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	<title>Nicola Bellotti 5.0 &#187; USA</title>
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	<description>Strategia e creativita. Fotografia. Romanzi fantasy. Editoriali ed opinioni.</description>
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		<title>Wikileaks e Julian Assange. Intervista a Giuliano Tavaroli</title>
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		<pubDate>Thu, 30 Dec 2010 09:15:12 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Nicola Bellotti</dc:creator>
				<category><![CDATA[Editoriali su Piacenza Night]]></category>
		<category><![CDATA[Carlo Alberto Dalla Chiesa]]></category>
		<category><![CDATA[Giuliano Tavaroli]]></category>
		<category><![CDATA[Julian Assange]]></category>
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		<category><![CDATA[Wikileaks]]></category>

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		<description><![CDATA[Il 28 novembre scorso, Wikileaks ha pubblicato la  più ingente rassegna di documenti riservati sulle diplomazie occidentali  mai resi noti al grande pubblico. Nei dossier pubblicati sono stati  rivelati segreti relativi all&#8217;operato del Governo degli Stati Uniti e di  molti capi di Stato europei.
Ne abbiamo parlato con Giuliano Tavaroli, uno dei [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><span>Il 28 novembre scorso, Wikileaks ha pubblicato la  più ingente rassegna di documenti riservati sulle diplomazie occidentali  mai resi noti al grande pubblico. Nei dossier pubblicati sono stati  rivelati segreti relativi all&#8217;operato del Governo degli Stati Uniti e di  molti capi di Stato europei.</span></p>
<p><a href="http://www.piacenzanight.com/news/gallery-piacenza-nkarjcnw-1-8032-thumb.jpg"><img class="alignleft" title="Giuliano Tavaroli per PiacenzaNight.com" src="http://www.piacenzanight.com/news/tavaroli.jpg" alt="" width="193" height="249" /></a>Ne abbiamo parlato con <strong>Giuliano Tavaroli</strong>, uno dei maggiori  esperti di sicurezza informatica in Italia. Con un passato da  brigadiere, in servizio presso la sezione Anticrimine dei Carabinieri di  Milano (nel reparto antiterrorismo guidato dal generale Carlo Alberto  Dalla Chiesa), dopo la lunga attività di security manager ai vertici di  Pirelli e, successivamente, del Gruppo Telecom Italia, oggi Tavaroli è  consulente di <a href="http://www.dualservice.it/" target="_blank">Dual Service</a> e <a href="https://www.dualriskmanagement.com/" target="_blank">Dual Risk Management</a>, società del gruppo Exe di Brescia, che si occupano di consulenza e servizi nell&#8217;ambito della sicurezza.</p>
<p>Nel suo libro &#8220;Spie&#8221;, Giuliano Tavaroli racconta i retroscena di un  tentativo di sottrarre informazioni dai server della Kroll americana.  Anche in quel caso le vittime non riuscirono a difendersi e non si  accorsero dell&#8217;intrusione. &#8220;In questi giorni tutti sembrano domandarsi  chi si nasconda dietro a Mr. Assange,&#8221; ha esordito Tavaroli. &#8220;Potremmo  dire tutti e nessuno. Wikileaks ha costruito dal 2006 la reputazione di  un sito che protegge i <em>whistlerblower</em> e che fornisce un ribalta  pubblica a chi vuole far conoscere malefatte o anche solo informazioni  riservate del sistema e le modalita&#8217; di funzionamento del potere. E&#8217; un  moderno megafono&#8221;.</p>
<p>Un megafono che riesce a rubare intere banche dati senza che  Dipartimento di Stato americano o il Pentagono riescano ad accorgersene.  &#8220;Negli ultimi anni si è focalizzata l&#8217;attenzione, e quindi gli  investimenti, verso la rete ed i rischi connessi alla comunicazione.  Sfugge ai più che i dati che circolano su Internet hanno un&#8217;origine e  una destinazione finale su server e database ai quali, spesso, non è  concessa la stessa attenzione dal punto di vista della sicurezza.  Inoltre c&#8217;è da aggiungere che il compromesso tra l&#8217;esigenza di  comunicare, il diritto alla privacy e la sicurezza non ha ancora trovato  un punto di equilibrio gestibile&#8221;.</p>
