”Neve di Primavera” di Yukio Mishima, l’ultimo samurai

Lo scorso fine settimana ho letto un piccolo capolavoro che mi permetto di suggerirvi. Mi riferisco a “Neve di primavera”, un romanzo del famoso scrittore giapponese Yukio Mishima, del 1968.

La storia è ambientata nel Giappone del primo ‘900, contaminato dallo stile e dalla cultura occidentale, ma ancora radicato nelle sue tradizioni. I protagonisti di questo romanzo sono Kiyoaki Matsugae, un giovane aristocratico, bellissimo e tremendamente complesso, un po’ immaturo e timoroso di essere sopraffatto dai sentimenti, e la splendida Satoko Ayakura di cui si innamora. Spettatore attivo della vicenda è Shigekuni Honda, uno studente di diritto che pretende di spiegare tutto con la razionalità, protagonista anche delle opere successive che completeranno la saga, amico fraterno e coscienza di Kiyoaki.

“Neve di Primavera” è, infatti, il primo capitolo della quadrilogia “Il mare della fertilità”, considerata il capolavoro e il testamento di Mishima. Si, perché lo scrittore si tolse la vita in diretta televisiva con il suicidio rituale (seppuku), al culmine dell’occupazione simbolica del Ministero della Difesa nipponico, appena dopo avere consegnato al suo editore l’ultimo capitolo della sua opera più matura.

Spesso travisato in Europa e osteggiato in patria per le sue idee politiche, Yukio Mishima (il cui vero nome è Hiraoka Kimitake – 平岡公威) è stato universalmente apprezzato per lo stile elegante e coinvolgente, e per la teatralità delle sue opere.

Prima di uccidersi, dal cornicione del Ministero della Difesa Giapponese gridò: “vediamo il Giappone sprofondare nel più assoluto silenzio dello spirito, la prosperità gli ha dato alla testa. Stiamo per restituirgli la sua immagine e moriremo facendolo. E’ possibile che vi accontentiate di vivere in un mondo in cui lo spirito è morto?”.
Con Mishima si tolse la vita lo studente Morita, che insieme al grande scrittore compose per l’occasione “Le poesie d’addio al mondo”.

Prima brina, oggi, per il guerriero che tante volte si è indurito al suono della spada sfoderata.
Non importa cadere. Prima di tutto. Prima di tutti. E’ proprio del fior di ciliegio cadere nobilmente in una notte di tempesta.
Oggi, nel giorno atteso, a conoscere quello che è racchiuso nel mio cuore, che da tempo ha giurato, sarà la sola tempesta?
Ah, l’amor di patria che brucia come il fuoco! Esso durerà fin quando avrò la forza di non distogliere lo sguardo da Sua Maestà Perenne.
Tra una nuvola e l’altra cade bianca la neve. E’ il cuore della poesia che canta il Fujiyama la vera via del guerriero. Non fa differenza combattere da leone o tigre. Se è per la patria, anche la vita del guerriero e’ accolta tra gli dei.

Questa ossessione per la morte, questa lucida analisi di come il Giappone stava cambiando rinunciando a parte della sua storia e delle sue tradizioni, l’incapacità dell’autore di lasciarsi andare all’amore e di vivere pienamente la sessualità (si dice fosse omosessuale) permeano le opere di Mishima ed in particolare il ciclo di romanzi che si apre con ”Neve di Primavera”.

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