Da tutta la vita coltivo un desiderio preciso: organizzare una mostra d’arte dedicata al maestro Milo Manara.
Non per provocare. Non per scandalizzare. Ma per passione. Pura e semplice.
Perché amo follemente le sue opere. Perché il suo segno mi ha sempre affascinato. Perché credo che Piacenza meriti di scoprire – o riscoprire – un erotismo che sa essere elegante, divertente, mai volgare. L’esatto opposto della noia e della pornografia da quattro soldi.
Milo Manara è il più importante autore italiano vivente di fumetti, e uno dei nomi più celebrati al mondo nel campo della “nona arte”. Il suo tratto è un ossimoro visivo: delicato e fortissimo insieme. I suoi schizzi a matita e carboncino, le chine, i colori, gli acquerelli… ogni tavola è un equilibrio impossibile tra fragilità e potenza, tra poesia e sensualità.

Il fumetto, pur essendo una forma d’arte che molti continuano a considerare minore, è per Manara un veicolo potentissimo. Gli ha permesso – fin dai primi anni della sua carriera – di portare idee forti nell’agone politico, di commentare il suo tempo, di lasciare un segno che va ben oltre l’estetica.
Manara è il maestro dell’erotismo. E questo lo rende ancora più grande. Perché l’erotismo è cultura, nel momento miracoloso in cui la carne diventa fiaba. Come lui stesso dice: “L’erotismo è l’elaborazione culturale del sesso, così come la cucina è l’elaborazione culturale del cibo. La pornografia è solo rappresentazione. Manca il racconto.”
Nelle sue opere l’Eros è puro, sereno, liberatorio. Non c’è bisogno di farlo convivere con Thanatos. Non c’è violenza, non c’è bisogno di nobilitare con tragedie o inquietudini. L’erotismo, da solo, è già materia ampia, nobile e potente.
Le sue donne – Claudia, Miele, Molly, Sigfrido – non sono mai oggetti. Sono protagoniste. Combattive, intelligenti, libere. Con corpi scolpiti come statue classiche, labbra carnose socchiuse, capelli mossi (quel ricciolo inconfondibile), sguardi vivi e consapevoli. Un modello di bellezza che all’epoca rompeva i tabù e scardinava i cliché femminili imposti da una società ancora incatenata al moralismo.

Oggi, proprio oggi, quell’erotismo è più necessario che mai.
Viviamo in un’epoca in cui il sesso è ovunque – film, serie, musica, social – ma l’erotismo, soprattutto quello femminile, viene censurato, distorto, stigmatizzato.
Il nuovo puritanesimo veste i panni dell’etica relazionale, ma si nutre di ansia sociale e bisogno di controllo.
E Manara è anche una risposta a un certo “body positive” che parte dalla domanda sbagliata e grida allo scandalo per la sua rappresentazione della donna. Nessuno dovrebbe essere discriminato per l’aspetto fisico, certo. Ma i modelli di bellezza e salute esistono, e negarlo è ipocrisia. Non siamo tutti belli. Io non sono bello. E va bene così.
Se ancora pensate che mischiare cultura ed erotismo sia sbagliato, leggete “A figura intera”.
Oltre duecento pagine in cui Manara si racconta: infanzia, viaggi, prime matite, incontri con Federico Fellini e Hugo Pratt. Bozzetti, l’Italia degli anni ’70, fotografie, vignette e storie di vita che svelano l’uomo dietro l’artista, e l’artista dentro l’uomo.
Ecco perché voglio questa mostra.
Per celebrare un’arte che non si vergogna del desiderio.
Per ricordare che l’Eros, quando è cultura, non ha bisogno di chiedere permesso.
E per dire, senza giri di parole: in un mondo che vuole censurare la fantasia, l’erotismo di Milo Manara è libertà.