<p>La domanda che tutti hanno in testa è come riesca Wikileaks a sostenersi  economicamente. &#8220;Non esistono informazioni sufficienti per sabilire  quanto costi Wikileaks,&#8221; ha risposto Tavaroli. &#8220;Si può affermare che la  tecnologia, oggi, consente di far vivere un progetto come questo a costi  davvero contenuti. Al momento sembra che i soli contributi dei <em>donors</em> mantengano in piedi la struttura. E&#8217; stato annunciato che per fine anno verranno resi pubblici gli <em>economics</em> della gestione. Forse riusciremo a capirne di più&#8243;.</p>
<p>Come proteggersi, dunque, da realtà come Wikileaks? &#8220;Non è solo un  problema di tecnologia,&#8221; ha spiegato Tavaroli, &#8220;quanto piuttosto &#8211; <em>in primis</em> &#8211; di cultura, di organizzazione e certamete di allocazione delle  risorse. La sicurezza costa, e qualsiasi organizzazione (pubblica o  privata) oggi deve misurarsi con il problema delle &#8217;scarse risorse&#8217;, e  con la necessità di dare soddisfazione ad altre priorità&#8220;.</p>
<p>Viene da pensare che anche una potenza come Stati Uniti abbia  sopravvalutato la sicurezza dei propri sistemi informatici. &#8220;Da quanto  affermato anche dal DoD, in realtà è stata presa una decisione  consapevole. Dopo l&#8217;11 settembre una commissione governativa ha  ravvisato nella mancata condivisione delle informazioni la principale  causa del disastroso evento terroristico. Successivamente è stato  avviato un enorme progetto chiamato &#8217;share for win&#8217; (condividere per  vincere) che stravolgeva il vecchio principio del &#8216;need to know&#8217;  (ricevere un&#8217;informazione solo se necessaria) e allargava il perimetro  della condivisione dell&#8217;informazione all&#8217;interno delle agenzie federali.  Io non credo che i fatti di questi giorni cambieranno questa filosofia;  piuttosto indurranno ad investire maggiori risorse in sistemi di  controllo e sicurezza, ricorrendo sempre di più alla biometria&#8221;.</p>
<p>Il prossimo obbiettivo dichiarato da Wikileaks saranno le banche. Sono  organizzate per resistere? Su questa questione Tavaroli è perentorio:  &#8220;assolutamente no&#8221;, ha risposto.</p>
<p>Abbiamo voluto concludere con una provocazione, chiedendo all&#8217;esperto di  security se le attività di Wikileaks possono considerarsi una forma di  terrorismo. &#8220;Bé, se guardiamo alla definizione di terrorismo  universalmente accettata, e riconosciuta dalle Nazioni Unite, la  risposta è no. Ho più volte fatto notare, in questi giorni, che Mr.  Assange non ha mai fatto mistero del suo rivoluzionario messaggio, e del  manifesto che ha dato vita a Wikileaks: rendere il potere &#8220;nudo&#8221; e  offrire la verità alla società civile. Non so se gli verrà concesso  altro tempo, o se avrà altre occasioni per divulgare notizie così  importanti. Ma se non si tratterà di Wikileakes o di Assange  qualcun&#8217;altro proseguirà questa battaglia. Il potere, e soprattutto la  sua celebrazione nelle stanze segrete, oggi è sempre più a rischio di  essere esposto. E&#8217; un cambiamento non da poco, reso possibile dalla  rete, dall&#8217;anonimato delle fonti e dai cambiamenti tecnologici. Senza un  approccio proattivo e diffuso è davvero difficile dare risposte  credibili in materia di sicurezza&#8221;.</p>
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		<title>USA 2008. John McCain si congratula con il nuovo Presidente Barack Obama</title>
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		<pubDate>Wed, 05 Nov 2008 13:45:02 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Nicola Bellotti</dc:creator>
				<category><![CDATA[Editoriali su Piacenza Night]]></category>
		<category><![CDATA[Barack Obama]]></category>
		<category><![CDATA[John McCain]]></category>
		<category><![CDATA[USA]]></category>

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		<description><![CDATA[“Gli Stati Uniti si sono espressi e si sono espressi in modo chiaro”. Con queste parole il senatore dell’Arizona John McCain, dal palco di Phoenix, ha iniziato il discorso con il quale ha concesso la vittoria al senatore dell’Illinois Barack Obama, eletto pochi minuti fa Presidente degli Stati Uniti.
