Fini, Casini e Bersani preparano il ribaltone con la benedizione di Napolitano. Ma mancano i numeri e soprattutto una vera proposta

Che pena il centro destra. Lo dice uno che nel ’94 contribuì a fondare il primo club di Forza Italia a Piacenza, e che non ha mai rinnegato la propria collocazione nell’alveo del centro destra italiano. All’interno del centro destra ho sempre combattuto le mie battaglie, accettando serenamente di pagarne le conseguenze.

Lo show di Gianfranco Fini & Co. a Mirabello mi ha colpito con la violenza di un pugno alla bocca dello stomaco; nelle parole del Presidente della Camera, infatti, ho avvertito lo stesso cinico opportunismo che mi ha allontanato dalla politica attiva.

La rovina del centro destra, a livello locale in particolare, è proprio il dilagare incontrastato di ottusi personalismi che sovrastano ogni proposito di esprimere una tesi politica in grado di aiutare effettivamente la nostra comunità. L’imperativo primario è sempre stato quello di dare uno stipendio a tante persone che, senza ruoli di nomina o elettivi, non avrebbero uno straccio di occupazione, e non potrebbero passeggiare per le piazze gonfie come pavoni. Per fortuna fanno da contraltare a questi politicanti alcune donne ed alcuni uomini che hanno dedicato la vita alla politica, e che si distinguono dagli altri perchè sono sempre in prima linea anche quando non c’è nemmeno una fetta di torta da dividere.

A livello nazionale il danno prodotto dai personalismi si fa esponenziale.

Qual è il progetto di Fini? Qualcuno è riuscito a capire perché si stia opponendo al programma elettorale da lui stesso redatto? Qualcuno crede davvero che le sue azioni di questi ultimi mesi siano ispirate dall’amore per la legalità e per questa povera patria? Tutti gli esponenti di spicco di Alleanza Nazionale che non hanno seguito Fini nel suo ammutinamento sono forse impazziti?

Allora diciamo le cose come stanno. Gianfranco Fini non ne poteva più di aspettare la fine di Silvio Berlusconi, e si è mosso per cercare di anticiparla. Con il risultato che, molto probabilmente, le sue azioni porteranno all’ennesima resurrezione del Cavaliere (Santo Subito!). Non ci credete? Ragioniamo insieme…

Da un lato abbiamo Gianfranco Fini con i suoi fedelissimi, l’Udc di Casini. Rutelli e i suoi parlamentari dissidenti e Pierluigi Bersani, pronto a siglare un’alleanza con “il lato oscuro della forza” pur di detronizzare il Cav. Dall’altro abbiamo il Presidente Napolitano, pronto ad offrire la sua benedizione all’ennesimo ribaltone, purché sussistano le condizioni.

Tuttavia mancano i numeri.

Alla Camera, sommando i voti di Fini (33) con quelli di Pd (206) e IdV (24), con quelli dell’Udc (38), e con i seguaci di Rutelli (8), si arriva a quota 309. Ne mancano 7; la maggioranza necessaria è di 316 voti.

Al Senato la Santa Alleanza Anti-Cav arriverebbe a contare 151 voti rispetto ai 161 necessari per ottenere la maggioranza. Potrebbero riservare sorprese i Gruppi Misti o i senatori a vita, ma non esiste una vera maggioranza che legittimi il Presidente della Repubblica ad offrire il governo a Fini, Bersani & Co.

E più dei numeri, consentitemelo, manca il benché minimo straccio di idea. L’Italia ha bisogno di una guida salda, di riforme serie e rapide, e di un programma di governo solido.

Come potranno accordarsi per governare quelli del Pd (che nemmeno al loro interno riescono a sintetizzare idee profondamente contrastanti), con i dissidenti di Fini, gli ex DC di Casini, i forcaioli dell’Idv, e chi più ne ha più ne metta.

Alla fine se davvero questa accozzaglia di sigle inconciliabili ottenesse di governare, in barba alla volontà degli elettori, quali riforme verrebbero varate? Quale legge elettorale (i finiani sono presidenzialisti, nel Pd sono espresse almeno 4 posizioni diverse, l’Udc vuole il proporzionale alla tedesca, ecc.) riuscirebbe a vedere la luce?

La verità è che si tornerebbe a votare molto in fretta. E ancora una volta il popolo italiano vedrebbe in Silvio Berlusconi l’unica via d’uscita.

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