Per esplorare il dolore, senza subirlo davvero? Per lasciarsi andare alla malinconia? Per empatia verso l’autore? Perché ascoltiamo canzoni tristi? Di certo non lo facciamo per sentirci ancora più giù. Al contrario, quasi sempre cerchiamo di armonizzare le nostre emozioni con quelle evocate dal brano, aprendo i canali dell’empatia, in una sorta di terapia che agisce come un balsamo sulle ferite. Ho letto una ricerca che evidenzia come l’ascolto di canzoni lente, toccanti o in tonalità minore attivi i circuiti cerebrali legati al piacere. Non sorprende scoprire che le persone risultate nei test con i livelli più alti di empatia siano anche quelle più propense ad ascoltare musica triste quando si trovano in uno stato d’animo negativo. Secondo lo studio, la musica commovente ha il potere di trasformare un’emozione negativa in un processo di elaborazione protetta, esteticamente piacevole e in comunione emotiva con l’autore.
E se l’ascolto è terapeutico, cantare o suonare un brano malinconico lo è in modo esponenziale. Il detto “canta che ti passa” è tutto fuorché banale. Cantare è liberatorio: è un atto di pulizia interiore che ti porta dentro di te e, al tempo stesso, fuori dal mondo. Non occorre essere musicisti per accorgersi che, anche solo sotto la doccia, il canto induce un immediato rilassamento muscolare. Mi ha colpito leggere che, se ascoltare musica emotivamente potente attiva i circuiti del piacere, cantare libera addirittura analgesici endogeni, gli stessi che stimolano il sistema immunitario.
Mi viene in mente una canzone triste che ho ascoltato e cantato mille volte, definita dagli stessi autori “di estrema sincerità e di completa stupidità”. È una ballata con un testo semplice, in cui è difficile non ritrovare qualcosa di sé. In inglese, come spesso accade, suona meno ingenua che nella traduzione italiana… “Quando sei sicuro di averne avuto abbastanza di questa vita, resisti. Non lasciarti andare, perché tutti piangono e tutti soffrono, a volte. A volte tutto è sbagliato. Ora è tempo di cantare insieme. Quando il tuo giorno è soltanto notte, resisti. Se ti senti come se ti stessi lasciando andare, resisti. Quando pensi di averne avuto troppo di questa vita, beh, resisti. Perché tutti soffrono”.