”Ho chiamato per congratularmi con il senatore [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>“Gli Stati Uniti si sono espressi e si sono espressi in modo chiaro”. Con queste parole il senatore dell’Arizona John McCain, dal palco di Phoenix, ha iniziato il discorso con il quale ha concesso la vittoria al senatore dell’Illinois Barack Obama, eletto pochi minuti fa Presidente degli Stati Uniti.</p>
<p>”Ho chiamato per congratularmi con il senatore Obama, eletto presidente del Paese che entrambi amiamo”, ha aggiunto il candidato repubblicano McCain, che ha parlato ai suoi elettori con tono mesto. ”Abbiamo lottato duramente e non ce l’abbiamo fatta, il fallimento è mio, non vostro. Ora bisogna rimettere in pista questo Paese!”.</p>
<p>McCain ha poi aggiunto di non sapare “cosa avremmo potuto fare di più per vincere queste elezioni. Sono stati fatti degli errori e anche io ne ho commessi”, ha concluso.</p>
<p>Credo che da queste elezioni così emozionanti la politica italiana dovrebbe prendere spunto, soprattutto per lo stile. I candidati si sono fronteggiati energicamente, non risparmiandosi attacchi reciproci e dichiarazioni al veleno, ma mai con i toni a cui ci hanno abituato i nostri politici. E, mai come quando si rappresente il proprio Paese, lo stile gioca un ruolo fondamentale. </p>
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		<title>Primarie USA. Obama in testa nei sondaggi anche nella Virginia razzista</title>
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		<pubDate>Mon, 11 Feb 2008 14:00:20 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Nicola Bellotti</dc:creator>
				<category><![CDATA[Editoriali su Piacenza Night]]></category>
		<category><![CDATA[Barack Obama]]></category>
		<category><![CDATA[USA]]></category>

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		<description><![CDATA[Richmond, Virginia. Città che è stata la capitale della Confederazione Sudista. Città che è stata protagonista di episodi di razzismo fin dal tempo dei padri fondatori, da sempre roccaforte repubblicana (eccetto la vittoria di Lyndon Johnson nel 1964, la conservatrice Virginia dal 1952 ha sempre votato repubblicano), potrebbe dare il via libera ad un candidato [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Richmond, Virginia. Città che è stata la capitale della Confederazione Sudista. Città che è stata protagonista di episodi di razzismo fin dal tempo dei padri fondatori, da sempre roccaforte repubblicana (eccetto la vittoria di Lyndon Johnson nel 1964, la conservatrice Virginia dal 1952 ha sempre votato repubblicano), potrebbe dare il via libera ad un candidato nero come portabandiera dei democratici nella corsa alla Casa Bianca.</p>
<p>Barack Obama è super favorito, e si presenta con il favore dei sondaggi ad una delle batteglie più importanti della storia americana. L’istituto di sondaggi Mason-Dixon ha diffuso dati che indicano Obama in vantaggio su Hillary Clinton 53-37 in Virginia e 53-35 in Maryland.</p>
<p>Sul fronte repubblicano John McCain viene dato ampiamente favorito, ma l&#8217;ex governatore dell’Arkansas, Mike Huckabee, non si arrende.</p>
<p>Le prossime ore saranno decisive. E Hillary lo sa bene (tanto da finanziare la sua campagna con altri 5 milioni di dollari di tasca sua). Intanto il sindaco di New York, Michael Bloomberg (che da buon miliardario si paga tutte le campagne da sé), resta alla finestra a guardare&#8230; pronto a stupire tutti con un colpo di scena.</p>
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		<title>Primarie USA. Chi sono i magnifici 7 che si contendono la Casa Bianca?</title>
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		<pubDate>Wed, 02 Jan 2008 14:02:41 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Nicola Bellotti</dc:creator>
				<category><![CDATA[Editoriali su Piacenza Night]]></category>
		<category><![CDATA[Barack Obama]]></category>
		<category><![CDATA[USA]]></category>

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		<description><![CDATA[Il 3 gennaio partiranno le primarie per scegliere i candidati alla Casa Bianca, e il prossimo Presidente degli Stati Uniti. Dovremo attendere la fine dell&#8217;estate per sapere chi, nel novembre prossimo, sarà il candidato ufficiale dei Democratici e dei Repubblicani, ma intanto nulla ci vieta di fare congetture.
