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Questa mattina ho ricevuto una email dall’entourage del Presidente del Consiglio, Sivlio Berlusconi, nella quale viene riportata una lunga lettera scritta al direttore de “Il Foglio”, Giuliano Ferrara. In questa lettera il Presidente Berlusconi si sfoga, parlando dello scandalo che riempie le pagine dei giornali e di come tale scandalo riguardi “centinaia di persone sono esposte al ludibrio e al linciaggio”. La ritengo una lettera molto interessante e ve la ripropongo, sperando che possa nascere un dibattito costruttivo sull’uso a mio avviso inaccettabile delle intercettazioni. La vita privata di molte persone è stata sbattuta sui giornali per attaccare Silvio Berlusconi. Per lo stesso motivo nel Regno Unito è stato chiuso il tabloid più popolare (leggi: “Dopo lo scandalo del giornalismo britannico Murdoch chiude News of The World”).

Silvio Berlusconi, Giulio Tremonti e Gianni Letta hanno annunciato in una conferenza stampa che il Governo Italiano, per contrastare gli effetti della crisi internazionale (che ha portato – tra le altre cose – al declassamento degli Stati Uniti) anticiperà la Finanziaria, farà proseguire i lavori parlamentari in agosto e varerà alcune riforme importanti. Tra queste il “Pareggio di bilancio in Costituzione”.
Si tratta, forse, della cosa più seria che questo Governo abbia mai annunciato e mi auguro davvero possa andare in porto in tempi brevissimi. In sostanza significherebbe che ogni nuova spesa, per Legge, dovrebbe obbligatoriamente essere coperta per intero da una nuova entrata o in alternativa dal taglio di un’altra spesa.
Questa rivoluzione è difficile da concretizzare perché toglierebbe ai politici la possibilità di fare giochetti con le finanze pubbliche. Risulterebbe, infatti, immediatamente chiaro e trasparente il rapporto fra spese e tasse. Oggi, al contrario, si può giocare con il deficit, che i governi possono lasciare sulle spalle delle future ammnistrazioni.
Per intervenire immediatamente sul problemi finanziari europei, la BCE ha importo all’Italia di anticipare la Finanziaria, impegnandosi in cambio ad acquistare BTP, applicando la stessa ricetta di Spagna, Irlanda, Portogallo e Grecia.

Silvio Berlusconi prepara la sua uscita di scena. In una recente intervista ha dichiarato: “a 77 anni non posso più fare il presidente del consiglio”. E ancora: “Io, se potessi, lascerei già ora (…) non mi dimetto, però verrebbe voglia. In ogni caso alle prossime elezioni non sarò io il candidato premier”. Il presidente del consiglio ha lanciato la candidatura di Angelino Alfano, bacchettando Tremonti: “pensa di essere un genio e crede che tutti gli altri siano dei cretini. Lo sopporto perché lo conosco da tempo e va accettato così. Ma è l’unico che non fa gioco di squadra”.

Silvio Berlusconi esclude categoricamente un suo interesse per il Quirinale. “Non fa per me,” ha dichiarato, “la persona adatta è Gianni Letta”.

Il premier italiano, davanti a una folla di giornalisti riuniti nella sala del Mappamondo di Montecitorio, ha colto l’occasione per togliersi qualche sassolino dalla scarpa. “Non consegneremo l’Italia a Bersani, Vendola, Di Pietro. Andremo avanti nonostante i giornali, il fango e i fantomatici salotti dei poteri forti”. “Credo che non mi si possa contraddire, ha affermato Silvio Berlusconi, se dico che nessuno come me è stato oggetto di tanta violenza denigratoria”. “Per la sinistra l’avversario è un nemico da distruggere, da ridicolizzare e spesso anche da odiare. Noi l’avversario lo contraddiciamo ma lo rispettiamo”.

“Era ovvio che il referendum fosse politico e non avesse davvero come oggetto i quesiti posti sulle schede. Ed è ovvio che ora tutti coloro che prima avevano assicurato che non c’era niente di politico, ora gridino, come fa Bersani, che il governo deve sloggiare, come se fossimo in una banana republic dove non esistono vere elezioni ma soltanto colpacci bassi e colpi di Stato”. Ad affermarlo e Paolo Guzzanti, dal suo blog su Panorama.

Il risultato del Referendum è un nuovo schiaffo al Governo, a breve distanza dalla caduta di Milano. Il messaggio degli elettori è chiaro: siamo arcistifi di questa politica, del gossip, delle risse, di un centrodestra che sembra non lavorare per il futuro proprio e del Paese.

Io sono un Berlusconiano della prima ora e anche oggi, pur con enormi difficoltà, sosterrei il partito del Cav. Tuttavia vivo, come il resto degli elettori evidentemente, in un costante senso di smarrimento. Dove stiamo andando? Cosa stiamo costruendo? Quali sono gli uomini e le donne che nei luoghi della politica rappresentano davvero gli ideali che abbiamo professato? Chi sarà il prossimo leader?

La caduta di Milano, più di ogni altro risultato di questi giorni, è rappresentativa dello stato delle cose. Quando il centrosinistra presenta un progetto serio e un candidato in grado di tenere unite le sigle alle sue spalle, può vincere ovunque. E’ capitato anche a Piacenza, con Roberto Reggi.

La fortuna del Governo è che, nonostante le dure sconfitte, nelle alte sfere dell’opposizione nulla è cambiato. Non esiste un nuovo leader in grado di tenere unita la coalizione e soprattutto non esiste un programma serio e condiviso da tutti. Il collante tra forze che non hanno nulla a che vedere l’una con l’altra (gli ex comunisti e gli ex demoscristiani del Pd, gli ex fascisti di Fini, i giustizialisti dell’Idv, la setta di Beppe Grillo con i suoi seguaci, ecc.) resta unicamente l’odio verso Silvio Berlusconi.

E con la politica dell’odio non si va da nessuna parte. Si spera.