Sono anni difficili. Una crisi dopo l’altra. Guerre. Paura. Cattiveria diffusa. Ma oggi, il giorno di Pasqua, c’è una parola che esprime tutta la sua forza ed è “VITA”.
La Pasqua cristiana nasce dal sacrificio di un uomo mite. Nasce davanti a una tomba vuota, non davanti a un campo di battaglia. Per questo ogni volta che qualcuno usa la religione, la fede, il nome di Dio per giustificare una guerra, tradisce il concetto stesso di Dio oltre che l’essere umano nel senso più profondo.
Ma questo vale ovunque, non solo dove cadono le bombe oggi. Vale anche nei Paesi dove si governa con il terrore. Vale nelle dittature, nelle teocrazie, in tutti i regimi che soffocano la libertà, che imprigionano chi parla, che perseguitano chi pensa, che schiacciano i propri cittadini nel nome di un’idea, di una bandiera, di una religione o di una forma di potere.
Credo che nessuna preghiera possa essere accolta da Dio se calpesta l’uomo. Nessun governo è tollerabile se umilia la dignità umana. Nessuna violenza diventa giusta solo perché qualcuno la chiama ordine, sicurezza, rivoluzione o peggio ancora fede.
Nel giorno di Pasqua ricordiamo il dono disinteressato di un padre a tutti i suoi figli, indipendentemente dal fatto che lo meritassero. Ricordiamo una cosa semplicissima e rivoluzionaria: Dio non sta con i potenti che schiacciano, ma con gli uomini che soffrono. Non sta con chi costruisce paura, ma con chi costruisce speranza. Non sta con chi giudica, ma con chi rifiuta l’ipocrisia.
La Pasqua non è la festa di chi vince. È la festa di chi crede che il male non avrà mai l’ultima parola.
Permettetemi quest’anno un vero augurio di Pasqua. Non una frase di circostanza, ma un augurio serio, difficile, ostinato, quasi disperato.
Che venga la pace. Che finiscano le guerre. Che cadano i regimi che opprimono gli uomini.
Che nessuno osi più usare il nome di Dio per togliere libertà e dignità ad altri esseri umani.
Buona Pasqua a tutti.
Che sia una Pasqua di pace, di libertà e di umanità.