Personalmente sogno un confronto tra Barack Obama (Democratico) [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Il 3 gennaio partiranno le primarie per scegliere i candidati alla Casa Bianca, e il prossimo Presidente degli Stati Uniti. Dovremo attendere la fine dell&#8217;estate per sapere chi, nel novembre prossimo, sarà il candidato ufficiale dei Democratici e dei Repubblicani, ma intanto nulla ci vieta di fare congetture.</p>
<p>Personalmente sogno un confronto tra Barack Obama (Democratico) e Rudolph Giuliani (Repubblicano).</p>
<p>Obama è il populista di sinistra, è un uomo nuovo, piace all&#8217;anima progressista (che mal sopporta i Clinton) ed è un nero. Entusiasma le folle, e questo non è esattamente un bene visto che tra i Democratici esiste una sorta di maledizione che impedisce ai più &#8220;osannati&#8221; dalla gente di arrivare ad essere candidati.</p>
<p>Rudy Giuliani è il sindaco della New York dell&#8217;11 Settembre. E&#8217; un uomo di polso ma anche di valori, legato alle tradizioni, ma rispettoso del pensiero altrui. Continua ad essere in testa nei sondaggi nazionali, anche se i suoi contendenti lo tallonano da vicino.</p>
<p>Tra gli altri spiccano:</p>
<p>Hillary Clinton (Democratica), in testa secondo i sondaggi nazionali con 18 punti su Obama, moglie del due volte Presidente Bill (figura ingombrante), moderata e pronta al compromesso.</p>
<p>Mike Huckabee (Repubblicano), il populista di destra, ex governatore dell&#8217;Arkansas. Essendo un pastore piace ai religiosi, in particolare nell&#8217;Iowa e nella Carolina del Sud.</p>
<p>John Edwards (Democratico), altro populista di sinistra, indietro di 30 punti su Hillary.</p>
<p>John McCain (Repubblicano), 71enne, pur con alti e bassi sembra in grado di infastidire Rudy.</p>
<p>Mitt Romney (Repubblicano), secondo nei sondaggi dietro all&#8217;ex sindaco di New York, piace all&#8217;elettorato repubblicano, pur senza essere mai risultato troppo convincente.</p>
<p>Tra sette litiganti, un ottavo sembra pronto a creare scompiglio. Michael Bloomberg, potrebbe presentarsi come indipendente alle prossime elezioni presidenziali. Ebreo, ricchissimo (il suo patrimonio personale è stimato in 4 miliardi di dollari), entrerà in competizione se dovessero emergere due candidati agli antipodi, come Mike Huckabee tra i repubblicani e Barack Obama o John Edwards tra i democratici. Secondo indiscrezioni potrebbe investire fino a un miliardo di dollari della sua fortuna per la campagna elettorale. </p>
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		<title>Mela, santi ed alligatori. On the road sulla costa est degli Stati Uniti</title>
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		<pubDate>Sat, 11 Aug 2007 14:04:53 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Nicola Bellotti</dc:creator>
				<category><![CDATA[Editoriali su Piacenza Night]]></category>
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		<description><![CDATA[Scrivo questo racconto estivo dagli Stati Uniti, e precisamente da un internet cafe’ di South Beach a Miami, dopo essere stato a New York, a New Orleans e in giro a zonzo per la Florida.
