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Steve Jobs. 1955-2011

posted by Nicola Bellotti
mercoledì, ottobre 5, 2011

In modo semplice, austero ed efficace, Apple ricorda la morte di Steve Jobs con una bellissima fotografia in bianco e nero e con una scritta: “Steve Jobs 1955-2011″. Tutti i big dell’era tecnologica hanno ricordato il fondatore della Mela con parole toccanti. Bill Gates, fondatore di Microsoft, ha dichiarato: “Raramente nel mondo appare qualcuno che ha un impatto così profondo, Steve mi mancherà immensamente”. Gli ha fatto eco Mark Zuckerberg, l’ideatore di Facebook: “Grazie per aver dimostrato che quello che costruisci può cambiare le cose”. Wired, la più prestigiosa rivista informatica del mondo, ha oscurato il proprio sito web in segno di lutto. Bob Iger, presidente della Walt Disney, ha commentato: “Nonostante tutti i risultati raggiunti, mi sembrava che avesse appena cominciato”. Steve Jobs non era un uomo qualunque. Il suo celebre motto, pronunciato durante il discorso di Stanford, riecheggia per il Web. “Stay Hungry. Stay Foolish”, ovvero “Siate Affamati. Siate Folli”. E un esempio di come questo visionario ha cambiato il mondo è qui sulla mia scrivania, dove coesistono un iMac, un MacBook Pro, un iPhone, un iPad e un iPod, che insieme mandano avanti la nostra agenzia pubblicitaria, rendendo il lavoro di tutti i giorni un po’ più facile e soprattutto un po’ più smart.

Premetto che ho un iPad, per cui quando sento Steve Jobs e i suoi seguaci dire che “Adobe Flash è sempre più vicino alla tomba” mi sento un po’ preso per i fondelli. Navigando con Safari, il browser presente su iPad, più della metà dei siti che incontro sono penalizzati dall’assenza di Flash, alcuni in modo gravissimo.

Ma lasciamo perdere la mia opinione. Passiamo a snocciolare un po’ di dati, per capire se davvero per Adobe Flash è iniziato il countdown finale.

Dai dati più recenti pubblicati in questi giorni da Millward Brown, una delle organizzazioni mondiali più affidabili in materia di ricerche di mercato, risulta che oltre 3.000.000 di professionisti nel mondo (agenzie di comunicazione, web designer, software house, ecc.) stanno sviluppando applicativi in Flash, con una crescita di oltre un terzo rispetto al 2007. Se tutte queste aziende investono nella tecnologia di Adobe, senza lasciarsi scoraggiare dalle politiche della Mela, ci sarà un motivo.

Inoltre Flash Player è installato ed utilizzato sul 99% dei dispositivi (desktop, notebook, palmari, tablet pc, smartphone, ecc.) presenti sul mercato nei paesi sviluppati. Il nostro amico iPad è relegato in quel triste 1% di dispositivi su cui Flash non gira.

Ecco un po’ di tabelle per i più puntigliosi.

Steve Jobs ha ragione dicendo che gli utenti non devono per forza acquistare il suo iPad, e che i programmatori non devono per forza sviluppare e pubblicare per i suoi dispositivi. Lui fa quello che gli pare e il mondo, che in questo momento pende dalle sue labbra, è libro di condividere o meno la sua filosofia. Tuttavia…

La Apple è un’icona. E’ un’azienda che per anni ha combattuto contro colossi dell’informatica, immettendo sul mercato dispositivi rivoluzionari. Con i suoi Mac ha contribuito a migliorare il lavoro di artisti, grafici, musicisti, videomaker. Con l’Ipod ha cambiato il mondo della musica. Con l’iPhone ha stravolto il mercato della telefonia mobile.

Lo spot dell’iPad, infatti, presenta questo nuovo gioiellino come una vera rivoluzione. In termini di marketing, gli uomini di Steve Jobs hanno voluto affermare un concetto importante usando questa parola: ”rivoluzione”. Un concetto che è stato recepito e duramente criticato da Ryan Tate, editorialista e blogger di Valleywag.

