Ho imparato di più dai fumetti che dai libri di scuola

Ho imparato di più dai fumetti che dai libri di scuola. Ho viaggiato per il mondo, avanti e indietro nel tempo, ho conosciuto personaggi che mi hanno ispirato, ho riso, ho pianto (con i lacrimoni, più che al cinema)… Quante cose ho approfondito nella vita dopo che in un fumetto era stata accesa una scintilla. Quanta ammirazione per quei disegnatori che con i loro stili unici hanno rappresentato la vita e l’universo dal loro punto di vista, dalle scrivanie sparse per il mondo. Li immaginavo disegnare a Tokyo, a New York, a Milano, su una spiaggia greca… 

Il mio tempio erano le edicole. Passavo le estati alla ricerca di piccoli tesori, un vecchio albo di Dylan Dog per completare la collezione, l’ultimo Nathan Never, un manga di Kazushi Hagiwara o di Masakazu Katsura, qualche avventura di Zio Paperone con Paperino e i nipotini… mi tuffavo come un giocatore d’azzardo in quei “pacchi sorpresa” di arretrati, raccolti insieme, venduti per poche lire. Scavando all’interno di quelle pile di carta ho scoperto gli eroi che oggi il cinema ha reso così famosi. Amavo Wolverine, Batman, Ghost Rider e soprattuto gli X-Men le cui storie parlavano già allora in modo molto profondo di diversità e inclusione, senza bisogno del lavaggio del cervello che oggi impongono i servizi di streaming. Amavo le edicole di campagna, vere e proprie miniere d’oro. 

Il mio amore per il Giappone è nato tra le pagine dei manga, grazie ai quali ho vissuto nelle loro scuole, nelle cucine, nelle loro case, nella loro storia, nella loro fantasia. 

Per non parlare dell’eros, passato per le matite di Milo Manara, Crepax, Serpieri, Magnus… 

Come preferisco le fotografie rispetto ai video, così preferisco di gran lunga i fumetti rispetto all’animazione. L’immagine ferma, il dinamismo bloccato… Il tempo immobile. Potermi soffermare su un tratteggio in china, su una linea, su un’espressione, per tentare di capire cosa mi abbia fatto sussultare il cuore è qualcosa di magico. 

Oggi sono per lo più ricordi. Compro ancora qualcosa, d’estate, quando riesco a leggere sotto l’ombrellone. Ma mi basta passare un attimo, ogni tanto, davanti a questa parete, a questa libreria, per un saluto, una carezza affettuosa a qualche costa, una spolverata sulle rimembranze di 5 lustri…

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