Il mio viaggio è iniziato 18 giorni fa, a New York, quando sceso dall’aereo mi sono catapultato a rendere omaggio a [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Scrivo questo racconto estivo dagli Stati Uniti, e precisamente da un internet cafe’ di South Beach a Miami, dopo essere stato a New York, a New Orleans e in giro a zonzo per la Florida.</p>
<p>Il mio viaggio è iniziato 18 giorni fa, a New York, quando sceso dall’aereo mi sono catapultato a rendere omaggio a Ground Zero, il luogo dove 15 anni prima ero salito sul tetto di una delle Torri Gemelle. Nel caos della capitale del mondo, tra gente di ogni etnia e di ogni paese che entra ed esce da Wall Street e dai palazzi del business, quella ferita al cuore di Manhattan è avvolta da un silenzio assordante.<br />
Solo per dedicare il giusto tempo ai musei di New York e alla magia della sua biblioteca pubblica servirebbe un mese. Avevo una gran voglia di visitare il Guggenheim, e dopo una lunga passeggiata in Central Park mi sono diretto verso uno degli edifici più affascinanti del mondo per trovarlo avvolto nel cellophane. Purtroppo la chiocciola è in fase di restauro e mi sono dovuto accontentare dell’interno. Nel pomeriggio mi sono dedicato completamente al MoMA. Alcuni critici d’arte scrivevano su un famoso magazine che sono circa mille le opere d’arte che un uomo dovrebbe vedere prima di morire. Ebbene al MoMA ne sono conservate più di un terzo. Sono uscito con la mente annebbiata, confusa tra le decine di Picasso, Braque, Monet, Chagall, Boccioni, Matisse, Kandinsky, De Chirico, Dalì, Magritte, Balthus, Hopper, Pollock, Van Gogh, Cézanne. Un’estasi d’arte che ho placato tuffandomi in un ristorantino greco poco distante dalla Broadway. I giorni successivi ho camminato per miglia e miglia a piedi, per godermi ogni angolo di New York. Le tre donne che mi hanno accompagnato in questo viaggio hanno sacrificato un po’ (solo un po’, beninteso) del loro compulsivo bisogno di fare shopping per correre su e giù per Manhattan. Dalla mia prima visita alla Grande Mela sono trascorsi, come dicevo, quindici anni. Molte cose sono cambiate, ma non l’atmosfera di questa città, né il carattere dei newyorkesi. L’ultimo giorno mi sono rifugiato per un’oretta nella cattedrale dedicata a San Patrizio. Uno dei luoghi, a mio avviso, più mistici della Terra. Seminascosta tra i grattacieli la chiesa vibra di una forza inaudita, in grado di superare le voci confuse della città e di regalare un attimo di raccoglimento ai fedeli.</p>
<p>Gli americani sono un popolo accogliente. Ma a New Orleans, nel profondo sud della Louisiana, lo sono anche di più (quelli che non ti ammazzano e ti fanno sparire nelle paludi, ovviamente).<br />
Per assistere ad una messa battista con cori gospel ci siamo avventurati in un quartiere popolato solo da afroamericani. Era domenica mattina, piuttosto presto, e la città sembrava deserta. Nel tragitto ho temuto di essere assassinato più volte. Ad ogni occhiata guardinga che mi veniva indirizzata i sudori freddi mi facevano dimenticare i 46 gradi all’ombra&#8230; tuttavia, appena arrivati in chiesa, abbiamo avuto un&#8217;accoglienza incredibile. Eravamo gli unici bianchi (salvo alcuni turisti entrati ed usciti nel tempo di un “amen”) e la cosa sembrava divertirli.<br />