”Se Bob Dylan fosse giovane oggi – ha domandato Ryan Tate a Steve Jobs – cosa penserebbe della sua azienda?”. Il cantautore americano non riuscirebbe ad associare la parola iPad con la parola rivoluzione, dal momento che ”le rivoluzioni sono legate al concetto di libertà”.

Il CEO della Mela, colpito duramente dalla domanda del blogger, ha risposto che ogni utente di iPad sarà libero: ”…da programmi che rubano i dati personali della gente. Dai programmi che uccidono la durata delle batterie. Dalla pornografia”.

Ne è nato un dibattito davvero interessante, in cui Ryan Tate ha accusato la Apple di avere imposto un vero e proprio regime, decidendo cosa includere o meno nei propri dispositivi, limitando di fatto la libertà degli utenti. Inoltre l’editorialista di Valleywag ha accusato Steve Jobs di avere messo in atto una sorta di vendetta personale nei confronti di Adobe, per esempio impedendo l’uso di Flash su iPad e iPhone.

Quanto alla pornografia, Ryan Tate ha risposto: ”io non voglio la libertà dalla pornografia. La pornografia va benissimo. E credo che mia moglie approverebbe”. La Apple vuole imporre al mondo ”una moralità sul porno, sui segreti industriali, sull’integrità tecnologica nel senso più deviato del termine”.

Insomma, pare proprio che Apple – secondo una parte della comunità dei bloggers americani esperti in high-tech – si stia proprio Microsoftizzando.

Io non sono mai stato anti-Microsoft e oggi non sono certo anti-Apple; sulla scrivania ho un PC (con Windows XP) e un iMac. Adoro il mio iPod e trovo che il mio iPad sia un gadget divertente, anche se condivido al 100% il pensiero di Ryan Tate riguardo la libertà di usare quello che mi pare. Circa il 75% dei siti web del mondo hanno almeno un banner in tecnologia Flash, che io – con il mio iPad – non posso vedere.

E’ un po’ come usare Google in Cina…

Torno sull’argomento iPad visto il gran numero di lettori che mi ha sollecitato una recensione. Il nuovo dispositivo della Mela e’ uno degli oggetti piu’ attesi del 2010, anche grazie ad una campagna marketing davvero efficace, che ha saputo sfruttare il successo planetario dell’iPhone per creare una forte aspettativa. Dopo averlo usato per circa una settimana devo dire che sono un po’ deluso. Certo sapevo che avrei avuto in mano un hardware limitato, ma rifiutavo di credere che l’ipad fosse solo un giocattolo costoso per amanti dell’hi-tech.

Ho provato ad usarlo per lavoro ed e’ stato un vero disastro. Safari e’ un browser pieno di limitazioni, a tal punto da rendere la vita impossibile a chi ha la necessita’, per esempio, di scaricare un Pdf per consultarlo in un secondo momento. Scrivere questo editoriale, usando il backend di PiacenzaNigt.com, e’ possibile, ma non mi e’ concesso di caricare foto, dal momento che il pulsante “sfoglia” e’ disabilitato. Non parliamo del gargantuesco disagio provocato dall’assenza di Flash. Il plugin della Adobe che tanto infastidisce il signor Jobs, e’ presente in oltre il 75% dei siti web, e molti siti con cui ho a che far per lavoro quotidianamente non possono essere navigati. Altro tasto dolente.

Non esiste ancora iBooks per gli utenti italiani, per cui sono riuscito a verificare solo il funzionamento di Kindle di Amazon, che non e’ certo il massimo in termini di appeal. Ci sono anche molte Apps divertenti, videogame intriganti, tools utili, e immagino che presto saranno disponibili strumenti in grado di migliorare le prestazioni di Safari & co. Leggere le email in push e’ comodissimo, sfogliare le mappe e’ semplice e intuitivo, l’accesso ai video di Youtube e’ tanto elementare da risultare automatico a mia figlia che ha 15 mesi. Ma serviva davvero l’ipad per fare le cose che già‘ faceva l’iPhone? Insomma, l’iPad e’ un gadget divertente, un giocattolo sofisticato, ma non e’ assolutamente uno strumento di lavoro in grado di sostituire il notebook o il netbook.