Non ne posso più di chi dice “NO” a tutto. È soffocante. Paralizzante. Un veleno lento.
Ogni volta che nasce un’idea, un’opera, un progetto… ecco spuntare il comitato del “NO”. Non un “no” ragionato. Un “no” sterile, pregiudiziale, ideologico.
E così, a Piacenza, è sempre “NO” a un nuovo ospedale, “NO” al parcheggio in Piazza Cittadella, “NO” al recupero delle Scuderie di Maria Luigia per farne un mercato coperto, “NO” alla ristrutturazione del Centro Polisportivo, “NO” al recupero delle aree militari. In Italia è “NO” alla TAV, “NO” al Ponte sullo Stretto, “NO” all’autostrada Cremona-Mantova, “NO” all’allargamento della Tangenziale di Bologna, “NO” al nucleare, “NO” alla TAP, “NO” alle trivelle. NO a tutto. Sempre.
Questo non è dibattito. È autosabotaggio. È un logoramento interno che ci condanna a un orizzonte sempre più corto, sempre più povero, sempre più vecchio. Una mentalità da Paese di vecchi che hanno paura del futuro e odiano i giovani, che pensa solo a pensioni e sanità, senza mai investire in ciò che potrebbe generare lavoro e sviluppo.
La verità è che la politica del “NO” è una strategia. Una strategia cinica, studiata a tavolino, per distruggere fiducia e alimentare rabbia. Si crea il nemico, si semina diffidenza, si spinge la gente verso il dissenso generalizzato… non per migliorare le cose, ma per far crollare tutto e poi raccogliere voti sulle macerie. Non è un fenomeno nuovo.
Il primo grande “NO” al “FARE” è del 4 ottobre 1964, giorno dell’inaugurazione dell’Autostrada del Sole. L’Unità, organo del PCI, uscì con titoli sprezzanti: «La spina dorsale di un sistema rachitico», «Una visione soltanto automobilistica». Scrivevano: «Non sappiamo bene a che cosa serva». E ancora: «È evidente l’impegno di spremere l’economia nazionale nella direzione di una motorizzazione individuale forzata». Oggi sappiamo quanto quell’opera abbia unito e fatto crescere l’Italia. Ma allora, fu solo “NO”.
E ora? Ora il “NO” non ha più bandiera. A Piacenza governa il centro-sinistra, e per il centro-destra tutto va bocciato. A Roma governa il centro-destra, e la sinistra si oppone a qualsiasi opera, a prescindere. Risultato? Sempre lo stesso. Una guerra di trincea che lascia il Paese fermo, immobile, mentre il mondo corre.
Il “NO” non offre soluzioni. Il “NO” è comodo, non costa nulla, non richiede studio, competenza, responsabilità. Il “NO” è l’arma dei populisti, di destra e di sinistra. È una narrazione semplice: noi contro loro. Noi che difendiamo, loro che distruggono.
Peccato che sia l’esatto contrario: è il “NO” a distruggere. Distrugge fiducia. Distrugge opportunità. Distrugge futuro. E c’è un dettaglio che nessuno vi dice: quando i paladini del “NO” vincono e vanno al governo… diventano uguali agli altri. Sempre. Le stesse scelte, le stesse rinunce, le stesse promesse tradite.
Pensateci bene: la politica del “NO” non serve a voi. Serve solo a loro. A farli parlare. A farli esistere. A farli campare di visibilità, senza dover mai fare i conti con la realtà. E mentre loro dicono “NO”, il Paese si spegne. Pezzo dopo pezzo. Sogno dopo sogno. E un giorno, ci sveglieremo scoprendo che non è stato il destino a fermarci. Siamo stati noi. Con tutti i nostri “NO”.