Per il resto la capitale mondiale del jazz e&#8217; molto bella. La famosa Bourbon Street e&#8217; ormai una specie di Gardaland di locali dove il jazz e il blues sono stati sostituiti da esibizioni rock e musica dance&#8230; oltre che da bordelli e locali di lap dance&#8230; Le mie tre donne non sembravano intenzionate a visitare i locali di Hustler e Penthouse, così sono riuscito a trascinarle nella famosa “sala per la conservazione del jazz”. Concerto breve, ma intenso, solo lievemente disturbato dal baccano del locale vicino dove dei metallari suonavano techno. Immancabile il giro sul Missisipi con il battello a vapore (un classico per turisti gonzi a cui non ho potuto sottrarmi, ma che mi ha permesso di constatare la devastazione lasciata dall&#8217;uragano Katrina).<br />
Fuori dal centro storico la città è ancora un macello. 25 milioni di dollari al giorno, secondo il pastore battista che celebrava la messa gospel, vengono destinati dal governo alla ricostruzione. E, a parte la zona turistica, i quartieri popolari, molte scuole e la ferrovia sono ancora completamente distrutti&#8230; dove vadano a finire quei soldi (posto che vengano spesi davvero) non si sa&#8230; di ruspe e cantieri non ne ho visti.</p>
<p>Il viaggio in bus per Pensacola è stato un&#8217;odissea. 5 negretti urlanti dietro di me per 5 o 6 ore&#8230; Più due tipi che sembravano serial killer&#8230; uno era visibilmente sotto effetto di stupefacenti. L&#8217;altro era un mezzo nerd con indosso la tshirt di un locale porno&#8230; tutto sudato&#8230; guardava le ragazze con fare lascivo. Loro guardavano me con lo sguardo di chi esige l’intervento immediato di Rambo. Ripensandoci ora &#8211; che sono sopravvissuto &#8211; la scena era piuttosto comica.<br />
Per mia fortuna, davanti a noi un omone di colore altro 2 metri, in gessato scuro con cravatta d&#8217;oro, riusciva ad infondermi una certa sicurezza. Secondo me aveva in tasca almeno un mitra.<br />
Dimenticavo. L&#8217;autista aveva circa 90 anni ed era guercio&#8230;<br />
Visitata la città coloniale (conservata con cura maniacale) e la sua bellissima spiaggia (Pensacola Beach, un’isola di sabbie caraibiche ancorata alla terra da un lunghissimo ponte sospeso sull&#8217;acqua), dopo aver ingurgitato un enorme piatto a base di crostacei fritti, pollo fritto, verdure fritte e qualsiasi-altra-cosa fritta, siamo partiti con la nostra DODGE GRAN CARAVAN verso la capitale.</p>
<p>Ebbene si, con mia grande sorpresa la capitale della Florida è Tallahassee, una città universitaria proprio al centro del “Sunshine State”. Crocevia tra mille strade, la capitale è una città tutto sommato tranquilla, in cui l’Università della Florida si distingue da tutto il resto degli edifici per la sua maestosa bellezza, e gli uffici amministrativi sono sparsi un po&#8217; ovunque. Attorno alla città mille strade disseminate di fast food.</p>
<p>Piccola digressione. Ho avuto l’impressione che l&#8217;era dei fast food sia in qualche modo sul viale del tramonto. Da New York a Miami solo le periferie e le strade a lunga percorrenza restano dominio dei fast food. Nei cuori delle città, nei luoghi prestigiosi o turistici, i fast food hanno ceduto il passo a tanti ristorantini molto carini&#8230; e, ragazzi, ho mangiato davvero bene in questi 15 giorni. Fine della digressione.</p>
<p>Ripartiti l&#8217;indomani dal nostro hotel ci siamo diretti di nuovo verso la costa est, e per la precisione a St. Augustin, un borgo coloniale sull&#8217;oceano. La cittadina, piccola e assolutamente ben conservata, fa un po&#8217; Grazzano Visconti&#8230; ma merita una visita. Fortini, castelletti e case in pietra ricordano più una città tardo medievale che non coloniale, una cosa che non mi aspettavo di vedere in America.<br />
