, 05 May 2009 22:44:01 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Nicola Bellotti</dc:creator>
				<category><![CDATA[Editoriali su Piacenza Night]]></category>
		<category><![CDATA[Antonio Palmieri]]></category>
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		<category><![CDATA[Silvio Berlusconi]]></category>
		<category><![CDATA[Veronica Lario]]></category>

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		<description><![CDATA[La valanga Veronica regala al Pd una speranza cui aggrapparsi]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Non c&#8217;è da stupirsi se del possibile divorzio di un premier parli mezzo mondo. Quando Nicolas Sarkozy, il presidente francese, divorziò dalla moglie per gettarsi tra le braccia di Carla Bruni alimentò pettegolezzi per mesi e mesi. Della vicenda personale tra Silvio Berlusconi e la moglie Veronica Lario non parlerei se non fosse che qualcuno ha accusato il premier di &#8220;farsela con le ragazzine&#8221;. </p>
<p>&#8220;Ero alla Fiera del mobile vicino Milano. Dal mio comando dell&#8217;elicottero mi dicono che si stava avvicinando un forte temporale e per questo ho deciso di partire prima&#8221;. Così Berlusconi ha ripercorso a Porta a Porta le tappe che lo hanno portato alla festa di compleanno di una 18enne, Noemi, a Casoria. &#8220;Avevo un&#8217;ora di anticipo, sono arrivato presto a Napoli e mi è stato riferito che c&#8217;era una riunione familiare per il compleanno di Noemi in un ristorante a tre minuti dall&#8217;aeroporto di Capodichino. Sono arrivato con otto auto al seguito, sembrava un funerale&#8230; poi ci sono stati applausi a non finire e io ho fatto foto con il papà, la mamma, i nonni, gli zii e i parenti della ragazzi e con tutta l&#8217;equipe di cuochi e camerieri&#8221;. </p>
<p>Non sembra certamente una vicenda tanto segreta e scabrosa da provocare un divorzio. Eppure Veronica Lario ha sfruttato questo evento per dare ai giornali la notizia della sua volontà di chiedere il divorzio. &#8220;Non posso stare con un uomo che frequenta le minorenni,&#8221; ha dichiarato.</p>
<p>&#8220;Veronica dovrà chiedermi scusa pubblicamente,&#8221; si è lamentato il premier Berlusconi. &#8220;E non so se basterà. È la terza volta che in campagna elettorale mi gioca uno scherzo di questo tipo&#8221;. </p>
<p>Difatti, checché ne dica il suo leader, la valanga Veronica regala al Pd una speranza cui aggrapparsi. &#8220;Pubblicamente,&#8221; scrive il Sole 24 Ore, &#8220;nessun dirigente del principale partito di opposizione dice una parola sull&#8217;argomento&#8221;. &#8220;Tra moglie e marito non mettere il dito&#8221;, motteggia Dario Franceschini, &#8221; e poi ogni italiano si sarà già fatto un&#8217;opinione senza bisogno di commenti politici&#8221;. &#8220;Ma l&#8217;affaire, che esplode fragorosamente proprio nel giorno in cui il Sole 24 Ore pubblica un sondaggio pesantissimo per il Pd, che non solo lo dà al 26% con un Pdl oltre il 40%, ma che soprattutto analizza la perdita di consenso del centrosinistra nelle fasce sociali che una volta erano il suo zoccolo duro (a partire proprio dagli operai), rappresenta per il partito di Dario Franceschini una sorta di luce in fondo al tunnel&#8221;.<br />
&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8211;</p>
<p>Aggiungo a questo post una riflessione dell&#8217;amico Antonio Palmieri, uno dei più grandi esperti di comunicazione politica nel nostro Paese.</p>
<p>&#8220;Ieri sera a Ballarò,&#8221; scrive Palmieri, &#8220;Franceschini ha perentoriamente richiesto coerenza tra comportamenti privati e pubblici degli uomini politici. E’ la nuova frontiera di una campagna elettorale che loro stanno davvero americanizzando, usando pesantemente, per la prima volta in Italia, uno degli aspetti più deleteri delle campagne all&#8217;americana: fomentare pesanti insinuazioni sulla moralità personale dell’avversario e buttargli fango addosso, cercando di screditarlo agli occhi dei cittadini&#8221;.</p>
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