Abbiamo cenato in uno dei migliori ristoranti della Florida (secondo la nostra “guida per autostoppisti”) un melting pop di sapori cajun, europei, asiatici e sudamericani. Cucina fusion, ma con gusto. Non male&#8230;</p>
<p>Tappa successiva Orlando. Non ho trovato più nulla di quello che mi ricordavo. La città in 15 anni si è completamente trasformata. O meglio, la città di Orlando è scomparsa del tutto. Fine dei giochi. Potrebbe tranquillamente essere cancellata dalle carte geografiche. Qui “Walt Disney World” e gli “Universal Studios” si stanno dando battaglia per il dominio assoluto del paese dei balocchi, e la città vecchia è la prima ad esserne uscita con le ossa rotte.<br />
“Disney” occupa una regione immensa, sulla quale ha costruito decine di parchi (Magic Kingdom, MGM, Epcon, Animal Kingdom, Typhoon Lagoon, Blizzard Beach&#8230;) e sulla quale ha realizzato alberghi, spa, zone per praticare sport e soprattutto “Downtown”. In pratica un&#8217;area commerciale lungo uno dei tanti laghi con ristoranti, negozi, bar e discoteche aperte nottetempo.<br />
”Universal” ha risposto con nuovi parchi a tema, comprandosi il ben noto “Wet’n’Wild”, e contrapponendo a Disney Downtown la sua “Citywalk”, un altro agglomerato di negozi, ristoranti, locali e club per bere alcolici senza nasconderli nel sacchettino di carta (che fa tanto barbone) e per ballare.<br />
Orlando e i suoi locali del centro sono stati spazzati via&#8230; tutto il turismo si e&#8217; radicato nelle due regioni dei dievrtimenti e nella zona di Kissimee.</p>
<p>Finita l&#8217;estenuante corsa ai parchi abbiamo lasciato Kissimee per Miami.<br />
Arrivati a Miami Beach ci siamo subito accorti che eravamo alloggiati nell’unico cesso-di-posto della bellissima zona. Se mai vi proporranno un soggiorno al “Monaco Resort” di Sunny Islands fuggite senza voltarvi indietro. Tra grattacieli sfarzosi e ville meravigliose noi ci siamo trovati in un cesso frequentato solo da russi ubriachi da mattina a sera.<br />
Ho comprato un coltello (una pistola mi sembrava troppo).<br />
Nella prima notte sono stato svegliato da 4 urla lancinanti (tipo uomo-sventrato-da-coltello)&#8230;<br />
Per il resto di Miami e&#8217; difficile da visitare. Molto dispersiva ed eterogenea non ha un centro e va vista a spot. Miami Beach e&#8217; molto bella, la sua Lincoln Road e Ocean Drive sono zone opulente e magnifiche dal punto di vista architettonico. Sarebbe tutto bellissimo se non si sentisse parlare solo italiano&#8230; il che rompe un po’ la magia.<br />
Little Havana è bruttarella, mi aspettavo di ritrovare Cuba ed invece credo di avere visto una proiezione di quello che sarebbe stata Cuba se la rivoluzione non avesse mandato a casa gli yankee.<br />
Downtown e&#8217; un&#8217;area depressa. Non mi e&#8217; piaciuta. Molto meglio Coconut Groove che sprizza allegria.<br />
Oggi sono in giro per Miami Beach da solo. Ho piantato le donne in spiaggia, mi sono fiondato da “Dunkin’ Donuts” a prendere un po&#8217; di ciambelle tipo Homer J. Simpson (qui e&#8217; esplosa la mania del film) e mi sono infilato in questo internet cafe&#8217;&#8230;</p>
<p>Domani sarò di nuovo a Piacenza. </p>
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